Aspettando l'Opera: Verdi e Ponchielli, un gran "duo" per "Un ballo in maschera" a Cremona
Bene. Anzi benissimo ha fatto il teatro Ponchielli a intestarsi la produzione de "Un ballo in maschera" di Giuseppe Verdi per la prossima stagione lirica. Il grande lavoro del maestro delle Roncole andrà in scena venerdì 27 novembre 2026 alle ore 20 (replica domenica 29 novembre alle ore 16).
Il melodramma in tre atti, su libretto di Antonio Somma, da Gustave III ou Le bal masqué di Eugène Scribe, andò in scena per la prima volta il 17 febbraio 1859 al Teatro Apollo di Roma. Al teatro Concordia, con in vita Verdi, fu rappresentato ben sette volte: nel 1862 , 1865, 1869 per le stagioni di Carnevale, 1872 per la Fiera, 1881 e 1890 sempre per il Carnevale. Ben sette volte: quasi un record.
Ma l’elemento più importante è sicuramente il direttore d’orchestra dell’opera verdiana che fu il cremonese Amilcare Ponchielli. Su sette edizioni eseguì la musica di Verdi per ben tre rappresentazioni nel 1865, 1869 e nel 1872.
Il rapporto tra Giuseppe Verdi e Amilcare Ponchielli fu infatti caratterizzato da una profonda stima artistica e umana, inserendosi nel delicato passaggio generazionale del melodramma italiano del secondo Ottocento e non solo per quanto riguarda la ‘semplice’ composizione, ma anche per la direzione orchestrale. Per altro i due grandi compositori, oltre a una vicinanza geografica, avevano una comune matrice musicale che era quella della composizione e della direzione bandistica. Con timbriche particolari, basti ricordare il primo Verdi quello di Nabucco dove, nelle prime esecuzioni cremonesi, erano utilizzati membri della banda militare di stanza a Cremona.
Per altro è interessante notare come nelle stagioni in cui il compositore di Paderno diresse Un ballo in maschera contestualmente esplorasse tutto il repertorio verdiano a partire dal 1865 quando oltre il ‘Ballo’ era in cartellone Traviata e nel 1869 Rigoletto. Gli storici della musica hanno poi evidenziato un dato incredibilmente importante. Ovvero l’influsso del “Ballo” sull’opera principe di Ponchielli: La Gioconda.
E’ sostanzialmente nell’applicazione del ‘chiaroscuro’ che Ponchielli ‘esplicita’ Verdi all’interno di Gioconda. Entrambi le opere vedono una terribile tragedia che si manifesta nel corso di un momento sfarzoso: una festa pubblica.
Il finale dell'Atto III della Gioconda ricalca la complessità dei grandi finali verdiani: le voci di Gioconda (disperata), Enzo (furente), Barnaba (trionfante) e Alvise (vendicativo) si sovrappongono al coro in un climax drammatico unitario, risolto con una sapienza d'orchestra che Ponchielli aveva studiato proprio sulle pagine del Ballo in maschera. Senza poi dimenticare che la famosa Danza delle ore nel terzo Atto di Gioconda arriva come un forte contrasto con la finta morte di Laura e la folle gelosia di Alvise.
Dunque, un binomio di grande interesse per una delle opere più amate del maestro delle Roncole. (1-continua)
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