"Conductor", la magica bacchetta di Mauro Benaglia. Il nuovo libro del giornalista Roberto Fiorentini
Mauro Ivano Benaglia, direttore d’orchestra di lungo corso, è entrato pian piano nel cuore dei cremonesi. Da quando con la sua Accademia Concertante d'Archi di Milano, era il novembre del 2023 al Museo del Violino, diede vita alla prima edizione di ‘Stradivari per Vialli’ : un doppio omaggio a due stelle che brillano, a diverso titolo, nel firmamento cremonese. Un amore che, in questi anni, è andato via via aumentando al punto di scegliere di abitare in provincia e di scrivere
Dovunque tu vada, nella città del Torrazzo, respiri un’aria musicale, basta pensare alle tante botteghe dei liutai con i loro violini, frequentare il Museo del Violino, guardare il frontespizio della Cattedrale, parlare con la gente e capisci che tutto ha un riferimento musicale graditissimo.
E proprio qui, nella città di Stradivari e di Monteverdi ha voluto raccontarsi. Raccontare la sua lunghissima carriera alla guida dell’orchestra in tanti teatri e cattedrali del mondo. Lo ha fatto con il giornalista e musicologo cremonese Roberto Fiorentini. Ne è uscito Conductor, La bacchetta che ha lasciato il segno (Ronca editore pp. 109, 19 euro) tra qualche giorno disponibile nelle librerie e sulle piattaforme di vendita on line. Non è solo un susseguirsi di fatti personali: è un viaggio incredibilmente intrigante tra i mostri sacri della musica ‘colta’ del Novecento europeo. A partire dalle sue vicende famigliari: la mamma cantò nel coro del Teatro alla Scala di Milano diretta da Arturo Toscanini, nel concerto di riapertura del teatro dopo i drammatici eventi bellici. I suoi rapporti frizzanti con i fratelli Marcello e Claudio Abbado ai tempi del Conservatorio di Milano. L’incredibile incontro con il mito di Herbert von Karajan, in una caldissima estate salisburghese. L’esordio, nel 1994, sul palcoscenico scaligero sotto l’egida di Riccardo Muti. Poi tanti. Tantissimi personaggi che hanno fatto la storia della musica dei complessi orchestrali italiani.
Quattordici capitoli in cui si srotolano ricordi: gli inizi come organista. Poi le performance nei teatri lombardi come cantante. La nascita e la grande fortuna dell’Accademica Concertante d’Archi di Milano. Ancora, i suoi grandi amori musicali. Georg Friedrich Handel e la sua Water Music, magnifica suite strumentale: madre di tutti i suoi successi come direttore. Giuseppe Verdi, con le due esecuzioni colossal nel duomo di Milano della ‘terribile’ e suggestiva Messa da Requiem. Wolfgang Amadeus Mozart, con quelle lacrime scesegli sulle note del Lacrimosa durante una delle tante esecuzioni del Requiem. Antonio Vivaldi e lo studio ‘matto e disperatissimo’ sui grandi affreschi sacri del ‘prete rosso’ a partire dal famosissimo Gloria in re maggiore.
Poi le tante tournée nel mondo. Negli Stati Uniti. A Malta. In Austria: a Vienna. In decine di paesi europei. Nonché le migliaia di appuntamenti in tutto il ‘Bel Paese’, Roma compresa. E quell’incontro inaspettato, a Pavia, davanti a due papi: Benedetto XVI e Robert Prevost (futuro Leone XIV), l’uno accanto all’altro, davanti a un violino di Antonio Stradivari.
E poi la sconfinata passione per il sommo liutaio cremonese e si suoi incredibili strumenti, culminata nell’ ‘invenzione’ degli eventi: Uno Stradivari per tutti. Manifestazioni in cui Benaglia e il suo ensemble hanno fatto conoscere a migliaia di persone il meraviglioso suono del grande genio del violino.
Ma Conductor è anche un bel manuale stilistico tra le pieghe interpretative di Verdi, Mozart e Vivaldi. Una lettura delle loro opere che Benaglia ha letto con intensità. Con quella stessa passione con la quale lo abbiamo visto dirigere, nell’agorà dell’auditorium Giovanni Arvedi, la mirabolante Sinfonia concertante per violino, viola e orchestra in Mi bemolle maggiore K 364 di Wolfgang Amadeus Mozart.
Non manca anche una riflessione sul ruolo del direttore d’orchestra nei nostri tempi. Sulla tecnologia che entrata nell’antico ‘golfo mistico’ orchestrale. Eppoi un dogma di fondo. L’importanza della qualità del suono che un’orchestra deve perseguire sempre nell’ambito delle sue proposte musicali.
E da dove partire questa lunga cavalcata nel fantasmagorico mondo della musica, se non da Cremona che Benaglia dipinge come patria assoluta degli archi.
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