Mese di maggio. La devozione a Maria con santelle, cappelle, edicole e affreschi lungo il Po
E’ iniziato maggio, il mese mariano per eccellenza. Una devozione, quella a Maria, largamente diffusa in tutto il Cremonese, il Cremasco ed il Casalasco. Una terra (come del resto anche altrove) dove non si contano i luoghi dedicati alla Madonna, dai santuari agli altari nelle chiese parrocchiali ed in quelle sussidiarie per proseguire con le caratteristiche e graziose santelle (denominate anche edicole, maestà e mistadelli a seconda delle zone) e le effigi sulle abitazioni. Segni chiari ed evidenti di una devozione antica e popolare, diffusa e sentita, spesso nata anche da grazie ricevute. In riva al Grande fiume, c’è una “fetta di terra”, dove di questi tempi c’è profumo di rose ed argini e campagne sono punteggiati dal rosso dei papaveri, in cui sono veramente tanti, nel giro di una manciata di chilometri, i luoghi dedicati a Maria. E’ quella porzione fluviale che si trova tra Stagno Lombardo e San Daniele Po, delimitata e “custodita” (neanche a farlo apposta) da due santuari mariani, quello di Brancere (dove ogni giorno di maggio viene pregato il Rosario alle 18) e quello di Isola Pescaroli. Nel mezzo, tra stradine di campagna, piccoli villaggi, gruppi di case ed incroci stradali, tanti luoghi dedicati a Maria Vergine, che “punteggiano” il territorio dando vita ad una sorta di percorso della fede che, chissà, potrebbe anche fare da spunto per dare vita a rosari itineranti, da un paese all’altro, con soste nei vari “angoli” mariani. Ci sono la chiesa del Ballottino, quella della Pioppa, di Gerre del Pesce (ed edicola) e le cappellette di Straconcolo, del Forcello e di Farisengo nel territorio di Stagno Lombardo, le santelle ai piedi dell’argine a San Daniele Po e tanti altri luoghi, disseminati in campagna, che parlano di questa devozione che, come anticipato, spesso affonda le radici anche a grazie ricevute. Una di queste, forse la meno conosciuta, riguarda un possibile evento prodigioso avvenuto in tempo di guerra tra le due rive del Grande fiume. Infatti un giorno del 1944, come spesso ricordava l’indimenticato Aldino Ponzoni di San Daniele Po (straordinario custode e cultore della storia del suo territorio) il paese subì un bombardamento e le bombe, di grossa potenzialità, mancarono il bersaglio per alcune centinaia di metri. Anziché in paese, per alcune centinaia di metri, esplosero in un campo che, ironia della sorte, era chiamato ‘Paradiso’, aprendo solo delle voragini”. Un fatto che si ricollega ad un altro episodio avvenuto sulla sponda opposta del fiume, sempre nel 1944, a Zibello (Parma). In linea d’aria due località vicinissime, divise solo dal fiume e dalle sue golene. A Zibello una bomba, caduta sulla centralissima piazza Garibaldi rimase inesplosa e così il paese rimase indenne. Immediatamente si pensò ad una grazia divina. Il miracolo fu attribuito all’intercessione della Vergine di Fatima, in onore della quale venne poi costruito, in segno di profonda gratitudine, un altare nella chiesa parrocchiale. Un episodio che, ogni anno, viene ricordato e celebrato con una processione nel centro del paese, la sera del 13 maggio. Che le due località, Zibello e San Daniele Po, siano legate da un unico importante evento miracoloso? E’ legittimo chiederselo, e proporlo ai lettori e, magari, perché no, possa essere l’occasione per un “incontro” tra le genti del Po, delle due sponde, dando vita ad una unica, grande celebrazione.
Nell’attesa e nella speranza che questo possa accadere, lasciamo a chi ci legge alcune immagini di questi cenobi dedicati a Maria, disseminati tra Stagno Lombardo, Pieve d’Olmi e San Daniele Po. Luoghi da conoscere, vivere e rispettare, percorrendo il territorio a piedi o in bicicletta, in silenzio, fermandosi per una preghiera, per posare eventualmente una luce e chiedere la pace. Vi proponiamo una preghiera che è quella che campeggia sulla piccola maestà dedicata alla Madonna dell’Argine, ai piedi dell’argine maestro di San Daniele Po, intitolata proprio alla “Madonna dell’Argine”: “Maria, tra questa gente e queste case invocata come ‘Regina della Pace’, guarda con materna sollecitudine, quanti a te ricorrono per ritrovare le ragioni vere della speranza, nei momenti della solitudine e dello sconforto. Ieri – dalla tragedia della guerra e delle morti assurde, alla paura delle alluvioni – sei stata voce della rinascita, accompagnando noi tutti verso destini di pacifica convivenza oggi continui a promuovere chi pone in te la misura della verità, sentimenti di autentica solidarietà, perché davvero cresca una società più a misura d’uomo. Ascolta il nostro umile grido d’aiuto, lo proponiamo con le parole più semplici, quelle del cuore e della coscienza nella certezza di giorni arricchiti di una felicità che non appartiene alle precarie logiche dei tempi. Madre della vita, più di ogni altra esperta di sofferenza, non abbandonarci alle nostre inquietudini, dona a coloro che ti cercano con sincerità d’animo la volontà di ‘continuare’ sempre, perché ‘sé di speranza fontana vivace’ (Dante poeta. Su queste strade, dove transitano uomini eternamente affaticati, su questo argine chiamati a difendere la tranquillità dei nostri vissuti…sii Tu ‘Madunina cara’ la risposta di ogni nostra attesa, mentre da lontano di diffonde una luce infinita, in una dimensione provvidenziale dell’esistenza. Salve creatura sublime, vicina a noi tutti nelle ore della trepidazione dei nei momenti della serenità interiore”.
Eremita del Po
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