Caldo rovente, la trappola infernale della Pianura Padana. Le contraddizioni su come contenere il clima. L'intervento del professor Davide Persico
Temperature decisamente roventi in tutto il territorio, dalla città agli estremi confini della provincia. Col risultato di notti insonni, sempre più persone che si rivolgono alle strutture ospedaliere o che vengono colpite da malori; altri che si rifugiano nei centri commerciali per concedersi un po’ di aria fresca a costo zero e valanghe di sudore anche a star fermi. Una estate, quella iniziata ufficialmente da pochi giorni, del tutto torrida e, ancora una volta, si sprecano le prese di posizione su un clima che, rispetto a nemmeno tanti anni fa, sta cambiando con ondate di calore sempre meno anomale ed inverni del tutto privi di nevicate e nei quali le giornate di gelo si contano sulle dita di una mano. Il professor Davide Persico, docente all’Università degli studi di Parma, è uno che le scienze della terra le studia e le approfondisce, e fa ricerche da sempre. E’ stato due volte anche in Antartide ed ha girato il mondo per studiare la terra e tutto ciò che la riguarda, clima compreso. Il suo è pertanto da ritenere un parere autorevole che riportiamo pertanto per esteso:
“Come mai - esordisce Persico - questa ondata anomala di calore? Perché quest'anno è così torrido ancor prima dell'estate? C'entra per caso il Nino? No, non c'entra affatto El Niño, o meglio, molto ma molto marginalmente. La causa non è da ricercarsi nel Pacifico. Ma soprattutto, questa non è un'ondata di calore anomala: è semplicemente più forte delle precedenti degli ultimi anni. Se si mettono in fila i dati, la progressione dell'aumento della temperatura risulterebbe lampante. Ogni anno un record. Ogni record è un'anomalia? No. È semplicemente un'evoluzione climatica in corso. E di certo non è favorevole alla nostra specie (né a molte altre). Le cause risiedono nella struttura climatica del nostro pianeta e, in particolare, nel funzionamento dell'atmosfera, alterata dalle attività antropiche.
L'anticiclone africano (zona di bassa pressione tipica del Nord Africa) – prosegue - si spinge sempre più verso nord a causa del riscaldamento globale che altera le correnti atmosferiche. Il riscaldamento globale è innescato per gran parte dai gas serra (soprattutto CO2 e CH4). Più che al Nino, probabilmente dovremmo guardare con occhio clinico l'incremento spaventoso delle emissioni legato alle guerre in corso (che hanno fatto sballare per bene i modelli previsionali climatici degli ultimi anni). Anche dopo la seconda guerra mondiale vi furono incrementi considerevoli, non soltanto innescati dalla guerra stessa, ma anche da una massiccia accelerazione industriale ed economica post-1945 (per questo l'effetto fu ritardato). Il cambiamento climatico – aggiunge - provoca un'estensione della fascia tropicale e uno spostamento verso nord delle correnti a getto. Questo spostamento indebolisce l'Anticiclone delle Azzorre, che un tempo proteggeva il Mediterraneo, favorendo l'espansione dell'aria sahariana.
Il fenomeno si articola con questi meccanismi:
-Espansione della fascia di Hadley: L'aumento delle temperature globali fa sì che le masse d'aria calda all'equatore si sollevino e ridiscendano più a nord rispetto al passato, allargando i deserti e le zone subtropicali;
- Indebolimento delle correnti atlantiche: Lo spostamento verso i poli della corrente a getto polare (le correnti occidentali che portano le perturbazioni) lascia campo libero alla risalita di masse d'aria roventi dal deserto del Sahara;
- Blocchi atmosferici: Le correnti in quota tendono a formare grandi ondulazioni, dette onde di Rossby. Quando si creano configurazioni di "blocco" (dette anche Omega), queste intrappolano l'anticiclone africano sulle nostre latitudini, impedendo il ricambio d'aria e prolungando le ondate di calore per settimane.
Ecco, in questo periodo siamo in una situazione di blocco totale che ha intrappolato l'anticiclone africano sull'Europa. L'Europa scotta e nel Mediterraneo il pesce frigge. Siamo un hotspot climatico.
In tutto ciò, la Pianura Padana rappresenta una trappola infernale a causa della sua geomorfologia (chiusa a nord, a sud e a ovest dalle montagne, e aperta ad est, ma il vento soffia 5 giorni l'anno se a Ravenna tengono tutte le finestre aperte… (si scherza)). Inoltre è una delle regioni del pianeta con il maggiore inquinamento atmosferico. Tutto ciò – sottolinea - si traduce in temperature da record (anno dopo anno) e in perturbazioni violente e distruttive quando si manifestano. Ma questi discorsi non sono una novità. È un ragionamento fatto mettendo insieme conoscenze assodate da tempo.
Si capisce, in fondo. No? Ci si aspetterebbe che, dopo evidenze tanto conclamate, la politica si muovesse al riguardo, anche e soprattutto a livello internazionale. Ma mentre il biondo rinnega tutto e corre a bombardare, riarmare e bruciare il petrolio, in Europa si tentenna e si rincorre sulla strada sbagliata. In Pianura Padana invece, che siamo fenomeni, si pensa a come irrigare il mais da decomporre per produrre gas da bruciare per fare la corrente elettrica. Lo spettacolo dell'assurdo – affonda Persico - lo si potrà vedere per tutta l'estate a Isola Pescaroli, con un carosello di motori diesel (li troverete facilmente per il rumore e per i segnali di fumo nero che stazioneranno sopra) che pomperanno l'acqua del Po in un bacino chiuso, per permettere alle idrovore (elettriche) di entrare in contatto con l'acqua, aspirarla e pomparla in un canale artificiale che la condurrà in fossi dove motori diesel l'aspireranno per pomparla nei campi per irrigare il mais. Mais da decomporre in gas, che verrà bruciato da altri motori per generare corrente elettrica. Non per fare del cibo, come in agricoltura, no, no, per fare corrente elettrica. E brucia subito il gasolio vaffan**o a'mammt! Direbbe Checco Zalone”.
Eremita del Po
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti
Stefano
28 giugno 2026 07:00
Un posto dal quale stare lontani…
Personalmente in luglio e agosto ho la fortuna di .trasferirmi altrove….
Daniro
28 giugno 2026 08:18
Bravo Davide che dal globale ragiona sul locale mettendo in evidenza un sistema perverso che sta facendo danni gravissimi all'ambiente e alla salute. La proposta di Coldiretti l"abbiamo letta su questo giornale e come al solito sposta il problema, che non è quello di rivedere completamente il sistema agroalimentare per renderlo sostenibile e almeno in linea con la Restauration Law europea, ma propone tanti piccoli invasi, non di cemento si raccomandano, dove raccogliere l'acqua per l'irrigazione magari dotandoli di sistema di refrigerazione visto che con temperature oltre i 40 gradi l'acqua evapora. Bell'idea, avete prosciugato lanche, zone umide, tagliato i boschi che mantenevano le falde, distrutto canali e siepi, messo tutto a mais e moltiplicando all'infinito gli allevamenti intensivi e ora, per rimediare, basterebbe scavare qualche laghetto artificiale.
stefano ETN
28 giugno 2026 21:33
Se non sbaglio, la combustione del mais per produrre energia nei biocombustori è da annoverarsi nelle fonti rinnovabili. La materia prima, infatti, è disponibile ciclicamente, ed in via ipotetica senza possibilità di esaurimento. Il mais va per forza irrigato, ma l’operazione avviene attraverso l’utilizzo di un’altra risorsa rinnovabile: l’acqua (la quantità di acqua presente sul pianeta è esattamente la stessa di dieci, diecimila e dieci milioni di anni fa, ovviamente). Non comprendo dunque il motivo dell’accanimento contro questa forma di produzione energetica, se la motivazione è legata alla ‘voracità’ d’acqua delle colture. Le piante prendono in prestito l’acqua e la restituiscono tutta (tutta) all’ambiente, esattamente come tutte le forme di vita, uomo compreso (un uomo beve due-tre litri al giorno, una tonnellata l’anno, ma a ottant’anni non pesa quanto l’acqua ingerita – circa 80 tonnellate, appunto; con respirazione, traspirazione ed escrementi ha restituito tutto). Quindi, dove sta il problema se il mais è fortemente idrovoro? (Il discorso cambia se ci si riferisce al problema delle polveri sottili).
La critica alla agricoltura ed alla zootecnia cosiddette ‘intensive’ ha ovviamente un senso, ma se ci si concentra sulle pericolosissime e dannosissime sostanze chimiche impiegate troppo spesso legalmente (con il beneplacito UE, naturalmente). Sbaglio?
Manuel
29 giugno 2026 17:04
Non sono un idrologo, ma a logica, se tu prelevi da corso d’acqua o da falda, privi tali corpi idrici di una parte la potenzialità, che non è mai uguale anno per anno, stagione per stagione.
Le capacità tecniche umane hanno permesso di aumentare, nei secoli, il prelievo, sino a trasformarlo in abuso.
Dico abuso poiché tali decrementi si manifestano in un lasso di tempo assai ridotto: come di fronte a cataclismi naturali.
I cataclismi sono oramai continui.
Ora tu sostieni che l’essere vivente restituisca altrettanta materia organica all’ambiente, ma in questo, come in altri casi, non è così.
Il pescaggio e la dispersione non favoriscono solo la sete di piante coltivate e spontanee (minima parte), com’anche il rimpinguamento le falde superficiali ed un ritorno ai corsi d’acqua superficiali, ma agevolano un’ulteriore evaporazione.
Non per niente anche l’agricoltura si è, in parte, adeguata alla irrigazione puntuale.
Il grosso del vapore acqueo imprigionato in nubi e gocce, dove va? Giocoforza in mare.
In più, i fiumi del nuovo millennio non possono più godere della massa glaciale alpina precedente fruibile.
Insomma, il biogas, pensato per sfruttare scarti ed esuberi, si è trasformato in business assorbendo materia prima... purtroppo.