Condottieri e Capitani di ventura oltre che pirati a Casalmaggiore, transiti e battaglie in riva al Po
"Questo disgraziato paese...fu più volte preso e ripreso da quelle potenze belligeranti" (G. Romani)
La storia d'Italia fu, per più di due secoli, strettamente legata alle ambizioni, alle lotte, alle fortune dei condottieri: dalla fine del ‘300 a tutto il ‘500 i condottieri determinarono il formarsi o l’estinguersi, di principati, di ducati e di piccoli staterelli fin tanto che nel Paese non arrivarono eserciti stranieri che con la loro forza chiusero un periodo particolarmente travagliato.
Anche Casalmaggiore, o meglio tutto il casalasco, subì l’alternarsi di un dominio dopo l’altro, e a causa di questo dovette sopportare la continua occupazione o il passaggio di truppe destinate ad imprese che possiamo dire “maggiori” ossia la conquista di grandi città e con esse di nuovi domini lasciando al nostro territorio il terribile ruolo di sostentamento di tali truppe.
Probabilmente ciò dipese dal fatto che Casalmaggiore da una parte era posta ai confini di vari stati spesso in lotta fra di loro e dall’altra per il fatto di non aver avuto un proprio casato capace di imporre la propria forza su tutta la zona, di stringere rapporti, allearsi con altre potenze e quindi capace di amministrare e difendere la propria terra, alla nostra Casalmaggiore si diceva non restava altro che accettare di essere dominata da entità più potenti mettendo a “disposizione” i prodotti della propria terra, la propria ricchezza e di fornire mano d’opera e mezzi per lavori importanti per i dominatori (costruzione mura, argini, canali ecc.)..
Ciò che stupisce è il fatto che in un quadro di così grande instabilità politica ed economica generale, il nostro Comune cercò in tutti i modi di salvaguardare la propria autonomia la cui massima espressione risiedette proprio negli statuti approvati nel 1424 ed in cui trovarono conferma norme di comportamento già da tempo condivise da tutta la comunità, la nostra autonomia (amavamo definirci “terra separata”) che però non ci risparmiò da continue vessazioni mancandoci la capacità e la forza di difenderci.
Nonostante il fatto di aver avuto sin dai tempi più lontani una fortificazione, delle mura con torri, due castelli: Castelvecchio e Castelnuovo, il Po che poteva sì essere un pericolo ma anche una difesa, nonostante tutto questo, fummo alla mercé di tutti coloro che per varie ragioni ci assalirono, occuparono, saccheggiarono lasciandoci solo la capacità di rinascere dalle nostre ceneri. E forse al fondo del nostro carattere, della nostra “cultura collettiva” c’è questo imprinting: accettare tutto per trovare comunque il modo di sopravvivere ed andare avanti.
E non furono solo i grandi eserciti delle potenze belligeranti, ma anche alcuni dei grandi condottieri e pirati che per varie ragioni fecero visita al nostro territorio e di cui poco o nulla conosciamo poiché non è facile estrapolare dai testi dei vari storici della nostra comunità la presenza di tali figure. Spesso si parla dei signorotti dei vari ducati se non dei re o imperatori che si combatterono e scontrarono fra di loro, che occuparono o perdettero territori, ma dietro a tali entità nei secoli XIV° e XV° vi erano dei condottieri o capitani di ventura che per denaro e per aumentare la potenza e la fama dei propri casati, combattevano al soldo dei vari dominatori, cambiando anche spesso il referente per varie ragioni, non sempre nobili.
Tali capitani con le proprie milizie mercenarie, che, come vedremo, si muovevano sul territorio nazionale con una velocità impressionante per quei tempi, combattevano contro nemici dal nord al sud del Paese, dando il permesso di saccheggio ai propri soldati quando non ricevevano il compenso pattuito dal proprio “committente” o quando tale compenso pensavano di tenerlo per se per potenziare il proprio casato senza pagare i propri “dipendenti” o addirittura ricattando il committente stesso, sempre per denaro, attraverso la devastazione dei suoi possedimenti, oppure cercando di incassare le taglie che venivano poste sulle teste dei propri concorrenti.
Ovviamente ove passavano le loro milizie (provenienti per lo più dai propri territori di origine) reperivano ciò che serviva per il proprio sostentamento in maniera violenta. Spesso mancava il senso della misura oltre a quello della disciplina. Con coloro che combattevano (chiamati “lance”) vi erano due o più aiutanti anch’essi alla necessità combattenti e oltre a questi erano accompagnati da una pletora di personaggi: dal maniscalco, al medico, dal cuoco al macellaio, dal sarto al sacerdote oltre a donne carri e cavalli. Insomma una moltitudine che ove arrivava, come cavallette, distruggeva tutto e che comunque quando si metteva in cammino, lasciava al suo passaggio, una scia di lutti e devastazioni.
Ma l’economia girava anche intorno a tali Compagnie: si pensi che dopo la battaglia di Maclodio del 1427 in cui tutte le truppe del Visconti vennero disarmate, in pochi giorni vennero di nuovo rifornite di 4000 armature per cavalieri e 2000 per fanti. Ciò significa un apparato produttivo eccezionale ed in cui fecero fortuna alcune famiglie i cui nomi sono Corio, Vimercate, Missaglia e Modrone, per citare i più noti.
Tali condottieri, con il loro seguito, spesso per passare dal nord al sud del Paese, transitavano anche da Casalmaggiore poiché l’attraversamento del fiume poteva essere facilitato dai bassi fondali derivanti dalla grande estensione dello stesso e dalle isole di sabbia che erano presenti oltre che per il fatto che non venivano ostacolati in questo loro passaggio. In caso di piene l’attraversamento avveniva con chiatte trainate da funi e guidate con pali lunghi e poi con ponti improvvisati su barche. E ciò avveniva anche fra Brescello e Viadana, altro punto importante di attraversamento del fiume. In altre occasioni, sappiamo di attraversamenti di torrenti o fiumi minori anche con la costruzione di ponti improvvisati legando fra loro botti di legno (proprio quelle per il vino) su cui venivano poste assi e fascine.
Uno dei tanti Condottieri che passò il fiume da noi, fu un tal Mercurio Bua di origini albanesi, la cui storia potremmo prenderla proprio a dimostrazione del come cambiavano frequentemente bandiera: infatti passò dal soldo di Venezia da cui si staccò a causa del ritardo delle paghe per i suoi militi; passò al servizio di Ludovico Sforza, alla cui sconfitta, passò poi al soldo del Re di Francia, per andare successivamente al soldo dell’Imperatore Massimiliano d’Austria, per poi ritornare al soldo di Venezia. Proprio per conto dei Veneziani lo troviamo con una compagnia di stradiotti (il Marin Sanudo li descrive come: ”optimi a far corarie, dar guasto a paesi, investir zente et fedeli sono al suo signor; et non fanno presoni ma taglian la testa, et ha per consuetudine un ducato per una dal capitanio. Manzano poco, et di tutto si contentano, perché li cavalli stia bene.”) dalle nostre parti. Personaggio quindi alquanto complesso, fu capace di far prigioniero persino il famoso Ettore Fieramosca, di prendersela a Sabbioneta con un tal Manoli Boccali (altro condottiero), sconfiggendolo e facendo prigionieri 200 suoi cavalieri, solo perché costui si era rifiutato di sposare sua sorella, in questo modo offendendolo! Imperversò con le sue truppe fra Verona e Brescia creando danni ingenti alle truppe spagnole e imperiali, e passò appunto il Po a Casalmaggiore venendo da Parma per andare a Cremona e sulla strada subì una prima sconfitta. Nonostante questo continuò a chiedere denari a Venezia, riscuotendo anche le taglie poste sulle teste dei suoi avversari.
L’unico Capitano di ventura citato nelle cronache di quei secoli ed originario di Casalmaggiore fu un certo Antonio da Casalmaggiore che partecipò alla battaglia di Lova (Campagna Lupia – Venezia) ove si scontrarono nel maggio del 1373 truppe padovane (comandate da Francesco da Carrara) con truppe veneziane, ed ove venne fatto prigioniero. Altre notizie di tale personaggio non si sono trovate
Pietro Navarro di Navarra, detto il Salteador, passò il Po a Casalmaggiore nel 1521 al soldo dei francesi combattendo contro Prospero Colonna. E’ annoverato oltre che fra i condottieri anche fra i corsari avendo combattuto per mare contro i veneziani. E’ ricordato per la sua maestria nell’uso delle mine per assalire le fortezze nemiche.
Anche un tal Cesare da Napoli di umili origini ma appassionato all’uso delle armi, passò da Casalmaggiore nel 1557 combattendo contro i francesi che tentavano di bloccare la navigazione sul Po. Anche questo fu un personaggio solito a cambiar casacca, al soldo di vari committenti (le cosiddette “condotte”), arrivando a combattere persino i protestanti in Germania,.
Abbiamo accennato alla “guerra di corsa” e certamente un esperto in materia non poteva non essere che Giovanni Grimaldi di Genova, signore di Monaco, che viene citato nel “Dizionario” a cura di Goffredo Casalis, che recita: “Giovanni Grimaldi I°, Ammiraglio di Genova, suddito del Visconti, fece la guerra contro Venezia sul Po mentre il Visconti la faceva da terra. La vittoria da lui riportata sopra l’Ammiraglio veneto Nicola Trevisani il 28 maggio 1431 onorò la repubblica ligure. Il Trevisani conduceva su Cremona un considerevole naviglio di centotrentasette vele tra grandi e piccole; il più grande capitano del suo secolo cioè il Carmagnola, guidava l’esercito presso la riva. Giovanni Grimaldi seppe afferrare la maggior corrente del fiume e separar dall’esercito condotto dal Carmagnola la veneta flotta, gettandola furiosamente all’opposta riva, uccidendo duemilacinquecento uomini e prendendole 70 navi ed un immenso bottino.” Anche da parte di Mario d’Onofrio viene scritto a proposito di Giovanni Grimaldi :”Egli fu vincitore, per il Duca di Milano, dei veneziani del Carmagnola sul Po a Cremona nel 1431.”
Nel periodo preso in considerazione, sul Po, e non solo, vi furono parecchi scontri in particolare fra le flotte e gli eserciti del Visconti e successivamente dell’Aurea Repubblica Ambrosiana e quelli della Repubblica di Venezia. Tali scontri avvenivano fra soldatesche di vari capitani di ventura: così Casalmaggiore conquistata dai viscontei, nel 1427 viene bombardata e conquistata dai veneziani guidati dal Carmagnola in uno scontro fra navi e truppe terrestri. Nel 1448 sempre nello scontro fra le due potenze parteciparono Luigi dal Verme, uno che non aveva problemi di passare al soldo di chi meglio pagava, Cristoforo Torelli, duca di Montechiarugolo e Guastalla, Pietro Maria Rossi per lungo tempo al soldo dei milanesi per passare poi con i veneziani (muore nel suo castello di Torrechiara), Jacopo Piccinino per citarne alcuni.
Niccolò e Francesco Piccinino nel 1438 avevano conquistato Casalmaggiore per conto di Filippo Maria Visconti di cui erano al soldo. Da notare la velocità con cui questi cavalieri si spostavano: nello stesso mese in cui conquistarono Casalmaggiore, ossia giugno, provenivano prima da Sansepolcro in Provincia di Arezzo, passarono poi a Fano nelle Marche, passarono per Rimini, Bologna, conquistarono Casalmaggiore e con ponti improvvisati passarono l’Oglio a Canneto e a Marcaria per colpire gli interessi veneziani nel bresciano agli inizi di luglio. Tutto in un mese, spostandosi con tutto il seguito e ovviamente approvvigionandosi sul posto!
Tutti i nomi citati oggi sono oggetto di studio storico, ma ai loro tempi solo a pronunciarli, incutevano paura, facevano sì che la gente scappasse dai villaggi in cui si pensava che potessero passare, da più parti s’invocava la protezione divina per non essere toccati da simili flagelli. Anche gli abitanti di Casalmaggiore, compresi i religiosi, al loro arrivo, spesso scappavano con i loro beni più preziosi, riparando in località vicine.
Abbiamo all’inizio accennato al fatto che molti capitani o condottieri di ventura combattevano per rafforzare la potenza del proprio casato. I Gonzaga di Mantova ne erano certamente maestri. Il Duca Federico II° Gonzaga combattè per denaro al soldo della Chiesa, di Carlo V°,sostenne i lanzichenecchi guidati dal Brunswick e ad un altro comandante di lanzichenecchi, il Frundsberg (quelli proprio del “sacco di Roma” del 1527) a cui mandò in segno di amicizia 500 ostriche, due botti di malvasia, pesce, formaggi, quindici paia di pernici, venticinque capponi, prosciutti, salami e spelta (farro). Ovviamente solo per amicizia! Aspirava ad ottenere dai veneziani Asola, Lonato, Peschiera, Sirmione ed in subordine Casalmaggiore, Spineda, Calvatone e Piadena, ottenendo un netto rifiuto. Ottenne invece il titolo di Duca di Mantova da Carlo V°. E che dire di Ludovico Gonzaga, marchese di Mantova detto il “Turco”. Passò dai veneziani ai milanesi e viceversa, seguì il Piccinino, compì scorrerie nella zona di Budrio nel Ferrarese e nella zona di Cento, o del Signore di Castel Goffredo Luigi Gonzaga che passò anche lui dal soldo di Venezia a quello del papato, e assieme a Ettore Visconti e Zuchero (Jacques de Succre, Borgognone), partecipò alle loro scorribande e collaborò con Malatesta Baglioni, con il Della Rovere. Si fermò a Casalmaggiore nel 1527. Personaggio anche questo particolare, intento a guadagnare il più possibile dalle sue azioni e non soddisfatto da quanto percepito da Venezia passò sotto l’impero. Lui che praticava il ladrocinio fece arrestare ventidue banditi accusati di aver rubato nei suoi territori e ne fece massacrare dodici a colpi di scure!
E come dimenticare Pirro Gonzaga di Bozzolo, Luigi “Rodomonte” Gonzaga duca di Traietto e padre di Vespasiano Gonzaga, Giovanni Gonzaga Marchese di Vescovato a cui è affidato il feudo di Calvatone, Piadena, Spineda e Casalmaggiore o Alessandro Gonzaga, marchese di Vescovato, che al soldo degli Sforza nell’aprile del 1522 mise per tre giorni e tre notti la nostra cittadina a ferro e fuoco e l’anno successivo ad ottobre con 1500 uomini distrusse Gussola, Martignana di Po, mandò via gli abitanti di Agoiolo dalle proprie case e poi si sfogò con i pochi rimasti chiedendo una taglia per la loro libertà. Le sue scorribande non finivano mai. Nel 1524 alloggiava con i suoi uomini a Villanova, a Vicoboneghisio ed a Vicobellignano. Tentò, anche se inutilmente di assoldare un migliaio di uomini a Casalmaggiore, per poi spostarsi verso Cremona. Ma ritornato con tre “galantuomini” quali Alessandro Bentivoglio, Rodolfo da Varano ed Antonio Corso attaccò ancora Casalmaggiore e vinto definitivamente gli uomini del Pallavicini, che al soldo dei francesi si era ampiamente “divertito” a saccheggiare case e negozi non ottenendo denaro, anche lui si dedicò ad un nuovo sacco della nostra cittadina. Fu socio appunto di Alessandro Bentivoglio da Bologna sulla cui testa Papa Giulio II° aveva posto una taglia di 4000 ducati vivo o 2000 ducati morto. Insomma non ci siamo proprio fatti mancare nulla in termini di presenza di gente pronta a spogliarci di tutto pur di arricchirsi.
Ma da noi sono passati anche il Bartolomeo d’Alviano, lo stesso Sigismondo Malatesta signore di Rimini, Ottobono Terzi di Parma (anche lui personaggio diventato famoso oltre che per le sue imprese militaresche anche per aver fatto imprigionare a Parma i figli della fazione avversa con più di 5 anni). Un suo uomo, un certo Guido Torelli (già visto dalle nostre parti) venne ucciso nel modenese e il suo corpo, squartato, in parte venne fissato ad una delle porte di Modena ed un’altra parte a una porta di Cremona e la sua testa issata davanti alla porta del duomo di Modena! Ciò a testimonianza del come certi capitani di ventura potessero finire la propria esistenza.
Ed un lungo discorso, come sopra detto, meriterebbe la figura del Piccinino, Niccolò e dei suoi figli Francesco Jacopo e Angelo. Tranne Angelo, tutti sono passati da Casalmaggiore e sono considerati i maggiori condottieri del XV° secolo. Li troviamo impegnati in due battaglie epiche, ben descritte dal Romani, di fronte a Casalmaggiore, sul Mezzano sia nel 1446 che nel 1448 una volta al soldo dei Visconti ed un’altra al soldo della Repubblica Ambrosiana sempre contro la Repubblica veneziana.
Con loro hanno combattuto i migliori capitani di ventura dell’epoca quali per esempio Antonio da Landriano, Luigi dal Verme, Antonio da Trivulzio, Pietro Maria dei Rossi, mentre con i veneziani troviamo personaggi quali Giavannantonio Gattamelata, Guido Rangoni Guglielmo da Monferrato oltre a Michelotto Attendolo, Niccolò Trevisan e Andrea Querini.
Per ognuno di questi capitani di ventura che ci hanno onorato della loro presenza si potrebbero scrivere pagine e pagine di storia.
Un accenno ad un altro capitano di ventura che con Casalmaggiore ebbe un particolare rapporto: parliamo di Galeotto II Pico dalla Mirandola. Costui depredò per ben due volte il nostro territorio, prima nel 1537 ed una seconda volta nel 1544 “…la qual gente si partì alli 6 di Maggio e andò oltre Po su quello di Cremona, e s’accamparono in Casalmaggiore dove si fornì la massa in spacio di giorni nove e fatta la mostra pagarono fanti 9000 e 100 cavalli del signor Galeotto, e cavalli 40 del conte Giorgio da Martinengo, fermandosi, come habbiam detto, per giorni 9 in Casalmaggiore….” Ma è da ricordare anche per aver ospitato nel 1547 il Pietro Bresciani, medico, di Casalmaggiore, inquisito per eresia e la cui storia può essere meglio conosciuta leggendo la memoria presentata da G. Sanfilippo: La Chiesa rinnovata di Casalmaggiore e i processi del 1547-1548 contro gli eretici pubblicata in “Girolamo Savonarola da Ferrara all’Europa, Atti del Convegno Internazionale” – Sismel 2001.
Se ne potrebbero citare numerosi altri di capitani di ventura che ci hanno fatto visita, anche solo di passaggio, ma non possiamo non citare il Carmagnola.
Francesco Bussone detto il Carmagnola (dal paese d’origine) da soldato di ventura in proprio passò nel 1412 al soldo di Filippo Maria Visconti di cui divenne consigliere oltre che maresciallo compiendo vari servizi ed avendo in cambio riconoscimenti di una certa importanza. Lo troviamo una prima volta ad occupare Casalmaggiore e Brescello nel maggio del 1419 ed il mese successivo devasta e saccheggia Piadena oltre ad altri centri, sia del cremonese (conquista Cremona stessa) che del bresciano e Brescia venne conquistata nel 1422 per essere poi assalita ancora un’altra volta dal Carmagnola stesso che nel frattempo era passato al soldo dei veneziani, e scontrandosi con altri capitani di ventura con cui prima scarozzava a conquistare paesi e territori. Rifiutò di venire in soccorso di Fantino Pisani, provveditore per i veneziani a Casalmaggiore, mentre le truppe e le navi viscontee tentavano di riprendere la cittadina. Ma nel 1427 affiancò il Bembo nello scontro fra veneziani e milanesi sul Po, prima a Brescello, poi a Casalmaggiore ed infine a Cremona e riconquistò Brescia, nello stesso anno sconfisse Antonio da Pontedera che presidiava Casalmaggiore e la riconquistò, lo ritroviamo nel giugno del 1431 quando venne sconfitto dalla flotta viscontea e l’anno successivo, a maggio, venne portato in Piazza San Marco e decapitato con l’accusa di tradimento. Il fatto che, come era consuetudine da parte dei maggiori capitani di ventura, o di uccidere tutti i nemici prigionieri o di lasciarli fuggire, derivava dal costo che avrebbero dovuto sostenere per il loro mantenimento, costo che andava e decurtare i guadagni della “condotta”. Anche il Carmagnola si attenne a questo tipo di comportamento con le truppe viscontee sconfitte durante la battraglia di Maclodio, truppe che lasciò deliberatamente fuggire. E ciò fu interpretato come tradimento o volontà di tradire. Per altri storici la vicenda del Carmagnola fu decisa dal fatto che Venezia voleva recuperare gli immensi tesori che il condottiero aveva accumulato.
Della triste sorte del Bussone ne scrisse il Manzoni nella sua prima tragedia “Il Conte di Carmagnola”.
Dovremmo parlare poi di Cristoforo Torelli, signore di Montechiarugolo, Simone da Correggio, Matteo da Busseto (questi nel 1523 con 40 fanti arriva a Casalmaggiore ove arresta Giacomo Moresco che con il Chiozzi fa parte della fazione legata ad esponenti filofrancesi contrapposta ai Dovara filosforzeschi) che troviamo anche a Cappella, a Vicomoscano e Staffolo: Il Romani ben riporta questi avvenimenti e gli scontri terribili fra le due fazioni, Carlo di Montone, Giovanni di Rieti, Tartaglia da Trieste, Alessandro Bentivoglio da Bologna, Taliano Furlano Signore di Piadena (infeudato dal Visconti, gli stessi che lo fecero decapitare per infedeltà), per citare altri condottieri che hanno avuto a che fare con la nostra cittadina.
Ma possiamo citare anche Francesco Rangoni (che non riesce ad evitare la sconfitta del Pallavicini e del Varolo a Casalmaggiore nel febbraio del 1525 ad opera di Alessandro Bentivoglio e Rodolfo da Varano), Fabrizio da Capua, calabrese, combatte spesso a fianco del Piccinino ed a Erasmo da Trivulzio; si ferma in Casalmaggiore con le proprie truppe dopo la conquista del 1427; Niccolò d’Este di Ferrara il quale dopo aver devastato il parmense nell’aprile del 1403, riesce ad attraversare il Po a Casalmaggiore con un ponte di barche, anche se contrastato dal Pallavicino; non parliamo poi di Francesco Sforza, duca di Milano, di Piero Strozzi di Firenze (nel 1544 dopo aver saccheggiato Luzzara attraversa il Po a Casalmaggiore), Jacopo dal Verme di Verona, il Malatesta Baglioni signore di Perugia (nel febbraio del 1427 è da noi), Ascanio Colonna, duca di Tagliacozzo, uno che con i lanzichenecchi partecipa al sacco di Roma dopo aver bel devastato il territorio di Guastalla, Bartolomeo da Villachiara di Brescia frequenta la nostra zona con Masino dal Forno ed tanti altri ancora, meno famosi ma non altrettanto meno terribili compreso Michele Gaissmayr da Vipiteno, famoso per un suo originale repubblicanesimo popolare, capo riconosciuto di una rivolta di contadini. Anche lui impegnato in Casalmaggiore.
In conclusione a questa brevissima (e sicuramente parziale) storia del passaggio sul nostro territorio di capitani di ventura, pirati, masnadieri non è possibile che trarre una conclusione o meglio un giudizio negativo così come fu sfavorevole il giudizio del Machiavelli sulle milizie mercenarie e sui loro capitani (nel suo “Libro dell’arte della guerra”), giudizio che merita ancora di essere ripetuto, perché ai condottieri, o certo alla maggior parte di loro, mancò il senso della misura e della disciplina, mancò la visione di un interesse più alto che non fosse la soddisfazione di cupidigie personali: le ambizioni loro, la slealtà, la febbre del combattere, lo sconvolgimento che avevano recato alla vita politica italiana e, in questo modo, contribuirono troppo largamente a quell'esaurirsi delle forze militari e politiche italiane, che fu tra le cause principali delle vittorie e del dominio straniero finché non si vennero ad istituire milizie alle dirette dipendenze dei singoli principi o dei comuni.
Con la creazione di eserciti stabili e il più massiccio uso delle armi da fuoco, si ebbe la graduale scomparsa delle varie compagnie al soldo dei vari signori dominanti (anche il portarsi appresso pesantissimi cannoni diventava un serio problema) e ciò contribuì al formarsi e consolidarsi degli stati moderni.
Nelle foto Mercurio Bua e Francesco Bussone detto il Carmagnola
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti
Anna L. Maramotti Politi
22 luglio 2026 17:01
Il saggio di grandissimo interesse porta a riflettere anche su un altro fenomeno che coinvolge Casalmaggiore. Mentre le truppe sconvolgono la cittadina con azioni cruente, ma rapide, la lingua locale va sempre più assimilandosi a quella di Castelvetro. Si tratta di due fenomeni storici differenti: uno, quello bellico, rapido e l'altro, quello linguistici, lento. Dato che nel testo si fa riferimento a Cremona, prossima a Castelvetro, quale rapporto c'è stato fra Casalmaggiore e Castelvetro? È una domanda che spero non interessi solo.me. il tema della lingua, già ottimamente trattato dal dr. Alberto Bernini, porta a riflettere come la vicenda linguistica s'intrecci con quella della azioni belliche.
Ancora complimenti vivissimi