31 luglio sarà riaperta a Busseto la chiesa di Sant'Ignazio di Loyola. La storia dell'argenteria dei Gesuiti che stava per finire a Cremona per essere fusa. Il progetto dell'architetto Pescaroli
L’argenteria dei padri Gesuiti di Busseto stava per finire a Cremona per essere fusa. Ma grazie ad un sacerdote che, di fatto, fece la spia, nessuna preziosa suppellettile in argento finì mai per oltrepassare il Grande fiume e finire sotto al Torrazzo. In attesa della ricorrenza di Sant’Ignazio di Loyola, sacerdote e fondatore della Compagnia di Gesù (i Gesuiti appunto), ecco tornare a galla una nuova e importante pagina di storia, sconosciuta ai più, che lega ancora una volta Busseto e Cremona. Pagina di storia messa nero su bianco dallo storico Emilio Seletti nei suoi volumi dedicati a “La città di Busseto, capitale un tempo dello stato Pallavicino”. I Gesuiti arrivarono a Busseto nel 1613 su iniziativa del duca Ranuccio I Farnese ed inizialmente si stabilirono in un edificio privato, con l’autorizzazione ad officiare nella chiesa di Sant’Antonio. Pochi anni dopo il nobile bussetano Pietro Pettorelli lasciò all’ordine tutte le sue sostanze, con la clausola che fossero utilizzate per ampliare il collegio, fornirlo di una biblioteca per istruire i giovani del posto e dotarlo di un nuovo luogo di culto. I lavori del grande complesso iniziarono nel 1617 e l’antica chiesa di Sant’Antonio fu abbattuta per lasciar posto ad un nuovo edificio dedicato a sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù.
La nuova chiesa, progettata dall’architetto cremonese Francesco Pescaroli, fu tuttavia terminata nelle strutture solo nel 1682, mentre le decorazioni barocche degli interni furono completate nel 1687. Nel 1768 il primo ministro Guillaume du Tillot decretò l’espulsione dal Ducato di Parma e Piacenza dei Gesuiti, che furono costretti ad abbandonare tutti i numerosi istituti che gestivano. A Busseto cercarono di rientrare nel 1796, ma senza successo ed collegio fu quindi adibito a edificio scolastico, frequentato poi anche dal maestro Giuseppe Verdi. In seguito fu trasformato in abitazione privata, caserma e ospedale, fino all’attuale utilizzo quale casa protetta. A causa dei cambiamenti di destinazione, gli interni furono modificati più volte e adattati alle nuove esigenze; soltanto la ricca biblioteca sopravvisse in quanto traslata nel vicino palazzo del Monte di Pietà dove si conserva anche l’argenteria che era dei Gesuiti. La notte dell’8 febbraio 1768, come ricorda Emilio Seletti nelle sue memorie, col massimo segreto fu data esecuzione al Decreto di espulsione. Un altro storico, Emilio Casa, mettendo mano alle carte dell’Archivio di Parma ricorda invece che a Busseto il podestà Bertioli profuse molto zelo affinchè l’azione di espulsione andasse a compimento, andando anche di persona ad incontrare i soldati mandati appositamente da Parma, ai quali diede man forte con le milizie locali per assaltare il convento dei Gesuiti. Il padre rettore del Collegio di Busseto, avendo avuto sentore, o comunque notizia, dell’imminente “tempesta”, si pose l’obiettivo di mettere in salvo le ricche argenterie e, qualche giorno prima, le passò di nascosto al sacerdote don Pietro Chiozza che, secondo il Seletti, era per altro esperto di metalli “onde le volesse fondere e mandare le verghe al Padre Rettore di Cremona”. Ma don Chiozza, ebbe la capacità di tirarla per le lunghe e, una volta sicuro della partenza dei Gesuiti, informò il ministro delle reali intenzioni del Rettore del Collegio di Busseto, prendendosi i meriti di aver salvato le argenterie. Argenterie che sono composte da cornici di cartagloria, candelieri (su uno di questi si legge ancora, perfettamente, l’iscrizione “Ad maiorem Dei gloriam”), turiboli, ostensori e reliquiari, un crocifisso, calici, una patena, una pisside ed altre suppellettili sacre, oggi gelosamente e attentamente custoditi dalla locale Biblioteca della Fondazione Cariparma (che li ha incamerati dal precedente Monte di Pietà). Altro legame cremonese con la storia dei Gesuiti a Busseto è dato dalla grande chiesa di via Roma, costruita dopo l’abbattimento della precedente chiesa di Sant’Antonio. Chiesa che, come scrive anche l’archivista e storico locale Cristiano Dotti, fu progettata dall’architetto cremonese Francesco Pescaroli. Chiesa e collegio (anche se questo, per le successive funzioni, ha subito importanti modifiche) formano ancora oggi, nel “cuore” di Busseto, un maestoso complesso in stile dorico.
Nello specifico ecco che, grazie alle ricerche del dottor Dotti, si conserva memoria scritta di un pagamento, datato 31 dicembre 1678, di 87 lire all’architetto Pescaroli per aver disegnato la chiesa e le relative pertinenze. Da evidenziare che Francesco Pescaroli, nato nel 1610, fu architetto e geometra. Disegnò anche Palazzo Maggio e portò a termine la facciata della chiesa di padri Minori Conventuali di Cremona mentre a Parma, nel 1673, progettò la ricostruzione della Certosa e morì nel 1679. Figlio di Andrea Pescaroli, appartenente ad una nobile famiglia cremonese, che proveniva dalla parrocchia di Santa Cecilia ed era definito "Mastro intagliatore". La bottega in cui esercitava la professione era situata nel cuore di Cremona a ridosso del quadrilatero tra la Contrada dei Coltellai e il piazzolo San Domenico. Questa bottega era stata ereditata sposando la figlia di Cesare Ceruti, Maddalena. I Ceruti erano una famiglia di intagliatori molto noti e avevano condotto questa attività per generazioni, sino che la famiglia di Cesare non fu falcidiata dalla peste del 1630 (lo stesso padre di Francesco, Andrea, ne rimase vittima), in assenza di figli maschi il Ceruti, desideroso di trovare qualcuno che potesse continuare l'attività di famiglia e ben conscio delle capacità di Francesco, ne caldeggiò il matrimonio con la figlia Maddalena, celebrato il 26 maggio 1631 in San Faustino a Cremona.
Il Pescaroli rimase a lavorare con Cesare Ceruti sino alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1643 e a 33 anni si trovò maestro della bottega e l'usufrutto dei beni della moglie. Gli anni trascorsi con Ceruti furono fondamentali per la formazione e l'apprendimento o forse il perfezionamento dell'arte dell'intaglio, necessaria per soddisfare le esigenze della raffinata clientela che si avvaleva da decenni dei servigi della bottega. Per questo motivo molti giovani aiutanti continuavano a succedersi come garzoni di bottega, fra i quali si annoverano Giacomo Bertesi, noto intagliatore cremonese, e molto probabilmente, Antonio Stradivari anche se in realtà quest'ultimo godeva dello status di famiglio e cioè aveva diritto al vitto e alloggio. Del resto che ci fossero legami stretti anche se di natura non del tutto chiarita fra il Pescaroli e lo Stradivari appare ben certo dal momento che il Pescaroli si adoperò come garante dello Stradivari, in assenza apparente di parenti, in occasione del suo matrimonio con Francesca Ferraboschi contratto il 4 luglio 1667, offrendo alla coppia una casa con annessa una bottega completamente arredata di arnesi, materiali e suppellettili nella contrada della sposa: Sant'Agata. A cavallo degli anni cinquanta del suo secolo il Pescaroli lavorò di sovente su commissione per i Ponzone e i suoi lavori da architetto lo portarono spesso lontano da Cremona. Nel 1662-1663 fu nominato ingegnere dell'Ufficio degli Argini e Dugali occupandosi della navigabilità dei canali cremonesi. Nei primi anni 70 si occupò progetto di ristrutturazione della certosa di Parma, mentre il suo ultimo lavoro è la costruzione di San Archelao a Castelverde che tuttavia non vide compiuta dal momento che morì improvvisamente il 26 maggio del 1679 senza lasciare testamento. Come già anticipato disegnò inoltre il grande complesso di Sant’Ignazio in Busseto Da quanto inventariato dalla figlia Anna, sposata all'architetto Bartolomeo Orsi si sa che il Pescaroli possedeva una casa di campagna con annesse cinque pertiche cremonesi di terra a Gadesco, ereditate dal padre Andrea, la casa con bottega di cui si è scritto, 180 libri di architettura civile militare e geometria e numerose sculture in legno e ritratti. A conti fatti, dunque, il Pescaroli svolse la professione di intagliatore parallelamente a quella di architetto e si ricorda come sua opera giovanile il rifacimento del Palazzo Magio (ora noto come Palazzo Magio Grasselli) fra il 1643 e il 1645, per il quale ripensò la facciata il corpo di fabbrica su strada, strutturato su appartamenti nobili e anticamere[6]. È attribuibile al Pescaroli anche il progetto del Palazzo dei Picenardi di piazza Roma, demolito negli anni sessanta del XX secolo. Del 1659 invece si ricorda la ristrutturazione della rocca di Castelletto Ponzoni. A Busseto, in adiacenza al collegio innalzato a partire dal 1617, costruì appunto per i Gesuiti la chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, le cui strutture furono completate solo nel 1682.[7] Molto attivo fu il Pescaroli nel campo delle opere architettoniche dal 1670 in poi: nel 1671 si occupò del restauro delle porte della città di Cremona, sempre del 1671 è la riparazione del ponte di San Rocco a Cremona i cui lavori svolti da Domenico Verda furono diretti dal Pescaroli. Sempre intorno al 1670 lo troviamo al servizio dei Gesuiti per la realizzazione di alcuni ambienti riservati alla congregazione dei Nobili, nel 1675 progetta e dirige i lavori dell'Oratorio della Carità presso la chiesa di San Vincenzo, successivamente si occupò del restauro della chiesa di Sant'Imerio dei Carmelitani con rifacimento della facciata; nel 1676 invece progettò l'ampliamento del Palazzo dei Ponzone a Gombito. Accanto a queste opere per tutto il periodo fra il 1671 e 1679 si occupò della ricostruzione della Certosa di Parma, opera principe per la quale viene ricordato e che sarebbe stata terminata solo nel 1722. Al Pescaroli va attribuito il progetto di ricostruzione della chiesa e la realizzazione di un modello ligneo. L'ultima opera che gli è attribuita, come già anticipato, è la progettazione e costruzione della chiesa di Sant'Archelao a Castelverde.
Storie e vicende, ai più sconosciute, che riemergono a pochi giorni dalla festa di Sant’Ignazio di Loyola, che a Busseto sarà celebrata il 31 luglio (memoria del fondatore dei gesuiti). Per l’occasione sarà di nuovo aperta al pubblico la chiesa di Sant’Ignazio (finalmente tornata alla sua originaria funzione religiosa) dove saranno celebrate messe alle 7.15, alle 18 e alle 21.
Eremita del Po
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