Le vittime e gli effetti sull'uomo. Chernobyl, 40 anni dopo (5)
La foresta rossa
Nell'area compresa in un raggio di 10 km dall'impianto di Chernobyl furono registrati livelli di fallout radioattivo fino a 4.810 kBq/m²(da UNSCEAR-2000: in Italia, mediamente 300 kBq/m2, sulle aree colpite). In quest'area (1-2 chilometri a ovest della centrale) si trovava una pineta (10 km²), che a causa delle radiazioni assunse un colore rossiccio, morì e venne rasa al suolo; fu chiamata Foresta Rossa, da non confondersi con la foresta di abeti rossi (per natura, non diventati) di Paneveggio (TN), utilizzati per la costruzione delle casse armoniche dei violini, Stradivari compreso.
Vicine foreste di betulle e di pioppi, tuttavia, restarono verdi e sopravvissero, a conferma della contaminazione a “macchia di leopardo” riscontrata in tanti luoghi, vicini e lontani.
Col tempo, la foresta sta lentamente recuperando.
Nelle settimane e mesi successivi al disastro, nella stessa area, alcuni animali, tra cui una mandria di cavalli, lasciata su un'isola del fiume Prypiat a 6 km dalla centrale, morirono per danni alla tiroide dopo aver assorbito una dose, si stima, di 150-200 Sv. Su una mandria di bovini lasciata sulla stessa isola si osservò uno sviluppo ritardato degli animali, mentre la generazione successiva risultò normale. La contaminazione per la ricaduta radioattiva arrivò fino a 4,81 GBq/m².
Il tasso di radioattività elevatissimo portò alla decisione di sradicare e abbattere tutti gli alberi, di rimuovere lo strato superiore del terreno, di scavare lunghe trincee e procedere alla sepoltura dei tronchi ad una profondità di circa 1 metro. Il volume dei materiali interrati fu di circa 4 mila metri cubi.
Ad operazioni terminate le dosi di esposizione di radiazioni gamma risultano diminuite di 40-50 volte.
Anche per questa decontaminazione furono impiegati i Liquidatori e mezzi meccanici, in figura.
Numerosi studi, molti dei quali condotti in anni recenti, hanno dimostrato conseguenze negative della contaminazione radioattiva per la fauna delle aree maggiormente contaminate.
Pare che ci furono casi di deformità in seguito a mutazioni genetiche negli animali ma nessuno di essi venne scientificamente documentato eccetto un parziale albinismo nelle rondini.
L'area è considerata da alcuni un esempio di Parco involontario. La fauna tradizionale dei luoghi come lupi, cinghiali, caprioli, cervi, alci e castori, si è moltiplicata enormemente ed ha cominciato ad espandersi al di fuori dell'area. La zona ospita anche branchi di bisonti europei e cavalli di Przewalski o cavallo selvatico mongolo (un raro cavallo selvatico in via di estinzione originario delle steppe dell'Asia centrale) liberati dopo il disastro. Sono state avvistate, seppur raramente anche linci e addirittura tracce di orso bruno, un animale non visto qui da secoli, come riferiscono le Unità speciali di guardie forestali preposte alla protezione delle specie.
Nel 2007 dei 440.350 cinghiali cacciati in Germania nella stagione venatoria, più di 1.000 sono stati trovati contaminati oltre i limiti permessi, probabilmente per la contaminazione residua derivante dal disastro.
Nel 2009 l'Autorità per l'agricoltura ha riportato che in Norvegia 18.000 animali, per la radioattività residua nelle piante con cui gli animali si cibano durante l'estate, hanno dovuto essere nutriti con cibo non contaminato per un certo periodo di tempo prima di essere macellati, in modo da garantire che la carne potesse essere poi consumata. Ovviamente quegli animali ringraziano dell’attenzione, i consumatori no, perché non sono stati informati della cortesia.
Effetti sull’uomo - parte prima
La pelle nera e la pelle bianca
Tra gli inviati subito dalle Autorità sovietiche a Chernobyl, c’è nel ruolo di investigatore speciale Grigorij Ustinovic Medvedev -vicedirettore del dipartimento industriale presso il Ministero dell'Energia sovietico, dove si occupa della costruzione di centrali nucleari- che doveva conoscere bene l'impianto esploso; cinque anni dopo scrisse il libro La verità su Chernobyl.
Nella presentazione, il capo della redazione di Washington del London Guardian, Martin Walker, all’epoca corrispondente da Mosca, nel suo commento ci fa conoscere fatti inediti. Tra questi: l’abbronzatura nucleare, “risultato così tanto appariscente delle ustioni sulle più gravi vittime, prima di morire, che le loro mogli si meravigliavano che assomigliassero agli uomini neri.”
“Squadre di soldati furono assegnate a raccogliere quei pezzi di grafite e nucleo del reattore con pale e secchi, perché semplicemente non c'era altro disponibile.” Così Medvedev esclama: "Poveri, poveri, ora si sta raccogliendo il terribile raccolto di vent'anni di stagnazione. Che fine hanno fatto i milioni di rubli assegnati dallo Stato allo sviluppo di robot e manipolatori telecomandati?"
Gli operai in figura stanno approntando un robot-ruspa per l’uso o lo stanno sperimentando? Certo è che a smentire l’esclamazione di Medvedev si trovano abbandonati numerosi robot di vari tipi, alla pari dei camion della evacuazione o del trasporto Liquidatori, oppure dei treni per i pendolari da Slavutych.
Sembra che molti robot caddero nel “buco” del reattore, per terreno accidentato, per imperizia di guida, per avaria della circuitistica o dei sistemi di telecomando a causa degli intensi campi di radiazioni in cui si muovevano.
Dopo l’abbronzatura, scopriamo il pallore nucleare. “Un'esposizione di circa 100 R (0,9 Gy) fa esplodere i capillari e fa uscire il sangue dalla pelle. Un lavoratore sovietico dell'energia nucleare avrebbe dovuto ricevere non più di 5 R (43 mGy) all'anno.
Martin Walker rivela anche che “il giorno dopo l'esplosione di Chernobyl, ma prima che qualcuno ne sapesse, mia moglie e i miei figli volarono da Mosca a Londra per una vacanza. La traiettoria di volo attraversava direttamente il cielo di Chernobyl. Dal libro di Medvedev, ora so che Aeroflot stava decontaminando i propri aerei che avevano seguito quella rotta. Ma non si preoccuparono di avvisare la British Airways”.
I bambini di Chernobyl e le “vacanze in Italia”
Una delle iniziative più conosciute di solidarietà fu il programma internazionale delle cosiddette “vacanze dei bambini di Chernobyl”, cui anche l’Italia prese parte. Oltre ad offrire sollievo ai più piccoli esposti alle radiazioni e alle difficili condizioni ambientali, permetteva loro di allontanarsi dalla zona pericolosa e vivere di nuovo, seppur temporaneamente per 5-6 settimane, una normalità.
Tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90, furono moltissimi i bambini accolti in varie nazioni europee, tra le quali l’Italia, per trascorrere “soggiorni di risanamento” presso famiglie ospitali. Dal punto di vista fisico trascorrere un mese in Italia consentiva di ridurre la radioattività assorbita; inoltre c’era risanamento psicologico, dato che spesso erano minori provenienti da istituti o da famiglie con problemi, e, nei primi tempi, con accesso limitato a cibo sicuro ed acqua potabile controllata.
Si valuta che a tutto il 2020 siano arrivati in Italia circa 600-700mila bambini bielorussi, cioè oltre il 60% di tutti i piccoli bielorussi ospitati all'estero, e oltre 100mila ucraini. La accoglienza si è interrotta con la chiusura delle frontiere per la pandemia del COVID-19 e poi definitivamente con la guerra Ucraina-Russia e relative sanzioni. Fino ad allora le vacanze erano per quelli di seconda generazione che ancora mangiano cibi contaminati.
Effetti sull’uomo - parte seconda
Le stime
Per un resoconto scientifico riguardo al numero delle vittime e ai danni alla salute e all'ambiente, l'ONU ha indetto, dal 3 al 5 febbraio 2003, a Vienna , il Chernobyl Forum, al quale hanno preso parte fra gli altri OMS, Istituti superiori di sanità di Russia, Bielorussia e Ucraina, UNSCEAR, IAEA, FAO e oltre 100 esperti internazionali. Un secondo Forum di aggiornamento si svolse il 5 settembre 2005.
Il numero delle vittime è di 65 morti accertati con sicurezza, le cause della cui morte sono: 2 lavoratori della centrale morti sul colpo per l'esplosione; 1 per arresto cardiaco acuto. Fra i 1.057 soccorritori di emergenza, 134 hanno contratto la sindrome da radiazione acuta; di questi, 28 sono morti nei 4 mesi successivi ed altri 19 sono morti negli anni 1987- 2004 per varie cause, tra le quali molte con certezza non imputabili all'esposizione alla radiazione, ma comunque 3 per leucemia. Fra la popolazione all'epoca di età 0-18 anni si sono registrati, negli anni 1986-2002, 4.000 casi di tumore alla tiroide, di cui 9 morti per degenerazione del tumore, altri 6 morti invece per cause diverse non imputabili al tumore. Infine, sono da aggiungersi i 4 pompieri (o Liquidatori) morti per la caduta dell'elicottero dal quale stavano spegnendo le fiamme, che però in Tabella non si vede. Quindi, con mortalità certa i decessi sono 69, non 65come in Tabella OMS.
L'azione di sorveglianza epidemiologica -condotta dagli Istituti superiori di sanità di Russia, Bielorussia e Ucraina, così come anche da OMS su Liquidatori, evacuati e popolazione residente a lungo raggio (5 milioni)- non ha evidenziato aumento rispetto alla situazione precedente al disastro, né di leucemie, né di tumori solidi, se non tumore alla tiroide.
La maggior parte dei casi è senza dubbio da attribuirsi all'assunzione di iodio-131 avvenuta nei giorni immediatamente successivi al disastro. La fascia di popolazione più colpita fu la più giovane per la maggiore assunzione quotidiana dello iodio in bambini e adolescenti, soprattutto attraverso il consumo di latte, nel quale lo iodio-131 era presente per fallout; fra l'altro, le dosi alla tiroide nella popolazione infantile di Prypiat venne di molto ridotta dalla somministrazione terapeutica di iodio non radioattivo. Se questa profilassi fosse stata seguita ovunque nelle aree colpite dal disastro, il numero di casi sarebbe stato di molto inferiore. I tumori tiroidei infantili sono risultati di tipo molto aggressivo, ma, se diagnosticati prima che raggiungano uno stadio troppo avanzato, possono essere curati. Anche se la probabilità di successo delle cure nel tumore alla tiroide è normalmente il 90%, sembra che qui sia stata del 99%; la ragione è sicuramente attribuibile al fatto che il rilevamento fu su una popolazione da subito controllata per questo specifico rischio (per incidente nucleare è nota la presenza dello iodio-131) e quindi la diagnosi fu solo di tumori al primo stadio.
Sempre il Chernobyl Forum stima altri aggiuntivi 4.000 morti, presunti in eccesso per leucemie e tumori sull’ un arco 1986-208180; morti che non è stato, né sarà possibile distinguere statisticamente rispetto a fluttuazioni casuali, evidenziare, rispetto alle circa 1 milione di persone che comunque sarebbero morte per malattie oncologiche per cause non legate all'incidente, dato che tumori e leucemie normalmente incidono in media per un 20-25% dei decessi naturali nella popolazione umana.
I registri oncologici di Bielorussia, Russia e Ucraina, insieme a studi epidemiologici basati su altre fonti, hanno evidenziato un incremento dell'incidenza del tumore alla tiroide nella popolazione all'epoca dell'incidente in età 0-18 anni residenti nelle aree colpite dal disastro; fino al 2002 sono stati registrati 4.000÷5.000 casi di tumore alla tiroide nella popolazione, con un incremento anche fino a 10 volte rispetto al periodo precedente il disastro.
A causa delle basse dosi di radiazioni (10–20 mSv) alle quali la popolazione delle regioni intorno a Chernobyl è stata esposta, secondo il rapporto del Chernobyl Forum, non c'è nessuna evidenza e neanche alcuna probabilità di osservare una riduzione della fertilità sia in individui maschi sia nelle femmine come risultato dell'esposizione alle radiazioni. È anche fortemente improbabile che così basse dosi di radiazioni possano comportare un aumento diaborti spontanei, complicazioni nelle gravidanze e nel parto o nella salute dei neonati; il constatato diminuito tasso di nascite sembra dovuto alla preoccupazione di avere figli, come dimostrato dall'aumento di aborti volontari.
Si è invece registrato un modesto incremento delle malformazioni congenite in Bielorussia, ma questo in modo uguale, sia in aree contaminate, sia in aree a contaminazione assente; l’incremento è meglio spiegabile con un'aumentata attenzione di registrazione epidemiologica, piuttosto che con un effettivo aumento dovuto all'esposizione alle radiazioni.
Effetti sull’uomo - parte terza
Le contro stime
Il rapporto del Chernobyl Forum è stato contestato da varie Organizzazioni che confermano i 65 morti iniziali, ma non concordano sulle morti previste come conseguenze del disastro, che vengono stimate di molto superiori.
Da queste cifre dissente, ad esempio, la Clinica e Policlinico di Medicina Nucleare dell'Università di Würzburg(Germania) che parla di 15.000 casi di tumore alla tiroide in Bielorussia, Ucraina e Russia Orientale, dal 1986 ai prossimi 50 anni.
Il gruppo del Partito Verde Europeo del parlamento europeo ha stilato un rapporto alternativo denominato TORCH (The Other Report on Chernobyl). In esso vengono stimate morti nella totale popolazione mondiale, anche per territori con contaminazione inferiore a 37 kBq/m2, considerando il modello lineare senza soglia, per il quale il danno è sempre, anche a piccole dosi, proporzionale alla dose ricevuta. Si arriva così a ulteriori 30.000÷60.000 morti in eccesso su tutta la popolazione mondiale, che comunque sarà del tutto impossibile evidenziare, essendo una frazione inferiore allo 0,005% di tutti quelli (1 miliardo e 200 milioni) che comunque moriranno per tumori e leucemie dovuti a cause naturali.
Tra le formazioni antinucleariste che hanno contestato il rapporto del Chernobyl Forum si annovera Greenpeace che fornisce stime di 100.000÷270.000 vittime, fino ad arrivare a presentare la cifra di 6 milioni di morti per tumore direttamente imputabili a Chernobyl fra tutta la popolazione globale mondiale in 70 anni.
Una stima dovuta a Nikolaj Omeljanech, vicecapo di una Commissione ucraina per la protezione dalle radiazioni, parla di 34.499 vittime fra i Liquidatori e almeno 500.000 morti fra i 2 milioni di esposti alle radiazioni in Ucraina.
Più precise stime le fornisce l’ambasciata ucraina a Parigi; nel 2004 segnalava che nello stesso anno, il 94% dei Liquidatori ucraini erano malati, come anche l’85% della popolazione che abitava le regioni contaminate da Chernobyl. L’ambasciata sul suo sito internet, in data 26 aprile 2004, rendeva noto il decesso di 25.000 persone tra i Liquidatori di Chernobyl di nazionalità ucraina. Dei 3.500.000 di abitanti che avevano subito un forte irraggiamento in seguito alla catastrofe di Chernobyl, nel gennaio 2005, 2.646.106 erano stati ufficialmente riconosciuti quali vittime della catastrofe nucleare.
Il numero esatto delle vittime del disastro non è ancora stato annunciato. I dati approssimative sono circa 4.000 persone, morte subito all'esposizione alle radiazioni al momento della tragedia. Secondo Greenpeace, il numero totale dei morti e dei feriti può variare da 90.000 a 350.000 persone.
Nel 2010 esce un libro della New York Academy of Sciences “Chernobyl: conseguenze della catastrofe su persone ed ambiente”, redatto da Alexey Yablokov del Centro per la politica ambientale russa di Mosca e Vasily e Alexey Nesterenko dell’Istituto di Radioprotezione di Minsk, Bielorussia.
Gli autori hanno esaminato più di 5.000 articoli e studi, giungendo ad alcune conclusioni, non si sa quanto “spinte” ma sicuramente interessanti.
Le loro scoperte sono in contrasto con le stime dell’OMS e dell’IAEA che dicono che le morti attribuibili a Chernobyl sono soltanto 31, tra le persone (Liquidatori) che sono intervenute sul luogo dell’incidente, tra gli 830.000 totali che sono stati incaricati di attenuarne le conseguenze. Infatti il nuovo libro ritiene che fino al 2005 fossero morti tra i 112.000 ed i 125.000 Liquidatori. Il Fallout di Chernobyl ha coinvolto l’intero emisfero settentrionale: circa 550 milioni di europei e 150-230 milioni di abitanti.
Il numero di morti in tutto il mondo dal 1986 al 2004 è stato di 985.000; numero che da allora è aumentato. Al contrario, l’OMS e l’IAEA stimano 9.000 morti e circa 200.000 vittime nel 2005. Nel libro si afferma che” IAEA ed ONU (ad esempio le relazioni del Chernobyl Forum) hanno ampiamente sottovalutato o ignorato molti dei risultati riportati nella letteratura scientifica dell’Europa Orientale”.
Gli studi recenti
Per decenni i ricercatori hanno studiato i sopravvissuti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki del 1945 per stabilire il collegamento tra le radiazioni e i rischi sanitari a lungo termine. Ma quei disastri hanno comportato dosi elevate di radiazioni assorbite in un periodo di tempo molto breve. Al contrario Chernobyl ha provocato l’esposizione della popolazione a dosi di radiazioni inferiori ma per un arco di tempo più lungo.
Quarant’anni dopo, un team internazionale ha analizzato in modo approfondito gli effetti genetici del disastro e la coppia di studi emersi dall’analisi ha rivelato dettagli rassicuranti.
Il più grande studio di questo tipo mai condotto -pubblicato sulla rivista Science- non ha riscontrato prove del fatto che i genitori che furono esposti alle radiazioni di Chernobyl abbiano trasmesso ulteriori mutazioni ai figli concepiti dopo l’esposizione.
L’altro studio, pubblicato anch’esso su Science, prende in esame il rapporto tra il fallout di Chernobyl e le centinaia di casi di carcinoma alla tiroide tra le persone che furono esposte. Lo studio fornisce dettagli su come si sono manifestati questi tumori, ma i ricercatori hanno scoperto che anche quelli che potrebbero essere causati dalle radiazioni non presentano marcatori che li contraddistinguono dagli altri.
In altre parole, anche se le ricerche sono estremamente approfondite, non hanno trovato una “firma” caratteristica delle radiazioni. “Quando si verificano le mutazioni chiave che provocano il cancro, questi geni prendono il sopravvento dal punto di vista biochimico, cancellando qualsiasi traccia delle radiazioni, come un’onda che distrugge un piccolo castello di sabbia”.
Gli autori dello studio (ed altri esperti esterni), quindi, concordano che è necessario proseguire con il lavoro specialmente per tracciare gli effetti delle radiazioni di Chernobyl sulla salute nei prossimi decenni. (5-continua)
Nelle foto le vacanze in Italia dei bambini di Chernobyl e l'approntamento di un robot
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commenti
elio
30 aprile 2026 06:29
In caso di incidenti nucleari i danni sono devastanti ed incontrollabili. Pure le nuove centrali in caso di atti terroristici non sarebbero indenni a provocare disastri. Con situazioni internazionali incerte, un continuo aumento del terrorismo spesso di matrice islamica legato ad una forte immigrazione da paesi ostili all occidente ed un continuo anti occidentalismo che ci fa abbassare le barriere rispetto ai possibili terroristi sul nostro paese a mio avviso non danno garanzie di sicurezza neppure le nuove centrali piu teconologiche in assoluto, e l'italia, mi pare di aver capito, che se ne metterà di nuove non si tratterà neppure di quelle di ultima generazione. Io all'idea non mi senti affatto sicuro