Berliner Philharmoniker, mon amour. Chiude con un trionfo la stagione concerti del Ponchielli
Berliner Philharmoniker. Sinonimo di orchestra perfetta. Di Olimpo assoluto della musica. Di esempio e modello a cui ogni musicista o amante della musica si avvicina con rispetto quasi sacrale. Da quel 1882 in cui prese l’attuale forma ha ospitato il gotha dei migliori direttori d’orchestra a livello planetario: Wilhelm Furtwängler, Sergiu Celibidache, Herbert von Karajan e Claudio Abbado, solo per fare qualche nome.
Di questo immenso complesso orchestrale, conosciuto in tutto il mondo, per una qualità del suono unica. Irripetibile. Identificabile anche ad un minimo ascolto, a Cremona sono arrivati i 12 violoncelli che hanno chiuso una bella stagione concertistica firmata Teatro Ponchielli. Una formazione inusuale per le sale da concerto ma con questo non meno interessante e soprattutto non meno abile nel riproporre la grande qualità artistica dell’intera orchestra dei Berliner. Anzi forse proprio per questa composizione, ancor più intrigante perché questi strumentisti sono stati in grado di mostrare tutta la loro musicalità nel percorrere sentieri nel solo arco della tessitura del violoncello. Abilità non scontata, perché esplicitata con una tecnica che è superfluo commentare e con una musicalità che lascia sempre senza parole per la perfezione che la contraddistingue.
Anche la scelta di un programma vario. Caleidoscopico. Di grande respiro cronologico e di stili è stata testimonianza della profonda cultura musicale del gruppo. Una locandina intensa aperta da Heitor Villa-Lobos con le Bachianas Brasilieras No. 1. Per proseguire con Arvo Pärt, Fratres; Vincent Scotto Sous les ponts de Paris nell’arrangiamento di Wilh. Kaiser-Lindemann; Henri Bourtayre, Fleur de Paris nell’arrangiamento di Ludwig Quandt; Vincent Youmans, Tea for two nell’arrangiamento di Michael Zigutkin; Nino Rota, La strada nell’arrangiamento di Wilh. Kaiser-Lindemann; Claude Debussy Clair de lune (sempre arrangiato da Kaiser-Lindemann); Ennio Morricone, The Man with Harmonica (arr. Wilh. Kaiser-Lindemann), Wilhelm Kaiser-Lindemann The 12 in Bossa Nova. E la conclusione è stata affidata alle note di Astor Piazzolla con Adios Nonino e Fuga y misterio.
Dunque, pezzi lontani dai monumenti del sinfonismo romantico a cui i Berliner ci hanno abituato con le storiche esecuzioni e incisioni beethoveniane, ma altrettanto splendidi nelle loro sfumature coloristiche. Perfino ironiche e scherzose. Nelle loro intese descrizioni paesaggiste quelle di Villa Lobos e quelle ancor più fortemente latine di Piazzolla, ma pur sempre immersi nella grande tradizione come il Chiaro di Luna dalla Suite bergamasque di Claude Debusssy e di Fratres di Pärt. Poi la musica degli italiani che hanno creato capolavori musicali unendoli al lavoro dei grandi registri del secolo scorso da Leone a Fellini: un omaggio indiscusso all’italianità artistica. Spruzzate di parfum francese con Bourtayre e Scotto e i loro pezzi di rievocazione parigina eppoi l’intrigante Te per Due.
Ogni pezzo è stato un piccolo capolavoro. Un microcosmo sonoro che ha illuminato l’autore. Che lo ha reso vivo e quasi presente sul palcoscenico di un Teatro Ponchielli, già da tempo, praticamente sold out. Ed è propria questa caratteristica di rendere ogni stile con una perfezione assoluta che rende questi musicisti unici. Si direbbe inimitabili.
Il tutto è frutto di una tradizione più che centenaria di stile. Di modo di concepire l’esecuzione che è rigida nella sua preparazione ma altrettanto naturale nella sua esecuzione finale.
Meravigliosi Libertango e la colonna sonora della Pantera Rosa nei bis.
Tripudio del teatro che da tempo aspettava quello che è stato uno dei più attesi concerti di tutta la stagione. Del resto la mano di Andrea Nocerino, prima ancora violoncellista che Soprintendente del Ponchielli si è sentita nella scelta di questo meraviglioso complesso.
Anche a lui una parte degli infiniti applausi.
Ora giù il sipario sulla ‘Concerti’ in attesa del Monteverdi Festival.
Servizio fotografico di Francesco Sessa Ventura
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commenti
Angela
29 aprile 2026 21:25
Bellissima recensione
Complimenti Roberto