Due capolavori romantici per l’ultimo atto dello Stauffer Summer Music Festival: il Quartetto Ghedin e il Quintetto Dedalo entusiasmano la platea
Mentre una gran parte della cittadinanza si è riversata nelle piazze del centro per lo Stradeejay, nel cuore di Palazzo Raimondi risuonavano alcuni dei più significativi capolavori del repertorio cameristico romantico. Con l’ultimo appuntamento nei giardini della Fondazione Stauffer si è conclusa l’edizione estiva dello Stauffer Summer Music Festival, una rassegna che nelle scorse settimane ha saputo trasformare il verde dell’ex Palazzo Stradiotti in un raffinato salotto musicale a cielo aperto. A chiudere il festival è stata una serata interamente dedicata al grande Romanticismo tedesco, affidata al Quartetto Cino Ghedin e al Quintetto Dedalo.
Il primo ensemble, formato da Filippo Bogdanovic (violino), Myriam Traverso (viola), Mattia Geracitano (violoncello) e Laura Licinio (pianoforte), ha affrontato il Quartetto per pianoforte e archi in do minore op. 60 di Johannes Brahms, una delle opere più personali e tormentate del compositore amburghese.
La storia di questa composizione è particolarmente significativa. Brahms iniziò a lavorarvi nella metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento, in un periodo segnato dalla sofferenza dell’amico e mentore Robert Schumann, ormai vittima della malattia mentale che lo avrebbe condotto alla morte. Insoddisfatto del risultato e profondamente turbato dagli eventi, il compositore accantonò il progetto per quasi vent’anni, tornando a completarlo soltanto nel 1875. Non sorprende quindi che l’opera conservi un carattere intenso, appassionato e talvolta inquieto.
Il Quartetto Cino Ghedin ha restituito con convinzione questa duplice natura della partitura, alternando slancio drammatico e momenti di maggiore lirismo. Fin dall’ampio movimento iniziale è emersa una buona compattezza dell’ensemble, capace di costruire un discorso musicale coerente e coinvolgente. L’intesa tra i musicisti è apparsa solida e ha permesso di valorizzare i numerosi dialoghi tra il pianoforte e gli archi che caratterizzano la scrittura brahmsiana.
Molto efficace anche lo Scherzo centrale, affrontato con energia e sicurezza, mentre l’Andante ha rappresentato uno dei momenti più suggestivi dell’esecuzione. In questa pagina, tra le più liriche dell’intero lavoro, gli interpreti hanno saputo creare un’atmosfera raccolta e intensa, mettendo in evidenza la cantabilità delle linee melodiche senza mai perdere l’equilibrio d’insieme. Il Finale, infine, ha riportato in primo piano il carattere passionale dell’opera, conducendo il pubblico verso una conclusione intensa e partecipata.
La seconda parte della serata ha visto protagonista il Quintetto Dedalo, composto da Ruben Galloro e Giovanni Putzulu (violini), Luca Infante (viola), Alessandro Ricobello (violoncello) e Alessandro Vaccarino (pianoforte). Il gruppo ha proposto il celebre Quintetto per pianoforte e archi op. 44 di Robert Schumann, una delle pagine più amate dell’intero repertorio cameristico romantico.
Composto nel 1842, anno particolarmente fecondo per Schumann, il Quintetto nacque in un momento di straordinaria creatività. Dopo essersi dedicato soprattutto alla musica pianistica e ai Lieder, il compositore scoprì con entusiasmo il mondo della musica da camera, dando vita in pochi mesi ad alcune delle sue opere più importanti. Il Quintetto op. 44 occupa un posto speciale all’interno di questo percorso, poiché rappresenta uno dei primi tentativi di conferire alla musica da camera con pianoforte una profondità e un respiro fino ad allora riservati soprattutto al quartetto d’archi e alla sinfonia.
L’interpretazione del Quintetto Dedalo ha messo in luce queste caratteristiche con grande naturalezza. L’ensemble ha saputo coniugare energia e chiarezza espositiva, valorizzando il carattere luminoso e appassionato della composizione. Particolarmente riusciti sono apparsi i momenti nei quali il pianoforte e gli archi si intrecciano in un dialogo serrato ma sempre equilibrato, elemento fondamentale dell’estetica schumanniana.
La drammatica marcia del secondo movimento è stata resa con sensibilità e misura, mentre lo Scherzo ha evidenziato la brillantezza tecnica e la vivacità interpretativa del gruppo. Il Finale, travolgente e ricco di entusiasmo, ha chiuso la serata con slancio, raccogliendo il caloroso consenso del pubblico presente.
Con questo ultimo concerto si conclude un’edizione dello Stauffer Summer Music Festival che ha saputo unire qualità artistica, valorizzazione dei giovani interpreti e bellezza del contesto. I giardini della Fondazione Stauffer si sono confermati ancora una volta uno spazio ideale per l’ascolto della musica da camera, offrendo al pubblico cremonese serate di grande interesse culturale e musicale.
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