7 giugno 2026

Cinque nuovi sacerdoti per la Chiesa cremonese: il vescovo Napolioni ha ordinato presbiteri don Gabriele Donati, don Massimo Serina, don Alessandro Galluzzi, don Daniel Dossou e don Fabrice Sowou

«Generati, consacrati e mandati dal Corpus Domini», come ha detto il vescovo Antonio Napolioni durante la Messa di ordinazione dei cinque nuovi sacerdoti entrati a far parte del Presbiterio della Chiesa cremonese. Sono don Gabriele Donati, classe 1992, di Pandino, don Massimo Serina, classe 1994, di Rivolta d’Adda, don Alessandro Galluzzi, classe 2000, di Pizzighettone e poi due giovani originari del Togo cioè don Daniel Dossou, classe 1985, della diocesi di Kpalimé, e don Fabrice Sowou, classe 1989, della diocesi di Lomé.

La celebrazione solenne si è svolta nella serata di sabato 6 giugno nella Cattedrale di Cremona. Commovente la processione dei sacerdoti, provenienti da tutta la diocesi e anche dal Togo, che ha aperto il rito in un Duomo gremito, in preghiera. Palpabile l’emozione e l’affetto di una intera Chiesa. Era presente la comunità del Seminario, i familiari, gli amici, arrivati anche dalla Spagna e dal Togo e dalle numerose comunità della diocesi dove i cinque novelli sacerdoti hanno vissuto o svolto il loro servizio negli anni della formazione.

Tanti i gesti e i simboli di una Messa che racconta un percorso di formazione spirituale e culturale per raggiungere la meta del sacerdozio. Una celebrazione nella quale si è ascoltato «il sì dei giovani, ma anche il sì dei credenti a un comune cammino di fede», come ha sottolineato in apertura il vescovo Napolioni, affiancato dal vescovo emerito Dante Lafranconi.

Dopo la proclamazione del Vangelo è iniziata il rito di ordinazione con il momento della presentazione dei cinque candidati da parte del rettore del Seminario, don Federico Celini, al Vescovo e, con lui, a tutta la comunità dei fedeli. Chiamati per nome, hanno risposto con un «Eccomi» di antica memoria biblica. Poi la riflessione sulla Parola.

La solennità del Corpus Domini, celebrata proprio in concomitanza con l’ordinazione, ha consentito al vescovo di sottolineare nell’omelia «tre grandi prospettive del divenire del corpo del Signore e di noi in lui». Perché «siamo generati dal Corpus Domini e quindi facciamo memoria, siamo consacrati nel corpus Domini, evento di comunione, e siamo, siete, mandati dal Corpus Domini: ecco la dimensione della vita». Memoria, comunione e vita sono i tre concetti che reggono il cammino di fede di ciascuno, in particolare dei giovani chiamati a essere sacerdoti. Un cammino calato «nella singola storia di ciascuno – ha continuato mons. Napolioni – in quella del popolo di Dio, nella storia culturale, di famiglia e di fede della comunità cristiana». Perché il sacerdozio prende corpo quando si fa vita, «dialogo concreto» con Dio e con i fratelli. Non ci debbono essere barriere, «il dramma delle divisioni», perché si cammina insieme «incorporati» nella Chiesa. Ecco che la comunità così «sta vivendo la sinodalità – ha aggiunto Napolioni – sta camminando insieme con tutte le sue vocazioni al passo dei piccoli». E infine, sulla scorta delle parole di Papa Leone, il vescovo ha ricordato ai cinque candidati al presbiterato «il coraggio dell’essenziale», quello insomma che sa trasformare «il nostro sguardo in quello del Risorto».

Dopo l’omelia, gli eletti si sono recati davanti al vescovo per mostrare la loro volontà di assumere, davanti al popolo di Dio, gli impegni legati al ministero sacerdotale nel grado di presbiteri, come fedeli cooperatori dell’ordine dei vescovi nel servizio del popolo di Dio, sotto la guida dello Spirito Santo.

Quindi è seguito il canto delle litanie mentre i cinque candidati erano prostrati a terra. Infine, uno ad uno, si sono inginocchiati davanti al vescovo, questa volta per ricevere l’imposizione delle mani sul capo, gesto ripetuto poi da tutti i sacerdoti presenti. La preghiera di ordinazione ha siglato quindi questo momento denso di significato.

Infine sono seguiti i riti esplicativi, cioè quei segni che parlano della funzione e della dignità del presbitero: una volta indossati stola e casula, l’unzione delle mani con il sacro crisma e la consegna del pane e del vino, che d’ora in poi saranno chiamati a consacrare. Questa parte della celebrazione si è chiusa con un abbraccio, segno di pace tra il vescovo e i cinque sacerdoti e poi con tutti i confratelli presbiteri.

La Messa poi è proceduta poi con la liturgia della parola, in un clima di comunione accompagnato dalle note del coro della Cattedrale insieme ai cori di Pandino, Piadena e Covo, con all’organo il maestro Fausto Caporali e alla tromba il maestro Giovanni Grandi.

Al termine, dopo il breve saluto del vescovo e il «grazie all’assemblea orante, partecipe e affettuosa», i nuovi sacerdoti sono stati abbracciati in piazza dalla folla di amici e parenti, chiudendo così in festa (tra canti, musica dei tamburi del Togo e applausi) questo importante momento per la Diocesi.

Domenica 7 giugno, nelle rispettive parrocchie, le Prime Messe dei novelli sacerdoti: alle 10 a Rivolta d’Adda don Massimo Serina; alle 10.30 a San Giovanni in Croce don Fabrice Kossi Sowou; alle 11 a Corte de’ Frati don Daniel Kossi Dossou; 17.30 a Pandino don Gabriele Donati; alle 17.30 a Pizzighettone don Alessandro Galluzzi.

(www.diocesidicremona.it)

 


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