17 marzo 2026

Amara ma piacevole la rivincita del ragionier Fantozzi firmata Gianni Fantonii. Al Ponchielli per la Prosa lo spettacolo dedicato al personaggio di Paolo Villaggio

Tra la caleidoscopica produzione teatrale italiana, non poteva mancare una performance dedicata a Fantozzi: tragicomico personaggio popolare specchio più che fedele delle italiche genti. Tutt’altro che una produzione antistorica visto lo sconfinato repertorio letterario latino utilizzato per mettere alla gogna gli antichi vizi italiani.  E proprio per questo ben degno di essere trasportato su di un palcoscenico quanto un  qualsiasi Miles gloriosus di plautina memoria.

L’opera di questo Fantozzi. Una Tragedia, è da ascrivere alla fantasia di Gianni Fantoni, Andrea Porcheddu, Carlo Sciaccaluga che ne hanno curato la drammaturgia e all’abilità di Davide Livermore che ne ha firmato la regia. Il tutto tratto, ovviamente, da Paolo Villaggio lui stesso creatore e interprete del Fantozzi nazionalpopolare . 

Una produzione curata dal Teatro Nazionale di Genova, Enfi Teatro, Nuovo Teatro Parioli e Geco animation arrivata al Ponchielli nell’ambito dell’intensa Stagione de La Prosa. 

Ma il dominus di questa sceneggiatura è non solo il ‘ragionier’ Fantozzi e il suo scombinato mondo fatto dalla moglie Pina, dalla figlia Mariangela, dai colleghi Filini, Calboni, dalla signorina Silvani, appaiono invece altre anime ‘perse’, molte volte più nere che bianche come quelle di Fracchia e di Krantz.

Gianni Fantoni, ha vestito i panni di Fantozzi che fino all’epilogo finale ricalca quel ragioniere che l’Italia intera ha conosciuto ma che, nell’epilogo, ha uno scatto bruciante. Un’alzata di scudi  e lancia una critica feroce alla società contemporanea alla sua fluidità. Alla sua instabilità e precarietà dilagante: nei sentimenti, nella famiglia e, ancor di più, in quella situazione economica che rende così vacillante tutto il nostro modo di abitare questo mondo. Fantozzi sarà una ‘merdaccia’ o un ‘coglionazzo’ ma alla fine non ha perso quei fondamenti che rendono la vita insicura com’è nel nostro costume. 

Per il resto lo spettacolo, a quadri, ripercorre le gag più conosciute del personaggio. Dal suo rapporto con le donne: fallimentare e sull’orlo, quasi, dell’autolesionismo. Al disperato tentativo di praticare uno sport. Al rapporto sempre servile con i superiori. Alla tragica visione de la Corazzata Potëmkin

Certo alcuni passaggi ricalcano da vicino le vicende cinematografiche e faticano ad avere la stessa intensità del video, ma comunque reggono l’impatto del palcoscenico. Fantoni è bravo a non far dimenticare Villaggio anche se naturalmente il confronto è sempre dietro l’angolo. Ed è difficile estraniarsi dal paragone. A volte la sovrapposizione è perfetta. Altre meno e la distanza tra i due si sente, anche se non infastidisce lo spettatore che segue quasi a memoria le amare avventure del ragioniere d’Italia. 

Complessivamente uno spettacolo assai gradevole. 

Di rilievo per recitazione e impatto drammaturgico tutto il resto del cast nei diversi ruoli dei personaggi fantozziani: Paolo Cresta, Cristiano Dessì, Lorenzo Fontana, Rossana Gay, Marcello Gravina, Simonetta Guarino, Ludovica Iannetti, Valentina Virando.

Piacevoli le scene di Lorenzo Russo Rainaldi, i costumi di Anna Verde, con la supervisione musicale di Fabio Frizzi e le luci di Aldo Mantovani

Pubblico divertito e non avaro di applausi. 

Roberto Fiorentini


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