Armenia e Botturi svelano la ‘nuova Cremonese’: si punta sui giovani, sull’identità e sulla sostenibilità. A giorni il nome del mister
La conferenza stampa che si è svolta in tarda mattinata presso il Centro Sportivo “Giovanni Arvedi”, ha aperto ufficialmente la stagione 2026/27 della Cremonese e l’era del nuovo direttore sportivo Christian Botturi.
L’arrivo del dirigente bresciano avvia una profonda ristrutturazione metodologica e filosofica. La rotta tracciata dalla proprietà è chiara: ripartire azzerando le scorie del recente passato per costruire un club sostenibile e intimamente legato ai valori del territorio grigiorosso.
La nuova strategia abbandona la caccia a nomi altisonanti con ingaggi costosi, spesso vuoti di stimoli e senso di identità, per privilegiare profili caratterizzati da forti motivazioni.
Il DG Armenia ha tracciato la linea: la rosa sarà integrata dalle eccellenze del vivaio grigiorosso ed emblema di questo travaso generazionale è David Stuckler, di rientro dal ‘prolifico’ prestito al Vicenza — 13 reti e promozione in Serie B — affiancato da altri talenti di casa come Tosi, Triacca, Lottici Tessadri e Gabbiani. L'obiettivo di Botturi è inserire stabilmente under 23, italiani ed eventualmente stranieri, capaci di garantire sostenibilità e freschezza fisica e mentale. Un progetto che richiederà pazienza, ma volto a creare un gruppo con ampi margini di integrazione e crescita.
Sul fronte del prossimo mercato, la dirigenza ha lanciato un messaggio chiaro ed Armenia è stato categorico: la Cremonese non farà sconti né svendite di favore. Chi non possiede la giusta energia mentale può partire, ma solo alle condizioni economiche del club, tutelando così gli investimenti della proprietà. Botturi ha già avviato i colloqui individuali per sondare lo spirito dei singoli: serve una decisa voglia di rivalsa per cancellare le delusioni della scorsa stagione. Chi sceglie di restare deve sposare il progetto senza riserve.
A questo punto la scelta della guida tecnica è il primo nodo cruciale sul tavolo del nuovo ds. Il colloquio conoscitivo con Marco Giampaolo è stato definito doveroso ma non definitivo: la dirigenza si è presa alcuni giorni per riflettere e confrontarsi con la proprietà.
P’er quanto detto l’identikit del mister ideale prevede un profilo propenso a lavorare quotidianamente con i giovani, valorizzandoli e supportandoli nei passaggi a vuoto tipici della crescita. Questo scenario alimenta la suggestione di Davide Possanzini, reduce dal miracolo Mantova compiuto proprio in sinergia con Botturi, profilo perfetto per incarnare la nuova filosofia societaria.
In definitiva la svolta odierna certifica il fallimento concettuale della passata stagione, costosa e priva di un'anima identitaria. L'accumulo di “costosi incentivi” ha lasciato spazio alla necessità di ridefinire il futuro della Cremonese. La chiarezza di Armenia sulle regole delle uscite tutela le casse del club ed è un segnale forte per la piazza.
Bene ha fatto il ds Botturi a distinguere il "dover fare bene" e "voler fare bene": la volontà sottintende un cammino programmato a medio-lungo termine.
Accettare che il prossimo torneo possa essere di transizione non significa affatto ridimensionarsi, ma gettare fondamenta sane. Ora la palla passa alla scelta del nuovo mister, colui che dovrà tradurre questa rivoluzione sul campo.
La conferenza
Il direttore generale Paolo Armenia: “Botturi porta energie positive, sarà una Cremonese giovane e competitiva”
“Prima di tutto ritengo doveroso iniziare questo incontro ringraziando Simone Giacchetta per i cinque anni importanti vissuti con la Cremonese, in cui sono state raggiunte due promozioni, una finale playoff e una semifinale di Coppa Italia. È giusto sottolinearlo e salutarlo per quello che ha fatto con professionalità e serietà”.
“Lasciamoci alle spalle la retrocessione e ripartiamo con grande fiducia, energia e determinazione. La scelta del nuovo direttore sportivo è stata ponderata e valutata con grande attenzione: il suo è un percorso ad ampio raggio, iniziato nel settore giovanile e proseguito sia in Serie C che in Serie B. Christian Botturi porta con sé carisma, personalità ed energia positiva, oltre alla propria visione. La Cremonese vuole costruire una squadra composta da giocatori con voglia e determinazione di sposarne il progetto: chi ha altre intenzioni lo deve dire apertamente e non ne farà parte, a patto che venga riconosciuto il giusto indennizzo alla società per gli investimenti fatti”.
“Questo è un avviso importante che il direttore ha già iniziato a dare e mi sembra giusto dirlo per chiarezza. A completare la rosa ci saranno i giovani, perché la Cremonese vuole aprire una strada nuova: saranno quelli del settore giovanile grigiorosso, uno su tutti Stuckler che sarà parte integrante dell’organico e altri ragazzi che verranno valutati dal direttore sportivo e dal mister. Quella dei giovani è una strada che la Cremonese vuole intraprendere con determinazione, perché rappresentano un patrimonio e portano sostenibilità”.
“Il nostro obiettivo è quello di fare un buon campionato, non ci saranno altri proclami: siamo consci delle responsabilità che chi retrocede porta con sé. Abbiamo l’esperienza per vedere cos’è successo ad altre squadre retrocesse e le difficoltà che abbiamo riscontrato. Siamo consapevoli che servirà essere molto attenti e avere grande energia positiva e il direttore ne ha tanta. Questi, in sintesi, sono gli obiettivi e le strategie che la Cremonese metterà in atto nel prossimo campionato”.
Christian Botturi: “Orgoglioso di questa occasione, ripartiamo dai valori fondanti della Cremonese”
“Nel calcio di oggi non capita tutti i giorni di essere chiamati, ascoltati e poi scelti. A maggior ragione se a chiamare è una società di tradizione, cultura e con una proprietà importante come la Cremonese. Ringrazio con tutto il cuore il Cavaliere Giovanni Arvedi per la possibilità enorme di lavorare qui come direttore sportivo. Porterò con me il suo sguardo e la stretta di mano di benvenuto, perché ho percepito l’amore, la passione e l’energia che ha nei confronti della Cremonese. Mi rendo conto di arrivare in un momento emotivamente particolare, ma negli ultimi anni sono arrivate due promozioni e una finale playoff, quindi l’asticella è alta. Ora bisogna iniziare a lavorare lasciandosi alle spalle il passato: il futuro si costruisce nel presente, nel qui ed ora”.
“Per creare la nuova pelle della Cremonese la proprietà mi ha dato degli obiettivi. Primo, la competitività: chi rappresenta la Cremonese deve sapere di rappresentare una proprietà che è vincente al di fuori dello sport e io devo trasmettere questo a chi circonda la prima squadra.”
“Secondo punto: la valorizzazione dei giocatori che fanno parte della Cremonese. La società vuole trattenere i giocatori che capiscono la strada che la società vuole percorrere perché la Serie B è lunga, faticosa e difficile, e se non si è mentalizzati con determinati valori si possono avere anche giocatori fortissimi, ma se non capiscono il valore della maglia non siamo in linea con la proprietà”.
“Il terzo punto sono i giovani: la proprietà mi ha chiesto di lavorare e valutare attentamente i giovani under 23, italiani e non solo. Con particolare attenzione a quelli che provengono dal settore giovanile, che ha organizzazione, gestione e qualità. Giustamente ricordiamo Stuckler, che farà parte della prima squadra, ma ci sono anche altri come lui nei quali bisogna credere con convinzione: Tosi, Triacca, Lottici Tessadri, Gabbiani e non solo. Il collante di tutti questi punti è la trasmissione dei valori che sono presenti in questa provincia, come resilienza e umiltà.”
“La società li mette in mostra tutti i giorni e la squadra deve averli in mente. Mi piacerebbe che si respirassero anche nella squadra degli invisibili, di chi fa il lavoro nascosto e mostra una grandissima passione. Mi fa piacere che il direttore Armenia parli di energia nei miei confronti. Io non faccio nessuna promessa, ma conoscendomi posso dire che la mia speranza è quella di trasmettere queste cose nel quotidiano alla squadra in modo che i tifosi si identifichino nei giocatori: gente compatta e che rappresenta la Cremonese”.
L’intervista al ds:
Su Giampaolo.
“Ieri ho avuto un incontro con mister Giampaolo, era doveroso conoscerlo e abbiamo parlato della Cremonese. Non voglio andare nello specifico sul mister, perché voglio prendermi le prossime ore per condividere questo incontro con la proprietà. Di certo la scelta dell’allenatore è fondamentale. Abbiamo creato un identikit del mister che servirà e una volta scelto lavoreremo sulla scelta della squadra. È una scelta importante e quindi è giusto prendersi del tempo e confrontarsi con la proprietà”.
La Cremonese ha una buona base da cui ripartire. Ha già contattato alcuni giocatori?
“Ho iniziato a fare delle chiacchierate con diversi ragazzi, ma a livello tecnico non mi posso sbilanciare finché non ci sarà l’identikit tecnico-tattico della squadra. Non ho approfondito questo tema con i giocatori, sono cosciente che la Cremonese può avere uno zoccolo duro di qualità, ma il problema è la mente, l’energia che un giocatore ha: la proprietà è stata chiara, per essere qui bisogna avere le energie giuste e spirito di rivalsa. Prima pensiamo all’allenatore, la settimana prossima definiremo e poi penseremo al progetto tecnico”.
Arrivando dall’esterno, qual è la sua percezione della Cremonese nel contesto nazionale?
“Non dico isola felice, ma è una delle poche società strutturate dove si può avviare un progetto a lungo termine. Al giorno d’oggi avere un centro sportivo di proprietà, un settore giovanile così organizzato e una proprietà che ama così tanto la Cremonese non è affatto garantito. La Cremonese ha cultura e storia, qui sono passati giocatori che hanno inciso nella storia del calcio italiano e tanti dirigenti importanti sono passati da qui e per questo mi sento onorato”.
Cosa porta a Cremona dell’esperienza vissuta a Mantova?
“In questi mesi non sono mai stato fermo, mi sono aggiornato e ho dedicato del tempo alla mia famiglia perché questo è un lavoro logorante. A Mantova è stata un’esperienza completamente diversa, la struttura della società è diversa e ciò che non voglio fare è snaturarmi come non ho fatto nelle squadre precedenti. So di avere tanto da imparare e sono sicuro che qui migliorerò come fatto altrove”.
Quali saranno le sue modalità di comunicazione? Come potersi riavvicinare ai tifosi?
“Io rappresento il club ed è giusto che le regole e l’indirizzo siano quelle del club. Sicuramente per mie caratteristiche penso di avere una linea diversa rispetto al passato, e lo dico solo per auto valutarmi. Ripeto che non sono qui per snaturarmi, sono a disposizione e non ho nulla da nascondere: mi prenderò sempre le mie responsabilità. Negli ultimi anni non mi sono mai nascosto, perché quando una persona sa di lavorare, dare il massimo e fare di tutto per la società non c’è da avere timore. Quando sono venuto a Cremona da avversario ho sempre percepito passione da parte dei tifosi: in questa piazza i colori grigiorossi scorrono nelle vene e il tifoso si sente della Cremonese. Starà a me emanare queste sensazioni, rimanendo me stesso. Il messaggio più importante che posso dare ai tifosi è che farò sì che la squadra metta in campo le emozioni che loro mostrano tutti i giorni”.
Cosa l’ha spinta ad accettare la Cremonese? Quando è nato tutto?
“Quando sono stato contattato, il Cavaliere Arvedi mi ha chiesto se sarei stato contento di diventare il direttore sportivo grigiorosso. Ho risposto di essere già orgoglioso di essere di fronte a lui, spiegando che venivo da diversi colloqui ma volevo dare priorità alla Cremonese. E come non si potrebbe? La Cremo ha qualcosa di diverso, e lo dico da amante del calcio. Conosco tanti ex calciatori che a Cremona hanno scritto pagine importanti di storia e ho ricevuto tanti messaggi da parte loro. Uno mi è rimasto impresso più di altri: “Benvenuto nella mia Cremonese”. Questo significa che indossare questa maglia dà qualcosa di diverso rispetto ad altri club ed è il motivo per cui ho accettato. Probabilmente con il tempo capirò anche io cosa significa rappresentarla e sono conscio di dove sono arrivato”.
La scelta dell’allenatore sarà anche in funzione del lavoro con i giovani?
“Con la società abbiamo stilato un identikit di allenatore che ha nei punti cardine la ricezione della nuova linea della Cremonese. Credere nei giovani significa farlo dal punto di vista tecnico, ma anche nel confronto utile a reagire agli errori che chi è giovane può commettere. Mi auguro che l’allenatore abbia chiaro questo discorso: i ragazzi possono avere difficoltà a livello emotivo con la gestione delle responsabilità ma se la linea è chiara loro possono crescere con velocità. La scelta dipenderà anche da questo aspetto”.
La volontà di puntare sui giovani può rappresentare un nuovo progetto per la Cremonese?
“Secondo me il concetto che deve passare è che la Cremonese non deve fare bene, ma vuole fare bene. Nel volere far bene c’è dietro progettualità, un percorso che avrà al suo interno anche i giovani. Questo implica la condivisione quotidiana di tutte le componenti della società per valutare se sta funzionando. Ci sono altre società che sono obbligate a fare bene, noi invece vogliamo farlo perché qui c’è una società vincente e con dei valori. Puntare sui giovani dà anche sostenibilità e permette di sostenere economicamente una società”.
Che campionato è stata l’ultima Serie B?
“Il campionato è equilibratissimo, non lo invento di certo io. L’equilibrio tra prima e ultima in classifica è tale da rendere combattuta ciascuna partita. Nella prima stagione che ho vissuto in cadetteria con il Mantova, il 70-80% della rosa era composto da giocatori che non avevano mai giocato in Serie B, eppure è stato raggiunto l’obiettivo prefissato. Per questo dico che è fondamentale la sintonia mentale, a maggior ragione dato che chiunque sfiderà la Cremo lo farà con il coltello tra i denti per i risultati che ha raggiunto in questi anni”.
Sarà una squadra composta da più giocatori stranieri o italiani?
“Finché non definiremo l’allenatore non posso approfondire sulle caratteristiche tecniche. Il calcio è diventato globale, la Cremonese è un club di spessore e quindi monitoreremo anche i campionato esteri, anche se io ho lavorato con tanti ragazzi italiani. In questi giorni a Cremona sto respirando la sensazione di lavorare per una società importante”.
Sente di dare un obiettivo specifico ai tifosi?
“Ho esordito dicendo che non faccio promesse, ma specificando che la proprietà della Cremonese è vincente nella vita di tutti i giorni. Per questo ho l’obbligo di creare una squadra competitiva, sarà un mix di giovani ed esperti e spero che questo insieme possa essere vincente. Tra i principi cardine della volontà di fare bene c’è la creazione di una base che possa durare nel tempo: se devo far bene sono chiamato a costruire una squadra con determinati crismi, mentre il voler far bene impone di lavorare sul medio-lungo periodo con i giovani. Oggi non c’è un obiettivo specifico, bisogna prima capire la linea data dalla società. Impariamo a lasciarci alle spalle il passato e a vivere con positività il futuro, poi insieme capiremo gli obiettivi sportivi della stagione. Sicuramente la Cremonese avrà la competitività”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti