A Sant’Abbondio in tanti per l’ultimo saluto a “don” Giuseppe, con affetto e gratitudine
«Noi siamo rivestiti di Cristo, non perché siamo bravi, ma perché siamo uniti. E il dolore ci può unire, anche a volte ci spacca ancora di più. Se lo viviamo da credenti, se lo viviamo nell’umiltà, se riconosciamo di aver bisogno gli uni degli altri, anche il dolore ci unisce. E allora ringraziamo don Giuseppe anche per questo ultimo dono: l’unità tra noi, attorno a lui, in questa liturgia di commiato». Così il vescovo Antonio Napolioni durante le esequie di mons. Giuseppe Soldi presiedute la mattinata di giovedì 19 febbraio nella chiesa di Sant’Abbondio, a Cremona, dove il canonico emerito del Capitolo della Cattedrale fu parroco per più di vent’anni, tra il 1987 e il 2010.
Nella chiesa gremita, i familiari e i confratelli sacerdoti con i canonici del Capitolo della Cattedrale e i sacerdoti che hanno condiviso con lui il ministero, tanti dei suoi ex parrocchiani e una folta rappresentanza del Casato Soldi, l’istituzione benefica fondata dal fratello, Fiorino Soldi (direttore del quotidiano La Provincia di Cremona dal 1961 al 1968). Accanto a monsignor Napolioni anche i vescovi Lafranconi e Scampa e i vicari episcopali. Una assemblea «colma di affetto, gratitudine e serenità – ha sottolineato il vescovo all’inizio dell’omelia –. Perché monsignore … don Giuseppe, come siamo tutti portati più volentieri a chiamarlo, ci ha trasmesso sempre questa serenità, questa gioia della fede».
Il vescovo Napolioni ha voluto proprio ricordare i tratti caratteristici di monsignor Soldi: «Un uomo che, scegliendo il Signore, ha scelto la vita. Ha scelto non la bella vita, ma la vera bellezza della vita». «Era un uomo di buon gusto – ha aggiunto – e le opere che ha contribuito a realizzare lo raccontano proprio perché ha scelto la vita, era attaccato alla vita, era amante della vita nella sua essenzialità. Per questo il Signore gli ha permesso anche di esprimerla a lungo». E ancora: «Lui aveva una vocazione da eroico vicario di oratorio: si sentiva portato alla cura della comunità, delle famiglie, delle relazioni».
Non è mancato un riferimento al Casato Soldi, quando Napolioni ha sottolineato come questa sua vocazione fosse anche il riflesso dell’essere parte di «una grande famiglia di famiglie»: «La chiamiamo Casato, tribù, albero genealogico… Non è un fatto di carta: è un fatto di volti, di storie, di avvenimenti. È bello riconoscere che questo stile di familiarità è stato il succo della sua esperienza di parroco, dovunque lui abbia servito».
Una familiarità che il vescovo ha raccontato essere fatta di sorrisi, dedizione, fantasia nelle opere, così come nel suo modo di rapportarsi con i vescovi e con i confratelli sacerdoti. E in questo senso ha voluto ringraziare don Andrea Foglia per averlo voluto ancora in parrocchia e accanto a sé don Soldi, che a sua volta ha saputo stare accanto al successore: «Saper essere nonno, in parrocchia, è un gran bel segno di autenticità sacerdotale, di fraternità, di rispetto», ha evidenziato il vescovo.
Ma il ricordo di monsignor Soldi è passato anche attraverso la contemplazione della «stagione finale di debolezza, in cui la sua intelligenza ha fatto sì che il giorno in cui ha capito che non poteva più resistere ad oltranza a vivere da solo, per quanto ben accudito qui in parrocchia, ha accettato di andare a La Pace, che prima non gli dovevamo nemmeno nominare. L’ho sentito il giorno dopo, chiedendo come stesse. E lui: “Benissimo!”. Era un suo ritornello. Ma lì non era più un ritornello, era una scelta: voglio stare bene, voglio stare bene anche qui, posso stare bene anche qui».
«Io non direi altro – ha concluso il vescovo guardando l’assemblea – però vorrei che insieme concludessimo questa breve omelia proprio come lui commentava ogni omelia dei confratelli, finita la quale diceva “Bravo!”. Noi lo diciamo a lui, tutti insieme: bravo!».
Al termine delle esequie, in una grigia giornata di pioggia, la salma è stata trasferita al cimitero di Cella Dati per la tumulazione. (www.diocesidicremona.it)
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