Un altro luogo verdiano chiede aiuto: la chiesa di San Michele a Roncole Verdi, chiusa da sei anni
Non solo la storica, magnifica Villa Verdi di Sant’Agata ma anche un altro importante luogo verdiano “grida aiuto” e da sei anni è completamente chiuso al pubblico per inagibilità. Si tratta della millenaria chiesa di san Michele Arcangelo di Roncole Verdi. Chiesa nella quale il maestro fu battezzato l’11 ottobre 1813. Nella primavera del 1814 (come testimonia ancora oggi una lapide posta alla base del campanile), Luigia Uttini (madre di Verdi) si rifugiò in cima alla torre campanaria col piccolo Verdi in braccio per cercare protezione contro le razzie ed i massacri delle truppe russe e austriache, comandante dal generale Suvaroff, in seguito alla caduta di Napoleone.
Il Cigno vi ricevette poi la cresima il 25 luglio 1819 dal vescovo monsignor Luigi Sanvitale e vi si conserva il prezioso organo (il “Francesco Bossi” del 1797) in cui il Cigno mosse i primi passi nel mondo della musica. Strumento, questo, che fu restaurato nel 1964 dalla ditta Tamburini di Crema e nel 2001 dalla ditta Giani Casa d’Organi di Corte dè Frati.
La chiesa custodisce inoltre due affreschi quattrocenteschi: una “Pietà” ed una “Madonna delle Grazie” di scuola cremonese dei quali non si è mai conosciuto l’autore ma nuovi studi potrebbero portare ad una possibile attribuzione. Inoltre gli ultimi restauri realizzati una quindicina di anni fa hanno riportato alla luce opere di particolare interesse, di possibile origine cremonese.. Ma tutto questo da sei lunghi anni è chiuso, nascosto, inosservabile. Nei mesi scorsi, grazie alla Legge Mancia che finanzia interventi volti a sostenere piccole organizzazioni ed a realizzare opere sul territorio, in Parlamento è stato approvato uno stanziamento complessivo triennale di 102milioni di euro. Proprio nell’ambito di questo importante stanziamento, 500mila euro a fondo perduto sono stati destinati alla ultramillenaria chiesa di Roncole Verdi, “custode” di opere d’arte cremonesi, e al suo restauro. Circa due anni fa, durante una visita del maestro Riccardo Muti a Busseti, era stata portata all’attenzione del sottosegretario alla cultura Gianmarco Mazzi l’urgenza di interventi su questo importante luogo verdiano. E’ stato inoltre coinvolto (e questo è stato decisivo) l’attuale ministro per gli affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione Tommaso Foti che, immediatamente, ha mostrato profonda sensibilità verso il problema e si è mosso in prima persona per mantenere alta l’attenzione di tutte le Istituzioni. Il Parlamento, grazie anche all’azione congiunta di parrocchia e comune, ha finalmente accolto la richiesta di finanziamento ed ora resta solo da attendere l’avvio dei lavori, del tutto indispensabili per riportare la chiesa al suo antico splendore, riaprirla ai fedeli e ai turisti e, quindi, riportare alla lice le sue opere d’arte. Ma tutto questo, per ora, almeno sulle date, resta una speranza e nulla di più. Pochi giorni fa, in occasione dell’incontro a Villa Verdi, il sindaco di Busseto Stefano Nevicati, ha incontrato i ministri presenti, Gianmarco Mazzi, Alessandro Giuli e Tommaso Foti. Prima dell’evento musicale del Maestro Riccardo Muti, i colloqui con i rappresentanti del Governo hanno offerto anche l’occasione per affrontare le criticità dei luoghi verdiani del territorio e le prospettive per il loro recupero e la loro valorizzazione. Il sindaco ha consegnato ai ministri Foti e Giuli una lettera della parrocchia di Roncole Verdi, con la quale il parroco, don Luigi Guglielmoni, torna a rappresentare la situazione della millenaria chiesa parrocchiale, chiusa dall’agosto 2020 a causa delle gravi problematiche strutturali che la riguardano.
La chiesa riveste un valore storico, religioso e culturale straordinario, non soltanto per la comunità locale: conserva infatti testimonianze fondamentali dell’infanzia e della formazione di Giuseppe Verdi e custodisce, tra l’altro, l’organo sul quale il giovane Maestro mosse i primi passi della propria esperienza musicale. Don Guglielmoni richiama in particolare la necessità di rendere concretamente disponibile il contributo di 500 mila euro da tempo destinato agli interventi sulla chiesa, risorse indispensabili per consentire la prosecuzione dei lavori e avvicinare finalmente la riapertura dell’edificio. “Siamo in attesa della sola liquidazione del contributo assegnatoci di 500 mila euro – scrive il parroco - essenziale per la prosecuzione dei lavori in vista della riapertura della chiesa: occorre completare le palificazioni, rifare il pavimento, ripristinare le parti interessate dai lavori, gli impianti di illuminazione e riscaldamento, ricollocare l’organo suonato dal Grande Maestro, l’altare e il battistero e rendere nuovamente utilizzabile la sacrestia”. Don Guglielmoni esprime chiaramente anche il disagio che il protrarsi della chiusura sta determinando da anni:”Turisti provenienti dall’Italia (tanti anche dal cremonese) e dall’estero e fedeli ci chiedono tutti quando potranno tornare a visitare questo luogo speciale e pieno di storia”. Un sentimento di vero affetto per un luogo simbolo non solo della cristianità ma anche della storia locale che desidera solo richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di consentire la ripresa degli interventi necessari per restituire alla comunità un luogo di eccezionale valore religioso, artistico e verdiano. All’incontro di Villa Verdi era presente anche Emanuela Rossi, funzionaria della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Parma e Piacenza, impegnata nel percorso di recupero e tutela dei luoghi verdiani e, in particolare, di Villa Verdi e della chiesa di Roncole. Già in occasione della visita compiuta a Roncole Verdi nel luglio dello scorso anno, i Ministri Foti e Giuli avevano chiesto al parroco di essere aggiornati sull’andamento della situazione. Con questa lettera don Guglielmoni ha dunque voluto dare seguito a quella richiesta, facendosi interprete delle attese della Parrocchia, dei fedeli e dell’intera comunità. Il sindaco Nevicati, che in questi anni ha più volte aggiunto la propria voce a quella del sacerdote ricordando ai ministeri competenti la situazione della chiesa, ha accompagnato la consegna della lettera richiamando ancora una volta l’importanza di arrivare rapidamente a una soluzione. L’auspicio è ora che possano essere completati in tempi brevi i necessari passaggi amministrativi e contabili per rendere effettivamente disponibili al Comune di Busseto i 500 mila euro destinati all’intervento e consentire così la ripresa e il completamento dei lavori.
Per Roncole Verdi non si tratta soltanto di recuperare un edificio: significa restituire ai fedeli la loro chiesa e, insieme, restituire a Busseto e al mondo uno dei luoghi più autentici della memoria di Giuseppe Verdi. Nel sacro edificio, per altro, merita una particolare attenzione il grande affresco che occupa tutta la parete di fondo sulla destra, di fianco all’altare maggiore, in cui sono raffigurati la Vergine Madre, con i santi Donnino, Sebastiano, Rocco e Michele. Per quanto riguarda San Donnino, patrono della città e della diocesi di Fidenza, questa rappresenta l’unica raffigurazione del Martire presente in diocesi, al di fuori del contesto urbano di Fidenza. Popolari, nella nostre campagne (anche cremonesi), sono le raffigurazioni di San Rocco e San Sebastiano, invocati come protettori contro le pestilenze. In alto, a sottolineare la grandezza della Maternità Divina di Maria, ecco la colomba dello Spirito Santo.Ma è sulla figura di San Michele che occorre soffermarsi. L’arcangelo, al quale la chiesa di Roncole è dedicata, viene infatti rappresentato con una bilancia in mano. Quindi un chiaro caso di “pesatura delle anime”, o “Psicostasia”. Un fatto che ha del clamoroso se si considera che questo tipo di raffigurazione, in chiese cattoliche della Penisola, è assai raro. Si tratta di una simbologia presente in svariate religioni e che affonda le sue radici al culto egizio. E’, di fatto, una parte del giudizio divino in cui l’anima del defunto viene pesata su una bilancia, per il successivo controllo dei suoi meriti. Dall’Antico Egitto provengono varie documentazioni, sia scritte che figurative. In quel tipo di culto, come si evince dal Libro dei morti, la pesatura avveniva in presenza di Osiride, per opera del dio Thot: in un piatto della bilancia si poneva l’anima e, nell’altro, un’immagine di Maat, la giustizia. La “pesatura delle anime” è presente anche nello Zoroastrismo (per il quale si svolge in presenza di Mitra), e nell’islam. Così come è presente nell’ebraismo antico-testamentario e, solo dalla letteratura apocalittica in poi, appare con valore escatologico. In questa forma passa anche nella religione cristiana, in cui l’Arcangelo San Michele si incarica nell’operazione, mentre Satana spesso cerca di togliere peso al piatto dei meriti. La stessa psicostasia è presente anche nella mitologia greca, come commisurazione dei destini. L’Arcangelo Michele nell’Antico Testamento compare con il suo nome nel libro di Daniele (Dn 10,13.21; 12,1), dove è indicato come difensore del popolo ebraico e capo dell'esercito celeste che difende i giusti nella battaglia finale contro il Drago nell'Apocalisse: nell'iconografia viene rappresentato come un combattente, con la spada o la lancia nella mano (come nel caso della chiesa di Roncole Verdi) e, sotto i suoi piedi, il drago sconfitto nella battaglia. L'Arcangelo viene anche riconosciuto come guida delle anime al cielo e questa funzione, tipica del Nuovo Testamento, è evidenziata nella liturgia romana, in particolare nella preghiera all'offertorio della messa dei defunti. La tradizione gli attribuisce un ruolo di psicopompo e contemporaneamente di giudice nella psicostasia, vale a dire che ha il compito della pesatura delle anime dopo la morte, tanto che in alcune rappresentazioni iconografiche porta in mano una bilancia, come nel caso sempre di Roncole. Il suo culto, palesemente sincretizzato si sviluppò nei primi secoli del Cristianesimo, specie presso i Bizantini, che lo ritenevano non solo un combattente ma anche un medico celeste e veniva popolarmente invocato per guarigioni e malattie. Già da qui si evince il legame malattia-morte-Michele. Ma se si va ad analizzare le chiare origini pagane del culto angelico, che trasforma Michele da un angelo guerriero che combatte contro Satana in un guaritore-medico e taumaturgo pesatore delle anime, non si può non trovare un paragone clamoroso con uno dei più importanti e interessanti del pantheon egiziano: il Dio Thot infatti vanta esattamente le stesse caratteristiche di Michele, essendo egli il misuratore del peso del cuore del defunto (che deve essere leggero come una piuma) nella cerimonia della Pesatura del Cuore che avviene dopo la morte al cospetto del Dio Osiride. Il ruolo di psicopompo, di accompagnatore delle anime, era svolto presso di Egizi da Anubi e in effetti Michele riprende anche alcuni suoi attributi, così come è palese il paragone nelle vesti e nelle armi con un altro importantissimo Dio egizio, Horus. Si potrebbe pertanto affermare che Michele va a riassumere le caratteristiche di queste tre divinità ed in effetti, attraverso l'Alessandria neoplatonica, la religione egiziana influenzò fortemente l'Impero Romano d'Oriente da cui discendono i Bizantini: in particolare la figura di Ermete Trismegisto rappresenta questo connubio tra religioni classiche ed orientali e africane, tutte accomunate da una comune base ancestrale preistorica che rendeva i confini tra di esse solo terminologici e legati al significato del nome del Dio. Tuttavia in Occidente non è possibile rivenire molte tracce bizantine, perché il dominio di Costantinopoli sull'Italia ebbe termine con l'invasione longobarda nel VI Secolo. E' chiaro che il grande influsso micheliano si ebbe principalmente con i Franchi, particolarmente devoti all'Arcangelo, e con gli stessi Longobardi da cui prende il nome la Lombardia e il perchè è semplice: anche nelle mitologie norrene, quella celtica in particolare, esiste la figura archetipica del Dio curatore e medico, prototipo del druido sacerdote che anticamente gestiva gli affari medico-spirituali delle tribù. Gli irlandesi in particolare veneravano un Dio della salute, medico e guaritore, Diancecht, legato alla stirpe dei Tuatha de Danaan, che aveva anche un ruolo di guerriero protettore dei suoi devoti. Spesso le divinità avevano connotati misti, in un tendenziale monoteismo o biteismo (Dio-Dea) la divinità assumeva anche altri attributi non legati al suo ambito e così capitava che un dio guaritore assumesse anche valenze guerresche o solari o magiche. Nella mitologia germanica questo ruolo sincretizzato lo assunse Odino, che era il principale Dio venerato dai Longobardi, vero e proprio mito e ispiratore della popolazione scandinava che tanta importanza assunse per il nostro Paese. Odino non era solo il capo degli Asi, ma anche un mago, che si sottopose a prove estenuanti e sovrumane per ottenere l'alfabeto runico e in questo è assai simile a Thot, che allo stesso tempo era inventore dei geroglifici e della scrittura. L’arcangelo, come accade anche a Roncole, è comunemente rappresentato alato in armatura con la spada o lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago. È il comandante dell'esercito celeste contro gli angeli ribelli del diavolo, che vengono precipitati a terra. Sulla base del libro dell'Apocalisse ne vennero scritti altri dedicati a Michele che finirono per definirlo come essere maestoso con il potere di vagliare le anime prima del Giudizio. L'iconografia bizantina predilige l'immagine dell'arcangelo in abiti da dignitario di corte rispetto a quella del guerriero che combatte il demonio o che pesa le anime, più adottata invece in Occidente. Secondo vari studiosi, tra cui lo scrittore scozzese Robert J. Stewart, San Michele e San Giorgio sono eredi dell'immagine dell'eroe radioso che uccide un drago, parte della fase solare del mito della creazione il cui prototipo fu il dio babilonese Marduk. In epoca ellenistica l'equinozio autunnale, come quello primaverile, era consacrato a Mitra-Sole considerato demiurgo e cosmocrator, signore e animatore del cosmo, la cui funzione era simboleggiata da una sfera che teneva in mano; ma anche mediatore cosmico e dunque, per tanti aspetti, analogo a Hermes-Mercurio. Molte funzioni equinoziali e mediatrici di Mitra-Sole-Hermes vennero ereate da san Michele la cui festa cade in Occidente nel periodo subito successivo all’equinozio. Anche in questo caso non mancano di certo i legami cremonesi. Infatti una delle più antiche rappresentazioni della “pesatura delle anime” a noi pervenute si trova proprio in cattedrale, a Cremona, nell’antico ciclo di affreschi retrostante l’altare di San Michele nel transetto sinistro.
Nell’affresco, databile all’ultimo quarto del XIV secolo, si vede S. Michele arcangelo con una bilancia in mano intento a pesare le anime dei defunti. Il prossimo restauro della chiesa di San Michele non può che essere motivo di letizia per il “ritorno alla luce” di un grande luogo verdiano e di significative opere cremonesi meritevoli di studio. Così come c’è da auspicare anche il recupero e la riapertura di un altro importante luogo verdiano, a sua volta chiuso al pubblico da anni (di cosa stupirsi ormai?). Si tratta del monumentale Palazzo Orlandi, situato nella centralissima via Roma a Busseto. L’immobile è stato costruito in forme neoclassiche dall’architetto-pittore bussetano Giuseppe Cavalli, cui si deve anche la decorazione del salone. Verdi lo acquistò agli esordi della propria fortuna economica, nel 1845, e qui convisse dal 1849 al 1851 con Giuseppina Strepponi, generando (come noto) lo scandalo dei benpensanti e un momentaneo offuscarsi dei rapporti con Antonio Barezzi. Qui il Cigno compose le opere Luisa Milier, Stiffelio e Rigoletto. Nel gennaio 1867 vi morì suo padre, Carlo Verdi. Oltre dieci anni fa, alla fine del 2012, gli eredi della famiglia proprietaria decisero di vendere l’edificio, che, ormai bisognoso di significativi restauri, fu acquistato dalla Siae attraverso il suo fondo immobiliare Norma di Sorgente Group, con l’intenzione di ristrutturarlo e realizzarvi un centro dedicato alla musica, con scuola e residenze. Ad oggi tutto tace , il palazzo è chiuso e di eventuali lavori, per ora, non si vede nemmeno l’ombra. Ci sono state diverse promesse, diverse proposte ma i fatti dicono che ad oggi regna il silenzio, la chiusura si protrae da tanto, troppo tempo e chissà in quali condizioni sono gli interni.
Eremita del Po
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