8 settembre 2026

Il granchio blu, tante segnalazioni sul fiume. Risalgono il Po solo i maschi di grandi dimensioni (superiori ai 20 centimetri)

Si fanno sempre più frequenti le segnalazioni, gli avvistamenti e le catture di esemplari di granchio blu nel fiume Po, lungo tutta la fascia cremonese. La sua presenza è ormai notevole specie nel tratto compreso tra Cremona e Casalmaggiore, con segnalazioni che arrivano sia dalle due città che da Torricella del Pizzo, Motta Baluffi, San Daniele Po, Gussola: insomma un po’ da tutta la zona.

Famoso (per essere finito al centro anche di telegiornali nazionali) è stato il caso dell’esemplare pescato da Giulio Parenti di Zibello, poche settimane fa, proprio sotto al ponte “Giuseppe Verdi” nel territorio di San Daniele Po. Ma a questa, anche nei giorni successivi, si sono aggiunte parecchie altre segnalazioni e catture a dimostrazione del fatto che si tratta di una presenza ormai intensiva.  Specie eurialina, il granchio blu riesce ad adattarsi molto bene ai cambiamenti nelle concentrazioni di salinità, e che tollera range di temperature molto ampi. Preda molluschi bivalvi, crostacei e piccoli pesci, causando alterazioni negli equilibri naturali degli ambienti che colonizza. Gli studi più recenti mostrano una relazione significativa con le siccità e le magre del Po soprattutto del 2022 e di quest’anno e ne confermano anche  il sovraffollamento, ma sugli effetti nell’ecosistema d’acqua dolce non ci sono ancora dati sufficienti. Il fatto che la sua presenza è ormai significativa anche a molte decine di chilometri dal delta è un dato che si inserisce in una tendenza osservata negli ultimi anni dai ricercatori dell’Università di Ferrara, che hanno documentato la presenza del crostaceo in tratti sempre più interni del fiume. La distanza raggiunta è ormai decisamente rilevante ed  ora, è logico chiedersi perché il granchio blu stia risalendo il Po e quali conseguenze possa avere questa presenza sull’ecosistema fluviale.

Il granchio blu (Callinectes sapidus) è una specie alloctona in Italia e in Europa. Originario dell’oceano Atlantico, è arrivato nei mari europei probabilmente trasportato dalle navi attraverso le acque di zavorra. I primi avvistamenti risalgono alla metà del Novecento, ma la sua presenza è aumentata soprattutto negli ultimi anni. Nel 2022 la popolazione è cresciuta rapidamente nel delta del Po, nelle valli di Comacchio, nella sacca di Goro e nelle altre lagune del Nordest. Proprio in queste aree il granchio ha avuto un impatto significativo sugli allevamenti di molluschi, nutrendosi anche di vongole e cozze. Una delle possibili spiegazioni della crescita della popolazione è legata alla forte siccità del 2022. Con una portata del Po particolarmente bassa, l’acqua marina è penetrata più facilmente nel corso del fiume, creando condizioni favorevoli alla presenza e alla riproduzione dei granchi. Le successive piene del 2023 potrebbero poi aver trasportato nelle lagune grandi quantità di giovani esemplari. La nuova grande secca delle ultime settimane ha inoltre di nuovo causato un importante avanzamento del cuneo salino e quindi il “viaggio” del granchio blu ad ormai grandi distanze dal delta e dal mare è proseguito e si è espanso. Va anche aggiunto che   quando la popolazione diventa molto numerosa, alcuni granchi si spostano verso l’interno anche per cercare nuove fonti di cibo. Nel caso del Po, però, c’è anche una ragione biologica legata soprattutto ai maschi adulti. Secondo i ricercatori dell’Università di Ferrara, sono soprattutto i maschi adulti a risalire il corso del Po. Il motivo è legato alla muta: l’acqua dolce favorisce il processo che permette loro di crescere maggiormente. Un esemplare adulto può raggiungere dimensioni intorno ai 20 centimetri. Una maggiore taglia significa anche maggiore competitività nei confronti degli altri maschi e una maggiore capacità di attirare le femmine. Gli accoppiamenti avvengono invece nelle aree più vicine alla foce, nelle lagune e nelle diramazioni del fiume. Risalire i corsi d’acqua dolce, quindi, non è un comportamento anomalo per il granchio blu. La particolarità italiana è soprattutto la distanza raggiunta, legata anche alla diffusione relativamente recente della specie nel nostro territorio. Lo studio ha evidenziato una possibile relazione tra la distanza percorsa dai granchi e la portata del Po. Le risalite più lunghe sono state registrate tra il 2022 e il 2023, dopo periodi di siccità prolungata. Nel 2024, invece, quando la portata del fiume era maggiore, la risalita si era fermata a meno di 130 chilometri dal delta. Il meccanismo è relativamente semplice: quando il livello dell’acqua diminuisce, la corrente perde intensità e per il granchio diventa meno difficile muoversi verso monte. Il granchio blu è infatti un buon nuotatore, ma non è in grado di affrontare correnti molto forti per lunghi tratti. I ricercatori invitano comunque a non trasformare questa correlazione in una relazione di causa ed effetto già dimostrata. La presenza del granchio nel cremonese e nel casalasco potrebbe essere stata favorita, con ogni probabilità, dalle condizioni idrologiche attuali, ma sono necessari ulteriori dati. Questa estate presenta d’altra parte condizioni simili a quelle osservate negli anni precedenti: temperature elevate, diminuzione del livello del Po e maggiore risalita del cuneo salino, cioè dell’acqua marina all’interno del corso del fiume. 

Per quanto riguarda i danni che causa, ecco che gli effetti della diffusione del granchio blu sono stati studiati soprattutto negli ambienti costieri e nelle lagune, dove sono stati documentati i danni agli allevamenti di molluschi. Per le acque dolci del Po mancano invece ancora studi sufficienti per valutare le conseguenze sulla fauna e sull’equilibrio dell’ecosistema. Il fiume ospita già diverse specie ittiche alloctone. Tra queste ci sono il pesce gatto americano e il persico trota, specie che in Nord America sono predatori naturali del granchio blu. È quindi possibile che anche nel Po possano predarlo, ma non ci sono ancora dati specifici che permettano di quantificare questo fenomeno.

Allo stesso modo, il granchio potrebbe entrare in competizione con altre specie o predare alcuni animali presenti nel fiume. Col tempo, quindi, anche nel tratto del medio Po, si vedranno gli effetti e le conseguenze date dalla presenza di questo nuovo “ospite”.

Eremita del Po

 

 

Paolo Panni


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commenti


Roberto

8 settembre 2026 21:15

Diciamoci la verità.
Le specie alloctone creano problemi al nostro ecosistema, sia animale che vegetale.
Siamo d accordo?
Nutrie, cinghiali di provenienza non chiara, siluro ecc oppure lo zucchino selvatico, per piante, creano problemi che non sappiamo affrontare.
Oppure , e tra un po lo vedremo, le api ,di non si sa che tipo o i fiori sugli argini che , coloro che si svegliano alla mattina ambientalisti, pretendono di mettere dappertutto senza un minimo di conoscenze. Lo stesso vale per cani di specie assurde, gatti, animali di nazioni lontanissime da noi. Poi si stancano, oppure non riescono più a tenerle e .. via .. nell ambiente
L ambiente è materia che va studiata e non oggetto di chi, seppur in buona fede( forse), pensa di potervi partecipare ,con due nozioni reperite chissà dove .