7 maggio 2026

La Cremonese ha messo nel mirino l’esperto direttor sportivo Guido Angelozzi, in uscita da Cagliari?

Secondo TMW, sull’esperto direttore sportivo Guido Angelozzi, bravo direttore sportivo, grande amico di Cesare Fogliazza, calciofilo cremonese capacissimo, (ex dirigente della Cremo ed ex patron del Pergo e del Pizzighettone), purtroppo portato via da un brutto male due anni fa, per la prossima stagione si sta informando la Cremonese, chiamata a recuperare 4 punti di svantaggio dal Lecce in queste ultime giornate per evitare di retrocedere. Quindi, rumors e sussurri, danno il club del cavalier Arvedi, a prescindere dalla categoria nella quale militerà dal prossimo mese di luglio, interessato al dirigente in uscita dal Cagliari, con trascorsi importanti tra Frosinone e Sassuolo. Ma sarà davvero così?


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commenti


Biagio

7 maggio 2026 20:03

Se il "rumore" diventasse melodia: l’identikit del dirigente ideale
​Al momento si tratta solo di voci e sussurri di corridoio. Ma se questo "rumore" di fondo dovesse trasformarsi nel suono di un violino, accordato sulla lunghezza d'onda di Cremona, ci troveremmo di fronte a un dirigente la cui storia parla da sé. Guido Angelozzi, infatti, non è solo un nome sul mercato, ma un vero "architetto del calcio".
​Basta sfogliare il suo curriculum per capire di cosa parliamo: ha firmato il miracolo Sassuolo, portandolo dalla B all’Europa League con un modello basato su giovani e strutture; ha guidato lo Spezia alla sua storica prima promozione in A e ha recentemente trasformato il Frosinone in una fucina di talenti internazionali, mantenendo sempre un equilibrio perfetto tra conti e risultati.
​Il vero valore aggiunto di un profilo simile per la Cremonese sarebbe la sua trasversalità. Poiché il verdetto del campo non è ancora definitivo e la matematica tiene accesa la speranza, Angelozzi rappresenterebbe la garanzia ideale in ogni scenario: sia che si tratti di consolidare la massima serie, sia che si debba ripartire dalla Serie B. Il suo metodo, infatti, non cambia con la categoria, perché punta sempre a costruire valore e identità tecnica, evitando di navigare a vista o di gestire solo l'urgenza del momento.
​Tuttavia, un progetto di questo spessore richiede un orizzonte almeno biennale. Non si tratta di cercare una risalita frenetica o un successo immediato e casuale, ma di seminare con cura per raccogliere frutti solidi. Qui entra in gioco un patto necessario tra tutte le componenti:
​La Società avrebbe il compito di proteggere e comunicare la bontà di un’impostazione basata sul lavoro tecnico e sulla competenza.
​I Tifosi sarebbero chiamati a sostenere questa visione con pazienza, consapevoli che la qualità richiede tempo per maturare.
​Sposare un percorso del genere significherebbe trasformare la Cremonese in una realtà stabile e rispettata, dove ogni traguardo non è più un "miracolo" isolato, ma il risultato meritato di un’organizzazione superiore e di un grande calcio. Se queste note dovessero davvero comporre lo spartito grigiorosso, il futuro sarebbe finalmente tutto da scrivere.
​Un saluto da Biagio.

Walter

7 maggio 2026 22:42

Ottime parole che sicuramente merita..... Sarebbe un'ottima scelta....

Conte Max

8 maggio 2026 09:59

Vado un po' controcorrente ma il nome di questo DS potrebbe calzare a pennello nella mia disamina.
La Cremonese a mio modesto parere, dopo 5 anni di altalena tra serie A e B avrebbe bisogno oltre che di una radicale rifondazione del parco giocatori anche di resettare un po' tutto ripartendo quasi da zero. E mi spiego meglio.Serve un bagno di umiltà da parte di tutti , tifosi compresi, che pensano che aver vinto una Coppa Anglo Italiana ci debba per forza autorizzare a pensare sempre in grande e che la serie A ci sia comunque dovuta per definizione.Siamo una città si 70.000 abitanti e non abbiamo alle spalle anni e anni si serie A ma solo comparsate fatto salvo per quella con Gigi Simoni di massimo 3 anni , ma è molto datata oramai .Quindi non sarebbe male ripartire da una categoria che sia la lega Pro o ancora più sotto al fine di ritemprarsi e capire come affrontare squadre di serie minori che giocano un calcio diverso, fatto di poca qualità ma tanta quantità e dove il sano agonismo che in serie B ed A spesso viene meno lì lo recuperi alla grande facendone poi un prezioso tesoro nel percorso di risalita. Giocare su questi campetti che poi tanto campetti non sono visto che nelle serie minori militano fior fiori di squadre blasonate e con palmares di tutto rispetto, sarebbe il miglio modo per apprendere da parte dei giocatori come sudare la maglia, dove il sacrificio non è un peso ma un valore aggiunto , dove le primedonne non esistono o se lo diventano lo raggiungono per meriti sportivi sul campo e non sulla spinta di procuratori arrivisti come siamo oramai soliti vedere nelle nostre squadre [ in particolare la nostra ne ha qualcuno ] . La ricetta è quella , a mio modesto parere , di partire da giovani e quasi sconosciuti calciatori italiani, con un Ds che sia in grado [ e qui il nome che si è fatto potrebbe essere quello giusto ] di fare talent scout tra le giovani promesse del calcio dilettantistico che possano diventare, nei giusti tempi i nostri punti di riferimento per una risalita verso altri palcoscenici .Ma tutto questo dovrebbe avvenire senza guardare l'orologio del tempo [ la fretta in questo percorso è bandita ] perchè potrebbero servire anche 7 come 10 anni per tornare a calcare i campi di serie B o di serie A. Imparare dagli errori e ripartire da zero come il mito dell'Araba fenice o come insegna il motto latino "post fata resurgo"

Nicola

14 maggio 2026 17:43

Un illeggibile delirio... cosa scendiamo in D a fare? Per abituare a vincere i giocatori di D? Perchè poi qualora tornassimo dalla D alla B terremmo gli stessi?
Ciocum?