16 giugno 2026

Sempre più tartarughe aliene nei corsi d’acqua del Po: a rischio anfibi, pesci e la testuggine autoctona Emys orbicularis

E’ una vera e propria “invasione” di tartarughe “aliene” quella che, da diversi anni, e con una concentrazione ormai sempre più elevata, sta riguardando le terre del Po, dell’una e dell’altra riva del fiume, ed i corsi d’acqua minori.  Queste tartarughe hanno raggiunto, su entrambe le rive, numeri importanti “colonizzando” canali e corsi d’acqua più o meno importanti. Si tratta della tartaruga palustre americana (Trachemys scripta), dalle orecchie gialle o rosse, una specie particolarmente vorace che già da tempo si è inserita nel nostro ecosistema mettendo per altro a rischio la vita di specie invece tipiche del territorio, come piccoli anfibi, rettili e la fauna minore, che subisce pesantemente la presenza di questa specie che, soprattutto negli ultimi dieci anni, è numericamente esplosa. In particolare la tartaruga palustre americana, che è carnivora, influisce negativamente sulle comunità acquatiche degli ambienti colonizzati attraverso la predazione di una grande varietà di specie animali, tra cui insetti acquatici, crostacei, pesci e anfibi, e nutrendosi anche di vegetazione acquatica. Questi animali, rilasciati illegalmente negli anni da ex proprietari, minacciano gravemente la biodiversità locale e la sopravvivenza della nostra tartaruga autoctona (Emys orbicularis), che è ormai considerata a rischio estinzione. Le tartarughe alloctone (ed ormai l’elenco delle specie alloctone lungo il Po si fa sempre più corposo) sono classificate tra le cento specie più invasive al mondo. Nel Grande Fiume e nelle zone golenali (comprese quelle della Bassa Parmense e del Cremonese) causano diversi danni; sottraggono cibo, spazio vitale e i siti migliori dove esporsi al sole (basking) alle specie autoctone e  possono predare uova e piccoli di fauna acquatica e trasmettere patogeni letali per gli anfibi e le altre tartarughe. Ogni regione dovrebbe istituire dei centri di raccolta ma ad oggi sono ancora poche quelle che hanno individuato uno o più strutture idonee. Regione Lombardia già da alcuni anni ha emanato un Piano di controllo e gestione delle specie esotiche di testuggini palustri  in collaborazione col Wwf. Ma, ancora una volta, è da considerarsi doverosa la collaborazione di tutti, con l’invito a non abbandonare in natura, in nessun corso d’acqua, né queste tartarughe né tantomeno nessuna altra specie alloctona. E’ infine doveroso ricordare che a seguito del Decreto Legislativo 230/2017, dal 14 febbraio 2018 è stata ufficialmente vietata in Italia la riproduzione, la cessione, il trasporto e la detenzione di tartarughe palustri appartenenti alla specie Trachemys scripta (ssp. elegans, scripta e troostii). Tali divieti sono vigenti in tutta l’Unione Europea in quanto la specie americana è stata dichiarata “specie invasiva” e dunque, almeno nel nostro Paese, il suo possesso è stato dichiarato legale soltanto per coloro i quali ne hanno denunciato il possesso entro il 31 agosto 2019. Purtroppo però sono ancora tanti i proprietari di Trachemys scripta che ancora oggi non sono a conoscenza del divieto e, anche a causa di questo, si registra purtroppo un continuo abbandono di questi animali, che vengono lasciati senza troppi scrupoli in fontane e laghetti comunali, corsi d’acqua e, nei peggiori casi, in mare e purtroppo anche nel Po.

Eremita del Po

Paolo Panni


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