3 maggio 2024

La splendida voce di Dee Dee Bridgewater in auditorium esalta la canzone di protesta della musica nera che ha segnato la storia del jazz

Cremona ha uno storico feeling con il jazz e non bisogna stupirsi se ieri sera, in occasione del primo appuntamento con Cremona Jazz 2024 si è registrato un grande afflusso di pubblico.

L’occasione era ghiotta per chi era riuscito ad accaparrarsi un biglietto all’Auditorium Arvedi, dove l’attrazione era Dee Dee Bridgewater, stella indiscussa del jazz vocale, ma non solo. La cantante guidava un gruppo tutto al femminile, composto dalla pianista Carmen Staaf e dalle “nostre” Rosa Brunello al contrabbasso e Francesca Remigi alla batteria, che sostituiva in extremis l’annunciata Evita Polidoro.

We exist! , questo il titolo dello spettacolo: “Noi esistiamo, dice la Bridgewater introducendo il concerto, perché siamo donne, ed è importante. Un appello all’unione, in questo momento molto delicato per il mondo intero, intriso di “blackness”, di oscurità, come sottolinea Dee Dee.

L’introduzione della serata, solo strumentale,  era affidata al trio, che ha eseguito “Footprints”, una delle più celebri composizioni di Wayne Shorter. Questo brano, che apparve anche nell’album di Miles Davis “Miles Smiles” del 1967 era impreziosito dalla presenza di un giovane Herbie Hancock, che poi diventò mentore della pianista Carmen Staaf, che ne ha eseguito una versione molto intima.

Ed ecco la regina della serata, in un completo chiaro scintillante, subito a suo agio nell’Auditorium, poi lodato dalla stessa per la sua bellezza. E’ chiaro che il repertorio è di nicchia, molto ricercato nel songbook della musica nera. Sono quasi tutte canzoni di protesta, che hanno lasciato un segno indelebile nella storia americana. E comunque tutte di musicisti neri. Come l’iniziale “People make the world go round” portata al successo dagli Stylistics nel 1971. La versione della Bridgewater, sostenuta dal basso elettrico della Brunello, sfocia nel suo caratteristico scat, che l’ha resa famosa in tutto il mondo.

“The danger zone” di Ray Charles, è un brano del 1962, che parla di zone di pericolo, che sono ovunque, del mondo in tumulto e questo grida con la sua voce potente la Bridgewater: Vi invitiamo ad ascoltare anche gli originali, soprattutto i testi, così forti allora, come adesso. E Vi invitiamo a scoprire artisti spesso dimenticati, come Roberta Flack e Donnie Hathaway, oppure Eddie Harris e Les Mc Cann. Dei primi due la Bridgewater canta “Tryin Times”, altra canzone di protesta, mentre del duo sopracitato ci presenta la celebre “Compared to what” che suonarono assieme a Montreux. La sua versione è molto swingante e dobbiamo segnalare anche la buona prova della Remigi alla batteria nel finale del brano, dove ha potuto sciogliersi e raccogliere gli applausi di tutto l’auditorium.

La parte finale del concerto è dedicata a due donne che hanno segnato profondamente il mondo della musica nera, Nina Simone e Billie Holiday. “Four women” della Simone che cantava la morte di quattro bimbe in Alabama per mano del Ku Klux Klan e “Strange Fruit” della Holiday che raccontava degli strani frutti che pendevano dagli alberi. Dee Dee Bridgewater ci accompagna in questi territori oscuri usciti alla luce grazie alla possente forza della musica. Lo fa con dolcezza, ma anche con ostinata determinazione, trascinando agli applausi tutto il pubblico.

Una versione da brividi di “Spain” di Chick Corea conclude praticamente la serata, molto emozionante. Vorremmo sottolineare anche il suono perfetto che ha contraddistinto la performance, un grazie ai tecnici del suono. 

Il prossimo appuntamento è fissato per domenica 12 maggio con il Paolo Fresu Devil Quartet.

Servizio fotografico di Gianpaolo Guarneri (Fotostudio B12)

Emilio Palanti


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commenti


Danilo Codazzi

3 maggio 2024 12:09

Emilio, complimenti per il pezzo