Ecografia alle anche, una sanità pubblica non si misura dai comunicati
Tuttavia è necessaria una ulteriore replica, alla luce della documentazione che ASST stessa cita, ovvero la lettera di dimissioni, che vi allego (ovviamente con i dati personali oscurati per privacy).
E devo dire che la pezza è peggio del buco.
Il comunicato sostiene che "il servizio non viene sospeso". Bene. Allora la domanda è molto semplice: se il servizio non viene sospeso, perché una madre, seguendo le indicazioni ricevute alla dimissione del proprio figlio, si presenta al CUP e si sente indicare Casalmaggiore, Vigevano o il privato?
Mio figlio è nato nel mese di giugno.
Nella lettera di dimissioni, tra gli "accertamenti/visite in programma", è indicata l'ecografia delle anche. È scritto che va eseguita tra la sesta e l'ottava settimana di vita, da prenotare al CUP con impegnativa fornita dal curante.
Quindi ricapitoliamo.
La struttura indica l'esame nella documentazione di dimissione.
Il pediatra fornisce l'impegnativa.
Una madre va al CUP per prenotarlo.
E lì le viene detto di andare a Casalmaggiore, a Vigevano o di rivolgersi al privato.
A questo punto il problema non è solo se il servizio venga chiamato "sospeso", "rimodulato", "non più erogato universalmente" o con qualunque altra formula amministrativa.
Perché qui la supercazzola è evidente: ci viene detto che "il servizio non cambia", cambia solo il "percorso organizzativo", perché si passerebbe a uno "screening selettivo".
Tradotto fuori dal burocratese: un servizio che fino a ieri veniva indicato alle famiglie come percorso ordinario per i neonati oggi viene ristretto. Non sparisce nel comunicato, ma sparisce nella vita concreta di chi prova a prenotarlo.
E alcune famiglie lo scoprono solo quando arrivano davanti allo sportello.
Si può discutere di linee guida internazionali, criteri scientifici, scelte organizzative o ragioni economiche. Possibilmente senza supercazzole, però.
Perché una cosa resta: a un neonato dimesso da questa struttura è stato raccomandato un esame; alla sua famiglia è stato scritto di prenotarlo al CUP; e al CUP quell'esame, a Crema, non è stato possibile prenotarlo.
Quanti altri neonati sono nella stessa situazione?
Un cittadino, soprattutto quando si tratta di un figlio neonato, si affida ai medici. Si affida alle indicazioni ricevute. Si fida di quello che trova scritto nei documenti sanitari.
Se poi, al momento della prenotazione, la risposta diventa "andate altrove" oppure "rivolgetevi al privato", allora qualcosa non funziona. E non funziona nel rapporto più delicato che esista: quello tra una famiglia e il servizio pubblico che dovrebbe prendersene cura.
La risposta di ASST, invece di chiarire, apre altre domande.
Come si devono comportare le famiglie?
Perché nella documentazione viene indicato un percorso che poi al CUP non risulta praticabile a Crema?
Da quando questo servizio non è più prenotabile nelle condizioni precedenti?
Quali alternative pubbliche, vicine e accessibili vengono garantite ai neonati del territorio?
Una "riorganizzazione" così importante del servizio è stata fatta in modo così radicale in tre settimane?
E soprattutto: perché una famiglia deve scoprirlo solo davanti allo sportello?
Ma ancora di più: perché questa comunicazione arriva solo dopo la denuncia pubblica di una persona che, evidentemente, ha avuto il privilegio di ottenere una risposta da ASST solo perché ha potuto sollevare il caso a mezzo stampa?
E tutti gli altri?
Mi perdoni il Direttore, ma questa risposta conferma il problema politico — e umano — che ho sollevato.
Una sanità pubblica non si misura solo dai comunicati.
Si misura da quello che accade quando una madre prova a prenotare un esame per suo figlio.
E se la risposta concreta è distanza, confusione o privato, allora non basta dire che "il servizio non viene sospeso", usando giri di parole per poi ammettere che il percorso cambia.
Bisogna spiegare perché, per le famiglie, quel servizio di fatto sparisce.
E bisogna spiegare perché famiglie che fino a ieri ricevevano l'indicazione di prenotare quell'esame al CUP oggi se lo vedono negare dalla stessa struttura che lo aveva prescritto.
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commenti
Pasquino
3 luglio 2026 19:58
Sanità allo sbando
Politici complici
Parole in libertà
marco
5 luglio 2026 19:33
Sarebbe interessante fare uno studio sui tempi di attesa del personale ospedaliero per esami e quant'altro.