16 marzo 2026

Misantropo sontuoso, il Ponchielli ritrova un grande Molière. Impeccabile Cabra (Alceste) e intrigante la regia di Shammah

Non basta essere ‘tutto di un pezzo’ o avere ‘principi’ incrollabili e ‘schiena dritta’ ad ogni costo per dimostrare di stare, con dignità, nel consorzio umano. Chi lo fa, o ancor peggio chi se ne fregia, è uomo che mette sè stesso in conflitto con tutti. Un vero perdente.  Anzi il vero perdente tra tutti gli uomini. E lo è ancor di più per quanto riguarda l’amore e il rapporto con le donne. 

Il Misantropo di Molière, nella raffinata edizione di Andrée Ruth Shammah (che ne ha curato anche la regia) e Luca Micheletti, è approdato sul palcoscenico del teatro Ponchielli portando questo messaggio. 

E la messa in scena del Teatro Franco Parenti/ Fondazione Teatro della Toscana ha lavorato proprio per scolpire, in questo modo, il protagonista Alceste, ovvero colui che “scava – come dicono le note di regia di Shammah – intorno a sé un abisso incolmabile, nel quale finisce con lo sprofondare anche il suo amore”. Un’ opera di cesello che è emerse potente dal testo molieriano qui nella bellissima traduzione , in versi, di Valerio Magrelli.

E la risposta degli attori è stata veramente superba a partire da Fausto Cabra: un intensissimo Alceste. Perfetto nella dizione. Nella capacità di esprimere quell’impertinenza che porta alla voragine umana il personaggio creato, nel 1666, dal commediografo francese. Prezioso nel mettersi in contrapposizione con quel mondo, fatto anche di frivolezze cicisbee, che era però il suo mondo. Fantasticamente tragico, così fantasticamente comico, nei passi dove l’ironia di Molière scava feroce nella psicologia dei suoi personaggi. Un istante dopo l’ultimo drammatico verso ha raccolto una pioggia di applausi assolutamente meritati. 

Con lui perfetti per tutte due le parti dello spettacolo tutti gli altri attori Marco Balbi, Bea Barret, Manuel Bonvino, Angelo Di Genio, Filippo Lai, Margherita Laterza, Francesco Maisetti, Edoardo Rivoira, Emilia Scarpati Fanetti, Andrea Soffiantini. A loro si è affiancato Corrado d’Elia

E’ indubbio che tutti sono riusciti a creare quell’incredibile atmosfera di un universo seicentesco che fa da palcoscenico nel palcoscenico nella vicenda triste di Alceste. Belle le singole caratterizzazioni. Senza alcuna forzatura. Ma limpide nel tratto. Capaci di alternare con eguale misura i due tratti contrapposti dello spirito drammaturgico molieriano. 

Sono da spendere parole di elogio per una regia che pur modernizzando, in parte il racconto, è riuscita a trovare un equilibrio perfetto tra ‘antica pratica’ e modernità e ciò a testimoniare che un testo lo si può proporre con elementi contemporanei ma lasciandolo intatto nel suo contesto storico e teatrale. 

In questo hanno contribuito anche le lineari scene di Margherita Palli. I costumi di Giovanna Buzzi. Le luci di Fabrizio Ballini e i frammenti musicali  di Michele Tadini. Preziosa ai fini della rappresentazione la cura del movimento firmata da Isa Traversi.

Pubblico, in piedi, per applaudire questo grande Molière. 

Roberto Fiorentini


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