4 giugno 2026

CremonaJazz si congeda con il funambolico ritmo di Trilock Gurtu. Arrivederci al 2027!

Come dice l’antico adagio: tutto è bene quello che finisce bene. E CremonaJazz, la rassegna guidata magistralmente da Roberto Codazzi, è terminata in "gloria’" come recita un altrettanto celebre proverbio. 

Ospite finale nell’agorà un mito del genere: il batterista e percussionista di origini indiane Trilok Gurtu. Curriculum fa far tremare i polsi. In Italia ha suonato con Ivano Fossati, Marina Rei, Pino Daniele, Stefano Bollanied il DJ Robert Miles e all’esterno con John McLaughlin, Joe Zawinul e Don Cherry . Con lui altri quattro musicisti, maiuscoli: Rita Marcotulli, pianoforte e tastiere; Carlo Cantini violino e Giorgio Panico, basso. 

Menù di assoluto interesse, per palati musicalmente raffinati: il Trilok Gurtu Special Project. Un cilindro da cui è spuntato l’intero mondo musicale dentro e fuori dal Jazz. Che ripercorre l’intero universo del suono contemporaneo. Parola d’ordine: contaminazione continua. Perpetua. Infinita. Flusso perenne di fusion, jazz wolrd music, suoni classici che sconfinano magicamente in armonie e linee melodiche dai vaghi ricordi etnici. E il riferimento al grande scenario indiano è stato l’orizzonte, Ça va sans dire,  in cui sono sorte e tramontate composizioni di grande fascino. Non solo per l’aspetto di suggestione emotiva, ma soprattutto per la struttura musicale. 

La classicità, intesa nel senso più generale possibile, ha fatto rima con grande virtuosismo tecnico a partire proprio dal percussionista, protagonista assoluto della serata. Grande empatia con il pubblico, ironico. ISTRIONICO, senza mai esagerare. Genuino. Sotto le sue mani sono sfilati, come in una imperdibile passerella modaiola, i ritmi tabla-jazz, gli etno-rock e fusion. 

Ma ciò che è stato coinvolgente è la capacità d’improvvisazione del percussionista abilissimo nel  navigare nei mille mari della ritmica universale.

Da parte sua Rita Marcotulli, pianoforte e tastiere, ha dato prova non solo di capacità pianistiche, ma pure di una familiarità consolidata con gli aspetti tecnologici di un pianoforte ‘preparato’ per un suono fuori dai  consueti schemi. virtuosismo alle stelle in alcuni passaggi suddivisi tra la tastiera tradizionale e quella elettronica.

 Il violino di Carlo Cantini, ha inventato. Ricamato. Disegnato melodie soprattutto nei brani melodici dove ha mostrato innate musicalità e perfetta aderenza con Trilok. 

Non meno affascinante il basso di Giorgio Panico. Musicista concreto. Sicuro nel sostenere i piani armonici di composizioni articolate su intensi procedimenti ritmici.

Menzione d’obbligo per quel pezzo naturalistico in cui il percussionista indiano ha ricostruito con percussioni e suono tutto il suo mondo naturale. Un’ antologia sonora dai colori tribali. Di sicuro di una sperimentalità molto desueta per la città. 

Applausi!

Si chiude così con questo ennesimo successo una rassegna tra le più rappresentative della città. Eventi di grande importanza musicale si sono succeduti con quello stile elegante. Fatto contemporaneamente di eleganza. Raffinatezza. Voglia di stupire, ma nello stesso tempo desiderio di rimanere di vicini alle radici del Jazz. Un plauso sincero a Roberto Codazzi per questo piccolo gioiello che continua veramente a proporre momenti di grande musica alla città, senza toni gridati e con la compostezza di chi sa di valere. 

Vogliamo dire assolutamente un arrivederci al 2027. Grande Cremonajazz!

Il servizio fotografio è di Francesco Sessa Ventura

Roberto Fiorentini


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