11 gennaio 2026

Arrivano le Olimpiadi, ricordiamo Foscolo Bertazzoli, il primo campione di sci cremonese. Discesa libera, slalom con i grandi campioni. Poi la partenza per la Russia in guerra da cui non fece ritorno

Arrivano le Olimpiadi invernali Milano Cortina da 6 al 22 febbraio. E a Cremona sabato 17 gennaio ci sarà a Cremona il passaggio della Fiamma Olimpica. Grazie a una ricerca di Cesare Castellani, raccontiamo la storia del primo campione di sci cremonese, Foscolo Bertazzoli.

A Foscolo Bertazzoli era intitolato lo Sci Club del CAI. Una figura sicuramente poco nota al gran numero degli sportivi cremonesi, ma un ottimo sciatore, senza dubbio il migliore tra quanti si dedicarono al più tradizionale degli sport della neve nonostante fosse nato proprio al centro della Pianura Padana: un vero amante della montagna e di tutti gli sport e le attività che si praticano in alta quota. Purtroppo Foscolo scomparve, ancor giovane, durante la campagna di Russia e di lui niente più si seppe.

Nacque a Pontevico nell’aprile del 1910, ultimo di cinque fratelli figli di un commerciante di vino che nel 1919 si trasferì con la famiglia a Cremona. Foscolo in città frequentò la Scuola Tecnica e trovò occupazione presso l’Industria Arti Grafiche che in quel periodo aveva da poco aperto i battenti in Via XX Settembre.

Estroverso e ottimista, soprattutto creativo, come del resto il fratello maggiore Cirillo, quotato pittore e fotografo, fu avviato proprio da questi all’amore per la montagna che cominciò a conoscere all’età di 13 anni.

Fu proprio la montagna il mezzo ideale per esprimere la sua grande esuberanza, la sua straripante vitalità. Il Trentino e soprattutto la Val di Pejo furono teatro delle sue prime esperienze.

Pur di vivere qualche giornata tra le montagne, si adoperava per aiutare i contadini anche nei lavori più umili, come la raccolta del fieno o la cura degli animali. Visse, insomma, la vita dei montanari.

A vent’anni, comunque, era già in grado di compiere ascensioni importanti come la traversata alpinistica del Gruppo dell’Adamello con la salita al Carè Alto e fu proprio in questo periodo che scoprì lo stupendo mondo dello sci-alpino tanto che sarebbero stati proprio gli sci a regalargli le migliori soddisfazioni soprattutto in campo agonistico.

Iniziò la sua attività nei primi Anni Trenta sulle vicine montagne bresciane, in Bazena, al Passo di Croce Domini. Si saliva faticosamente con le pelli di foca e gli sci in spalla per poi scendere velocemente a valle nella neve fresca, con quegli sci lunghi più di due metri esclusivamente di fabbricazione nordica, gli attacchi a ganascia fissa e lo scarpone, chiodato fermato con cinghie di cuoio con una leva metallica sul tacco.

I bastoncini lunghissimi, con l’impugnatura in pelle, terminavano con una punta metallica ed avevano larghe rotelle in vimini pur esse fissate con listelli di cuoio.

Singolare, ma modernissimo per quei tempi, l’abbigliamento dello sciatore, con gli svolazzanti calzoni alla zuava. I calzettoni di lana grossa, camiciola di lana, maglione e spesso anche la cravatta. Testa solitamente scoperta con, al massimo, una fascia di lana sulla fronte e grossi occhiali da motociclista e per riparare le mani, delle manopole di lana grezza.

Erano i tempi in cui si prendevano le curve con il telemark che permetteva di affrontare anche discese molto ripide e che diede origine allo sport dello sci alpino: Foscolo ne fu subito uno degli interpreti tra i più bravi, tanto che nel 1933 iniziò la sua attività agonistica.

I primi successi nel 1935 quando partecipò alla V Giornata della neve e vinse la gara individuale classificandosi anche al secondo posto con la squadra di cui facevano parte il fratello Cornelio, Andrea Repellini, Lino Azzolini e Ferruccio Gnocchi.

Pur non trascurando le escursioni soprattutto in Adamello, fu sempre lo sci la sua grande passione tanto che appena si aprì la scuola di sci allo Stelvio fu tra i primi a prendervi parte avendo anche la possibilità di stringere amicizia con i più forti agonisti del tempo come i fratelli Sartorelli (Giacinto prese parte alle Olimpiadi invernali di Garmish Partenkirken del 1936) Leo Gasperi, Leo Zertanna .

A Madonna di Campiglio, in quegli anni, si svolgevano regolarmente i Campionati cremonesi che lo vedevano sempre vincente sia in discesa libera che in slalom, ma soprattutto è da ricordare il decimo posto ottenuto in quella che era una delle più importati gare del tempo, riservata agli sciatori di prima categoria, la Discesa Gigante della Marmolada, un piazzamento che vale molto se si considerano le condizioni in cui si svolse la sua gara. Era infatti giunto all’ufficio iscrizioni la sera precedente, quando le iscrizioni già erano chiuse ed aveva ottenuto di poter partire indossando però il pettorale n. 1.

Fungeva praticamente da apripista su un percorso che non era un tracciato come quelli attuali, ma solo una pista segnata ai lati da bandierine rosse. A complicare le cose, una abbondante nevicata notturna aveva praticamente coperto le bandierine stesse.

 

Foscolo si lanciò per primo nella neve fresca e illustri avversari che portavano i nomi di Lacedelli, Monti, Compagnoni e Confortola, scesero alle sue tracce.

Non trascurò neppure lo sci di fondo e quando a Cremona si svolsero le gare di fondo in notturna in Piazza Roma fu sempre il protagonista principale, insieme ai fratelli, di quello spettacolo inusuale per una città di pianura.

Lo chiamavano il “Medagliere” per le tante medaglie vinte che finirono quasi tutte donate per la “raccolta dell’oro alla patria” e molti lo conoscevano e ammiravano soprattutto quando, d’inverno, abitava in Via Ghinaglia preso il passaggio a livello, si recava al lavoro sciando.

L’ultimo successo il 23 febbraio del 1941 quando, ad Asiago guidò la squadra di sci di Cremona al secondo posto assoluto ai Campionati Italiani. Ne facevano parte Palazzoli, Gennari, Etter e Pecchioni.

La guerra però, batteva alle porte: si arruolò come volontario sperando di far parte del corpo degli Alpini ove avrebbe potuto far valere la sua esperienza. Già nel luglio del 1941 era in Jugoslavia, quindi a Frossasco nel torinese come Caporal Maggiore del 17° Battaglione CC.NN, quindi in Sicilia, alle pendici dell’Etna.

Poi lui, alpino mancato, si trovò in Russia e dalle steppe nevose non tornò più. La sua ultima lettera alla famiglia è del dicembre 1942.

Nelle foto Foscolo Bertazzoli, sciatori cremonesi in gara a San Colombano e a Madonna di Campiglio

Cesare Castellani


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