3 agosto 2026

“Palla in Curva” con Gianluca Temelin: dal poker con il Novara, alla bruciante sconfitta contro il Cittadella. Il ricordo di Favalli, Astori e Mondonico.

C’è chi a Cremona ha lasciato un ricordo indelebile a suon di gol e chi, anche a distanza di anni, continua a portare i colori grigiorossi nel cuore: Gianluca Temelin appartiene a entrambe le categorie. 

Gianluca Temelin, attaccante nato a Pescara nel 1976, dopo aver incrociato Oddo e Grosso negli esordienti della Renato Curi, è cresciuto calcisticamente nelle file dell'Atalanta.

Arrivato a Cremona in concomitanza con la prima stagione della presidenza del Cav. Arvedi. A suggerire il suo ingaggio a Erminio Favalli fu Emiliano Mondonico, che lo aveva già guidato nel periodo trascorso a Bergamo.

Nelle due stagioni disputate con la maglia grigiorossa, l'attaccante ha totalizzato 55 presenze e messo a segno 23 reti. Tra queste spicca quella realizzata nella finale di andata dei playoff a Cittadella, che purtroppo fu il preludio di una delle sconfitte più cocenti e dolorose vissute dai tifosi grigiorossi allo Zini.

Temelin si racconta con la passione di sempre, ripercorrendo i ricordi della sua esperienza in grigiorosso e i legami affettivi con Mondonico, Favalli e Astori, fino a tracciare un'analisi del calcio giovanile e della Cremonese di oggi.

Ciao Gianluca, prima di tutto ti ringrazio molto per la disponibilità con cui hai accolto il mio invito. Direi di iniziare subito facendo un salto indietro nel tempo: quali ricordi conservi degli anni trascorsi a Cremona?

Anni intensi e importanti. Ricordo la ‘cavalcata’ del primo anno, un’annata bellissima ma con un finale amaro che tutti ricordiamo (sconfitta nella partita di ritorno nella finale playoff allo ZIni contro il Cittadella n.d.r.) L'anno successivo arrivammo in finale di Coppa Italia contro il Sorrento di Sarri e fu un’altra stagione vissuta al massimo. Cremona per me è stata una piazza speciale.

Tra i numerosi scatti presenti sul tuo profilo Instagram, salta all’occhio anche la foto del pallone di Cremona-Novara (4-2) del 12 novembre 2007. Cosa accade di così particolare in quella partita?

“Fu la sfida contro il Novara, in cui misi a segno quattro reti, rimane una giornata memorabile: custodisco ancora quel pallone a casa come ricordo speciale di una domenica indimenticabile. Realizzare un poker, per di più interamente su azione, è un traguardo decisamente insolito nel calcio. Se la memoria non mi inganna, nella storia della Cremonese siamo stati davvero in pochissimi a compiere un'impresa del genere, forse solo tre o quattro giocatori. Ricordo che all'epoca uscì anche un articolo di giornale al riguardo; pur non rammentando con esattezza i dettagli, so che è un cerchio ristretto di cui sono fiero di far parte.”

In quegli anni hai incrociato persone straordinarie che purtroppo non ci sono più: Favalli ed Astori…

“Perdite che sono state vere bastonate al cuore. Purtroppo Favalli è stato il primo a lasciarci. La sua figura si colloca nell'anno della rifondazione della Cremonese con l'arrivo del Cavalier Arvedi, e fu proprio lui a volermi a Cremona. Nei sette o otto mesi in cui l'ho conosciuto, si è dimostrato una persona estremamente alla mano e genuina, come si diceva un tempo "pane e salame", con cui era splendido parlare e confrontarsi. La sua improvvisa scomparsa ha rappresentato una perdita gravissima per il club, soprattutto in quella fase iniziale in cui c'era l'esigenza di ricostruire l'intero ambiente; apprendere quella notizia fu una vera e propria mazzata. Anche la scomparsa di Astori è stata un autentico colpo al cuore: vedere un ragazzo così giovane andarsene all'improvviso in quel modo è stato terribile. Ricordo perfettamente il momento in cui mi giunse la notizia; mi trovavo in ritiro a Francavilla, nei pressi di Pescara, come vice allenatore in Serie D, e stavamo pranzando. Fu un trauma, non volevo crederci. Davide era davvero un ragazzo d'oro. Quando giocava con me a Cremona era giovanissimo, aveva appena 20 o 21 anni ed era agli esordi della sua carriera, ma i suoi straordinari valori umani erano già evidenti. Dal punto di vista calcistico, cresciuto nel vivaio del Milan, le sue doti saltavano subito all'occhio, tant'è vero che ha poi militato in grandi club e ha raggiunto la Nazionale. Tuttavia, la vera grandezza di Davide risiedeva nella sua eccezionale maturità e sensibilità, doti rare per la sua età. Lo porto sempre nel cuore con grandissimo affetto.” 

E poi c’era il ‘Mondo’...

“Per Mondonico nutro una profonda gratitudine nei suoi confronti. Il nostro percorso insieme è iniziato all'Atalanta, quando giocavo nella Primavera del settore giovanile: fu proprio lui a farmi esordire prima in Serie B e, la stagione successiva, in Serie A a San Siro contro l'Inter. Mi concesse anche l'opportunità di giocare mezz'ora nella finale di Coppa Italia contro la Fiorentina di Batistuta e Rui Costa, all'epoca la formula prevedeva ancora la doppia sfida di andata e ritorno, non la finale secca a Roma. Successivamente ci siamo ritrovati a Cremona, dove ho vissuto un anno e mezzo molto positivo dal punto di vista personale. Infatti, al di là dei risultati della squadra, il primo anno mi sono laureato capocannoniere con 21 reti. La sua dote principale era senza dubbio la straordinaria capacità di leggere le partite. Ricordo in particolare il primo anno, quando inizialmente non partivo titolare: nelle prime sei o sette giornate giocai dall'inizio soltanto una o due volte, iniziando a trovare stabilità solo verso la fine di ottobre. Il mister si era reso conto che in quel momento la squadra necessitava di un assetto differente, anche perché Ciccio Graziani era partito fortissimo siglando sette o otto reti in quell'inizio di stagione. Era evidente che l'equilibrio tattico non consentisse la coesistenza simultanea mia e di Ciccio; per questo motivo, la scelta iniziale ricadde su Lamberto Zauli nel ruolo di finto trequartista alle spalle di Graziani come punta centrale. Successivamente, da ottobre in poi, io e Ciccio iniziammo ad alternarci, fermo restando che il punto fermo della squadra rimaneva Zauli. Sebbene si potesse ipotizzare un modulo 4-3-1-2 per schierare contemporaneamente me, Ciccio e Lamberto, l'allenatore comprese che la squadra non avrebbe sopportato due punte insieme al trequartista, preferendo l'impiego di un solo attaccante assistito dietro. Sotto questo punto di vista la storia gli diede pienamente ragione: era davvero un mago.

Avendo guidato le formazioni giovanili grigiorosse per quattro stagioni, qual è il tuo giudizio sulla linea della Cremonese volta a valorizzare i talenti del proprio vivaio?

A mio avviso, ogni club dovrebbe investire con massima convinzione sul proprio vivaio. Avendo vissuto in prima persona la crescita nel settore giovanile dell'Atalanta, posso confermare che la straordinaria ascesa di questa società negli ultimi 8-9 anni è legata proprio alla fiducia riposta nei giovani. Quando si crede e si investe in questa direzione, i risultati si riflettono inevitabilmente anche sulla prima squadra. L'Atalanta ne è l'emblema, potendo contare su un settore giovanile d'eccellenza da ormai quarant'anni. Questa base solida ha permesso di realizzare plusvalenze impressionanti, quantificabili in circa 600-700 milioni di euro nell'ultimo decennio, risorse che hanno consentito di finanziare un nuovo stadio e l'ampliamento del centro sportivo di Zingonia. Di conseguenza, ritengo ottima la scelta della Cremonese di focalizzarsi sulle nuove leve, che costituiscono il domani del calcio.

In quel contesto ho avuto il privilegio di allenare per quattro anni all'interno del settore giovanile, seguendo in particolare Bernasconi per due stagioni tra l'Under 16 e l'Under 17. Ho anche avuto la fortuna di guidare Schirone, che attualmente milita in Serie B con la maglia del Cesena. Sono convinto che diversi elementi, anche nelle annate passate, avrebbero meritato qualche opportunità in più nel giro della prima squadra.”

Il calcio italiano genera ancora dei talenti?

“Il talento in Italia esiste ancora, ma manca la giusta mentalità nel gestirlo. Vi firmo e vi metto per iscritto una certezza assoluta: se due anni fa avessimo avuto Yamal qui in Italia, a 16 anni non avrebbe trovato nessuno disposto a farlo scendere in campo! Nel nostro Paese tutto viene esasperato e non si ha la pazienza di concedere ai giovani il diritto di sbagliare. Se un ragazzo commette errori in un paio di incontri, scattano subito i giudizi: si dice che "non è pronto" o che "la maglia pesa troppo". Ma non è la verità. Va considerato quanto siano cambiati i tempi. Nella nostra generazione, appena finiti i corsi scolastici, correvamo subito a giocare all'aperto perché la strada e gli oratori erano i nostri spazi quotidiani. Oggi i ritmi della scuola sono diversi, oltre a ciò, pesano la carenza di strutture accessibili a tutti e la mancanza di istruttori o allenatori adeguatamente preparati. Esiste poi un problema profondo legato alla mentalità e alla cultura di chi guida questi ragazzi.”

Sei d’accordo sulla conferma di Marco Giampaolo alla guida della Cremonese?

“A mio parere, la decisione di dare continuità a Giampaolo è stata sacrosanta, trattandosi di un eccellente tecnico sul campo. Nel calcio la fortuna conta, ma l'organizzazione trasmessa alle sue squadre evidenzia chiaramente le sue qualità di buon allenatore, per cui la Cremonese ha fatto bene a confermarlo. Ottimo anche il lavoro sul mercato, orientato verso giovani di prospettiva: la Serie B è un torneo lungo e difficile che richiede molta freschezza. La stabilità finanziaria assicurata dal Cavalier Arvedi, del resto, garantisce da sempre la competitività del club.”

Che legame è restato con Cremona e la Cremonese?

“Il legame con il grigiorosso è profondo: ogni volta che si parla di Cremona provo una grande emozione, forte del bellissimo ricordo che conservo della città. Continuo a seguire costantemente la Cremonese, tanto che quest'anno ho assistito alla sfida contro l'Atalanta. Mi trovavo nel settore adiacente a quello dei sostenitori cremonesi, che mi hanno riconosciuto; così abbiamo scattato alcune foto insieme attraverso il vetro divisorio. Oltre all'ambiente del pallone, ho mantenuto anche qualche amicizia personale. Infine, credo che la città e la tifoseria debbano essere fiero di un presidente come il Cav. Arvedi: poter contare sulla sua guida per vent'anni rappresenta un vero orgoglio e una fortuna rara, che pochissime altre società calcistiche possono vantare. Quando si parla di Cremonese o vedo il grigiorosso, qualcosa dentro il cuore si muove sempre. Un grande augurio a tutta la Cremonese e ai suoi splendidi tifosi!”

Saluto e ringrazio Gianluca, con la promessa di risentirci e magari di vederci allo Zini, dove sicuramente sarebbe accolto con l’affetto e la gratitudine che i tifosi grigiorossi sanno tributare a chi la maglia della Cremonese l’ha indossata, sudata e la porta ancora nel cuore.

 

Daniele Gazzaniga


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