Da oggi e fino a martedì aperta l'antica "Chiesuola" di Zibello, Sulle pareti affreschi di scuola lombarda
E’ sempre stata chiesa parrocchiale sotto la giurisdizione della Diocesi di Cremona. Da secoli è baluardo di fede e di grazia e “veglia” sui destini della comunità rivierasca di Zibello e della gente del Po.
Un luogo che “parla” cremonese attraverso la sua storia, le sue vicende, la sua arte ed i suoi misteri e che ora, dopo una chiusura durata un anno e mezzo, riapre i battenti pronta ad accogliere chi, in preghiera e silenzio, vorrà varcare la soglia del suo antico portale.
La chiesa in questione è quella della Beata Vergine delle Grazie di Zibello, che tra venerdì 29 maggio e martedì 2 giugno, sarà sempre visitabile e poi, durante l’estate, a discrezione della parrocchia e in base alla disponibilità di volontari, sarà frequentemente aperta.
Si tratta, va subito evidenziato, della più antica chiesa di Zibello e sorge ai margini del perimetro delle antiche fosse, l’attuale strada di circonvallazione. E’ comunemente detta “Ghisiòla” o “Chiesuola” e non se ne conosce l’epoca esatta di costruzione. Alcuni elementi quali i finestroni gotici a strombo collocati ai lati evidenziano stilemi del XIV secolo. Tuttavia parti sopravvissute ai numerosi rimaneggiamenti ne farebbero risalire la fondazione ad epoche ben precedenti. L’interno è ad una sola navata e, in origine, era quasi totalmente affrescato. Le poche tracce riportate alla luce farebbero pensare all’opera di pittori lombardi, quasi certamente cremonesi, attivi tra XV e XVI secolo. La copertura è a capriate lignee sostituite ad inizio Novecento con travi in essenza esotica, totalmente diverse dalle originali.
Si tratta della primitiva chiesa parrocchiale di Zibello, ruolo che, sotto la diocesi di Cremona, conservò anche dopo la costruzione della nuova chiesa parrocchiale (l’attuale), ma solo per la popolazione della campagna e per quella esterna al borgo. Per un certo periodo sopravvissero, di fatto, due parrocchie separate, poi fuse in una sola. Originariamente dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, prese il nome di Beata Vergine delle Grazie dopo la soppressione della chiesa annessa al convento dei Padri Domenicani, nel 1812, che recava la medesima dedicazione. L’altare maggiore in stile barocco e l’ancona in stile tardo-rinascimentale che lo sovrasta sono in legno. Al centro l’immagine della Madonna col Bambino dipinta da autore ignoto nel XV secolo, oggetto di una successiva pesante ridipintura e di un intervento di restauro realizzato pochi anni fa. Nel 1996, trent’anni fa,a la rimozione di un tamponamento di una nicchia ha portato alla luce un affresco della metà del Quattrocento raffigurante la Madonna, dipinta con espressione regale e assisa in trono mentre regge sulle ginocchia il Bambino in piedi. Da notare, al collo del Bambino stesso, il corallo rosso che non era un mero ornamento, ma un potente amuleto apotropaico e un simbolo religioso. Artisti come Piero della Francesca lo inserivano proprio al collo di Gesù Bambino per proteggerlo dal male e per prefigurare il suo sangue versato sulla croce. Secondo molti studiosi contrassegna probabilmente, in modo simbolico, la natura umana di Gesù, rappresentata anche attraverso la sua nudità.
Il dipinto, probabilmente a sua volta di scuola cremonese, è reso interessante dalla raffigurazione della chiesetta stessa (come era in origine) ai piedi della Madonna, mentre l’intera immagine (probabilmente un ex voto), racchiusa in una cornice dipinta a forma di amigdala, è sorretta da due angeli inginocchiati. L’affresco è impreziosito dalla finezza delle decorazioni, dalla dolcezza dei volti e dalle sfumature di colore tipiche del gotico lombardo. Attingendo a piene mani nella storia ecco che è citata negli atti della visita pastorale compiuta il 26 giugno 1600 da monsignor Cesare Speciano, vescovo di Cremona, diocesi da cui all’epoca dipendeva la parrocchia di Zibello. Atti, quelli di monsignor Speciano, che confermano che si tratta della vecchia chiesa dei santi Gervasio e Protasio consacrata in un 17 ottobre di cui non è noto l’anno. Nel tempo sono state numerose le manomissioni, soprattutto interne, ma l’ipotesi più accreditata è che possa risalire al 1200. Un dipinto esistente nella parete esterna posta a mezzogiorno confermerebbe questa epoca di costrizione. Gli atti della visita di monsignor Speciano la descrivono in “malo statu”, con necessità di riparazioni “omni ex parte” ed avente un solo altare. Dopo la visita del vescovo di Cremona fu rifatto il tetto e furono consolidate le pareti. Da evidenziare infine che nel terreno attiguo, tuttora esistente, vi si seppellirono a lungo i morti della parrocchia. Nel 1920, abbandonato il vecchio cimitero, furono rimosse tutte le lapidi ed il muro di cinta venne sistemato per fargli perdere quell’aspetto funereo che chiaramente angustiava la sensibilità popolare. Diverse artistiche ed antiche lapidi si trovano tuttora all’interno della chiesa e richiamano, per altro, ad antichi marmisti o, comunque, costruttori di lapidi tra cui A.Monti e P.Bottinelli, storiche botteghe del passato cremonese. Una chiesa con una storia dunque fortemente legata a Cremona, che dopo un lungo periodo di chiusura, ora riapre finalmente i battenti.
Eremita del Po
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