1 settembre 2026

Isolello, paese di poche anime dove il maltempo ha colpito la chiesa di San Martino. Vighizzolo, dove ha decapitato il campanile

Un gruppo di case “radunate” intorno a quella piccola “bomboniera” che è la chiesa dedicata a san Martino. Un villaggio immerso nel cuore della campagna che non arriva a contare nemmeno cinquanta abitanti, molti dei quali arrivati da terre lontane per lavorare la terra e curare le stalle. Un luogo immerso nel silenzio, nella quiete della campagna dove il suono è quello dolce delle campane, che scandiscono il tempo, e di qualche airone che volteggiando fra i campi fa sentire lasua voce. Nonostante le modestissime dimensioni il piccolo centro ha, a suo modo, un record. Non ha solo la chiesa ma anche un antico castello, un casello ferroviario ed aveva anche una osteria della quale è rimasto tuttavia il solo ricordo. Un luogo di silenzio e di pace, per l’appunto, dove purtroppo la tromba d’aria di venerdì ha lasciato ferite pesanti. Ha letteralmente sradicato la cupoletta della bella chiesa di san Martino, tanto cara all’indimenticato parroco don Giuseppe Bettoni, mancato solo pochi mesi fa che, per questo luogo di fede e di grazia, si è a lungo speso e prodigato, con la tenacia e l’intraprendenza che lo caratterizzava e con quel sincero amore che ha sempre dimostrato, con i fatti più che con le parole, per i luoghi affidati alle sue premurose e costanti cure. Ci teneva molto, don Giuseppe, a quella chiesa che oggi, purtroppo, come altre, soffre a causa della violenza della natura. Violenza che non ha risparmiato nemmeno le altre chiese del territorio comunale di Cappella dè Picenardi.

Nella stessa Cappella de’ Picenardi la furia del maltempo ha provocato il crollo del pinnacolo centrale della facciata (precipitato sul tetto chiesa), a Vighizzolo ha invece “decapitato” l’imponente campanile (anche in questo caso con caduta di materiali sul tetto della chiesa), creando danni che ammontano sen’altro a molte migliaia di euro. Tutti luoghi sacri che hanno conosciuto la sensibilità, l’impegno e la dedizione di don Giuseppe. Isolello, nella sua modestia, è stato pesantemente colpito. Non solo la cupoletta della chiesa letteralmente sradicata e smembrata, ma anche rami di piante secolari (o quasi) spezzati nel giro di pochi istanti e i pezzi di tetto del vecchio casello (un tempo abitato da un indimenticato contadino e casellante che possedeva, a ridosso della ferrovia, un orto capace di fare invidia anche ai migliori agricoltori e una vigna di straordinaria qualità) sparsi nella campagna circostante (per altro si tratta di eternit, quindi amianto, e andrebbero tolti e smaltiti regolarmente quanto prima così come andrebbe bonificato ciò che resta del tetto da parte dell’Ente competente).

Devastata purtroppo anche la vecchia osteria “La Gratada” che sorge a due passi dalla chiesa ed è chiusa dagli anni Settanta, con buona parte delmuro distrutto e finito a terra come se si fosse trattato di un terremoto. Un luogo “La Gratada”r imasto comunque “scolpito” negli annali della storia enogastronomica dei nostri territori. Tutto sommato la furia del vento sembra invece aver risparmiato (almeno in larga parte) il luogo più antico di Isolello: vale a dire il castello che sorge a due passi dalla chiesa. Castello che era dei Sommi Picenardi ed è inserito anche nel volume “Ville delle province di Cremona e Mantova” di Carlo Perogalli, Maria Grazia Sandri e Luciano Roncai (Rusconi Immagini). Si tratta, per l’esattezza, di una villa con alcune caratteristiche proprie della villa Affaitati di Grumello, limitate all’uso di dettagli architettonici ornamentali come le mensole sottogronda ed altre sagome. In precedenza si trattava senz’altro di un castello come si può ben vedere sia dal mastio che dai dettagli costruttivi del paramento murario esterno. Di fatto l’edificio attuale è il risultato di una composizione di secoli differenti, con una origine databile tra il XV ed il XVI secolo che ha subito una reinterpretazione (molto frequente per altro) in chiave rinascimentale o barocca, con l’innesto anche di altri corpi di fabbrica supplementari e forse anche con la demolizione di porzioni più omeno vistose per adattarlo ai gusti e alle tecniche più moderne. In passato vantava anche un fossato, questo castello, riempito e quindi “cancellato” nella prima metà del Novecento. Un luogo, questo maniero, che è custode della storia plurisecolare di un villaggio che affonda le proprie radici a moltisecoli fa. Lo evidenzia anche Angelo Grandi nel suo celebre volume “Descrizione dello stato fisico-politico-statistico-storico-biografico della Provincia e Diocesi di Cremona” (ai tempi del Grandi il paese contava 150 abitanti) dove si spiega che la denominazione Isolello indica che anticamente doveva trattarsi di un piano elevato in mezzo alle acque, come una piccola isola. Pagine di storia, di fatti, di vicende liete ed altri tristi a cui oggi si è aggiunta quella della tromba d’aria che, nel giro di pochi metri, ha purtroppo fatto danni molti ingenti.

Eremita del Po

Le foto del castello sono di Lilluccio Bartoli al quale va il Grazie più sincero

Paolo Panni


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