5 settembre 2026

Villa Dati, il 5 settembre del 1642 veniva posata la prima pietra del sontuoso complesso architettonico. La storia di questo gioiello della campagna cremonese, che sta tornando allo splendore

Era il 5 settembre del 1642 quando nel piccolo borgo che all’epoca si chiamava solamente Cella, veniva posata la prima pietra di un sontuoso complesso edilizio che in tre anni sarebbe diventato la villa di campagna del marchese Paolo Dati. Quel giorno di 384 anni or sono iniziava dunque la fabbrica di quel gioiello che per tutti oggi è Villa Dati, nel comune di Cella Dati.

La storia

Siamo dunque nel 1642 e il nobile Paolo Dati decide di fare costruire una maestosa dimora di campagna nel territorio di Cella, di cui la famiglia aveva il controllo. Qui esisteva già un castello, menzionato già nel 1490 e che con tutta probabilità era una fortificazione piuttosto articolata, circondata da un fossato.

La villa della famiglia Dati però, secondo quanto riportato nei documenti, non venne edificata sulle rovine dei preesistenti corpi di fabbrica ma venne eretta ex novo a partire dalle fondamenta, su un’area più ampia rispetto al castum presente nei secoli passati, una vecchia fortezza di cui però ad oggi pare non rimanere più alcuna traccia.

Il marchese Paolo Dati affidò la progettazione della villa all'architetto e pittore cremonese Carlo Natali (detto il Guardolino), amico della nobile famiglia cremonese, architetto della Fabbrica del Duomo di Cremona nello stesso periodo in cui Dati era fabbriciere della Cattedrale.

Come detto, la residenza estiva di Cella venne edificata nell’arco di circa 3 anni, a partire da quel 5 settembre del 1642. La struttura della villa si articola su un corpo di fabbrica centrale ad U, con due ali laterali e una serie di fabbricati di servizio, tra cui anche un carcere, ad indicare come la giurisdizione del territorio fosse assoggettata alla famigli Dati, che nel frattempo, nel 1662 venne investita ufficialmente del feudo di Cella, legando così indissolubilmente il nome della famiglia a quello del paese. Anche in questa fase l’insieme degli edifici era circondato da un fossato, che venne poi definitivamente interrato tra il XIX e il XX secolo.

Rispetto all’orientamento odierno, è da notare come l’ingresso principale si trovasse sul lato a nord, affacciato su un ampio giardino all’inglese che dalla villa si estendeva circondato da una muraglia, di cui ora rimane solo una porzione di muro in direzione di Ognissanti. Dobbiamo considerare che l'orientamento all'epoca era influenzato dalla principale via di comunicazione, che era ancora la via Postumia, a nord dell'abitato di Cella e di conseguenza l'accesso più importante doveva rivolgersi verso quella direttrice

Quello che invece oggi è l’ingresso principale, -che da via Roma immette nel giardino e quindi al loggiato da cui si accede agli uffici comunali- in passato era in realtà il retro della villa, con una zona verde più intima e famigliare, raccolta intorno agli edifici di servizio.

Al suo interno

Una volta realizzati gli edifici, intorno al 1645 la decorazione delle stanze e degli interni venne affidata al figlio di Natali, Giovanni Battista, insieme ad altri artisti locali dell'epoca.

Entriamo. Ci accoglie il sontuoso e spettacolare Salone d’Onore, con i suoi volumi imponenti, a doppia altezza, con le pareti ed il soffitto riccamente decorati e i suggestivi balconcini che arricchiscono l’insieme. Sulla volta è rappresentata una scena del Concilio degli Dei, tratta dal V libro dell’Eneide, per realizzare la quale Natali riprese un affresco della galleria di palazzo Pamphili in Piazza Navona a Roma (il pittore aveva frequentato gli ambienti romani dove frequentò la bottega di Pietro da Cortona).

Naturalmente anche tutte le altre stanze sono state riccamente decorate, come si addiceva ad una residenza che, oltre che essere il centro della gestione agricola delle terre dei Dati, voleva essere anche una dimora di villeggiatura e di rappresentanza, dove accogliere prestigiosi ospiti e organizzare feste e serata di gala destinate alla nobiltà locale cremonese e non solo.

Quelli che vediamo oggi sulle pareti del salone d’onore però non sono più le decorazioni originali in quanto nel XIX secolo, con la morte nel 1828 della marchesa Antonia Ugolani, vedova del marchese Luigi Dati (le salme dei due coniugi riposano nella chiesa del paese), la casata si estinse e la proprietà passò prima agli Albertoni e quindi ai Barbò, che riformarono parte delle decorazioni della villa, adattandole alle tendenze del periodo. Infine nel 1889 venne ceduta al Comune di Cella, che ne fece la sede del palazzo municipale.

Negli ultimi anni la Villa Dati è stata al centro di numerosi e importanti opere di restauro, sia degli interni che degli esterni, che hanno riportato buona parte degli ambienti allo splendore originale, riportando la villa al centro dell’attenzione locale, tanto da essere inserita tra i Luoghi del Cuore Fai, oltre che essere la location scelta per diversi percorsi ed eventi turistici locali.

Michela Garatti


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commenti


Giovanni Brunazzi

5 settembre 2026 12:12

Grazie per l’articolo, non conoscevo la storia di questo magnifico immobile. Molto interessante anche sapere che l’ingresso originale era dalla parte opposta

Michele de Crecchio

5 settembre 2026 20:49

Ricordo bene la straordinaria emozione che mi colse quando, quasi mezzo secolo orsono, dovendo sbrigare una delicata pratica personale, entrai in questo monumentale salone, allora adibito a sede dell'ufficio anagrafe comunale...!

Giorgio

6 settembre 2026 19:40

L'allora circolo fotografico Sexpilas documento' i quadri tutt'ora esposti in villa