26 luglio 2026

"La Giungla Verdiana": l'incuria dell'ospedale Giuseppe Verdi di Villanova d'Arda e a Villa Verdi di Sant'agata

La si potrebbe ribattezzare la “Giungla Verdiana”, ma in questo caso riesce difficile anche fare sarcasmo perché fa rabbia (sì, rabbia), vedere due importanti luoghi verdiani (a due passi da Cremona), l’ospedale “Giuseppe Verdi” di Villanova sull’Arda, e la Villa Verdi di Sant’Agata Verdi, in uno stato di incuria che si commenta decisamente da solo. Anche questa estate, come la precedente, sta trascorrendo e, al silenzio delle terre del Po, si abbina anche in silenzio, disarmante ed imbarazzante, di chi dovrebbe interessarsi di questi patrimoni di eccezionale valore. Verrebbe fin troppo facile dire che il maestro Verdi si sta rivoltando nella tomba, ma del resto, ed è cosa nota, sono state fin troppe le situazioni che, nel tempo, lo hanno portato  a rivoltarsi più e più volte nella tomba. Per quanto riguarda l’Ospedale Verdi è necessario fare una premessa. Nell’area della struttura proseguono i lavori per la realizzazione del nuovo Centro Nazionale Paralimpico del Nord Italia, un grande polo sportivo e sanitario in fase di completamento, con il collaudo degli impianti previsto per l'autunno di quest’anno, e l'apertura ufficiale programmata per l'inizio del 2027. Proprio in questi giorni, inoltre, la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il programma di investimenti Inail per l'edilizia sanitaria, destinando oltre 667 milioni di euro all'Emilia-Romagna. All'Ausl piacentina vanno 10,370 milioni di euro proprio per il nuovo Centro paralimpico di Villanova d'Arda. In attesa che questo diventi realtà (ma il Cigno di Busseto, attraverso il proprio testamento, aveva avuto ben altra e ben più nobile finalità visto che l’ospedale era destinato ai poveri del territorio) ed in attesa di sapere che cosa se ne farà della struttura storica dell’ospedale, va comunque lamentato il fatto che almeno l’area antistante l’immobile andrebbe tenuta in ordine, almeno sfalciando l’erba ed evitando che erbacce ed arbusti crescano a dismisura e fuori controllo. Così come non si può vedere quello striscione di plastica con scritto “Ospedale Giuseppe Verdi”, sistemato in fretta e furia alcuni anni fa dopo che la scritta originaria, in muratura, si era sgretolata come si è sgretolata anche parte della facciata. Possibile che in questi anni non si sia almeno potuto restaurare e mettere in bella evidenza l’intitolazione? Doveroso, a questo punto, ripercorrere un attimo anche la storia del luogo. Testimone fulgido dell‘impegno sociale e umanitario di Giuseppe Verdi che si concretizzò appunto anche nella realizzazione dell’ospedale di Villanova, oltre che nella Casa di riposo per musicisti di Milano ed in altre opere di bene.  La struttura sanitaria fu costruita solo ed esclusivamente grazie all’impegno finanziario del Cigno;. venne inaugurata nel 1888 con l’ingresso nella struttura ospedaliera dei primi dodici degenti, tanti ne poteva contenere allora. Prima della costruzione dell’ospedale gli abitanti della borgata in riva all’Arda erano costretti a percorrere una quarantina di chilometri per farsi curare a Piacenza. La realizzazione dell’ospedale fu, per il Maestro, l’avverarsi di un sogno. Verdi ne ispirò lo statuto e resse direttamente le sorti del nosocomio attraverso una commissione da lui eletta, che ebbe il compito di amministrarlo fino al 1901. L’ospedale era al servizio dei poveri del Comune e ad esso Verdi si dedicò, insieme alla moglie Giuseppina Strepponi, occupandosi personalmente anche degli arredi e delle attrezzature sanitarie. Un coinvolgimento a tutto campo per il Maestro più che mai attivo in quegli anni. La sollecitudine con cui Verdi si occupò dell’ospedale emerge dall’attenzione con cui egli stesso si occupò della stesura degli articoli dello statuto. Il “conservatore” dei beni doveva badare che gli ammalati venissero accuditi e curati al meglio, affinché non rimanessero ricoverati più del dovuto; prestare assistenza al personale di servizio, controllare i dipendenti, seguire con scrupolo l’andamento dei fondi rustici che alimentavano il finanziamento dell’istituto sanitario. Presidente del Consiglio d’amministrazione dell’ospedale era il sindaco di Villanova, Giacomo Persico, con il quale Verdi ebbe rapporti di stima sia sotto il profilo umano che professionale. Dall’epistolario ricorrente tra i due emerge l’impegno costante per la povera gente di Villanova. Ad un “tiro di schioppo” da lì, ecco la storica Villa Verdi di Sant’Agata, chiusa dall’autunno 2022, e riaperta solo lo scorso anno, eccezionalmente, per due giorni, in occasione delle Giornate del Fai. Qui si è rimasti al recente, importante, stanziamento di 6,5 milioni di euro da parte del Ministero della Cultura che riguarda la Villa, il parco storico e i beni pertinenziali, e risponde all’esigenza di restituire piena dignità e fruibilità pubblica a un luogo simbolo della storia italiana, acquisito dallo Stato proprio per garantirne la tutela e la conservazione. Ma ad oggi  erbacce ed incuria sono lì da vedere sia nelle immediate prossimità della villa che nel monumentale parco. C’è da chiedersi quante e quali essenze sono andate perse per sempre, quali si sarebbero potute salvare con  appena un po’ più di attenzione ma soprattutto quando la Villla riaprirà al pubblico in modo stabile e permanente? Questo è fondamentale per il rilancio turistico ed economico delle terre del medio Po che si estendono tra il Piacentino, il Cremonese ed il Parmense ma, di fatto, la data di riapertura continua a restare un grande enigma e nessuno sembra voler azzardare una risposta. C’è infine da chiedersi: dopo innumerevoli servizi pubblicati su questa ed altre testate circa l’incuria di Villa ed ex Ospedale, di fatto cosa si propone ai lettori se non cose che già conoscono a menadito? E’ necessario continuare a farlo? Sì, la risposta è sì. E’ necessario continuare a “martellare” affinchè tutti sappiano e chi deve attivarsi lo faccia, con  fatti e non con le parole. 

Eremita del Po

Paolo Panni


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti