26 giugno 2026

Verdi è cremonese? Maria Antonietta Lamoure scrive una "biografia" rivoluzionaria del compositore. Pubblicati documenti cremonesi di Cavatigozzi, San Giacomo al Campo e Soresina

Pensate il grande compositore [Giuseppe Verdi] era solo un bastardo raccolto per pietà da un oste e quel bastardo ingrato, una volta ricco e famoso ha buttato fuori di casa l’uomo e la donna che gli avevano fatto da padre e da madre, facendoli morire di dispiacere. Poi, non soddisfatto da bastardo qual era, ha fatto nascere altri bastardi senza riconoscerli, perché i bastardi rimangono bastardi anche se sono ricchi e famosi.

Parole da togliere il fiato a chiunque perché riferite al grande Maestro delle Roncole: Giuseppe Verdi di cui la biografia ufficiale dà un ritratto totalmente diverso sublimato ora dalla storia e dalla fama. La nascita serena nell’osteria delle Roncole. I musici che suonavano sotto le finestre della madre partoriente a vaticinarne la futura fama. Gli abbracci con la tenera madre Luigia Uttini sotto il campanile delle Roncole in piena guerra. L’amore dell’organista della parrocchiale per quel bimbo prodigio che all’età di cinque anni suonava, con garbo, la spinetta. 

Eppure, quelle righe così feroci sono messe nero su bianco nel volume I Natali del CavaliereL’infanzia mai raccontata (p. 14) firmato da Maria Antonietta Lamoure e pubblicato nel 2025 (riedito nel 2026) a Parma dalle Tipografie Riunite Donati. 

Tutto questo scritto (72 pagine in tutto: più una serie di fotografie di documenti d’archivio) è funzionale a dimostrare un solo dato storico: Giuseppe Verdi non fu mai né parmense, né piacentino ma cremonese. Un’eresia se si pensa a quasi due secoli di studi storici verdiani. 

Un passo indietro. Chi racconta tutto questo?  Maria Antonietta Lamoure ultima erede di una famiglia francese fuggita da Versailles alla viglia della Rivoluzione francese e stabilitasi sulle rive del Po tra san Nazzaro e Monticelli d’Ongina e che ha incrociato le vicende verdiane. Da qui l’autrice parte. Dai racconti tramandati nella sua famiglia e in particolare dalla sua prozia Gemma e dal padre che hanno deciso di affidare a lei una ‘verità’ così scomoda. E per dare sostanza storica alla narrazione fabulistica mette in fila tutta una serie di documenti civili, ecclesiastici provenienti dall’anagrafe di Busseto, dalla chiesa di Roncole, dall’Archivio di Stato di Parma, dal Comune di Villanova sull’Arda, dalla chiesa di San Nazzaro d’Ongina dalla chiesa di santa Maria Maddalena di Cavatigozzi (Cremona) di San Giacomo al Campo, della Chiesa di San Sito Vescovo di Soresina (Cremona). 

La conclusione di questo tortuoso viaggio tra vicende familiari, atti, testamenti, certificati di vita e di morte. Omicidi. Bimbi abbandonati e nella sua essenzialità semplicissima: Giuseppe Verdi, il massimo compositore lirico italiano, non sarebbe nato alle Roncole il 10 ottobre del 1813, ma sarebbe stato dato alla luce il 9 febbraio 1811 in un paese del Cremonese. E ovviamente non sarebbe figlio di Carlo Verdi e di Luigia Uttini che ne sarebbero stati solo i genitori adottivi. I due osti delle Roncole avrebbero provveduto anche ad un cambio di parametri anagrafici. In realtà l’autore del Nabucco fu il figlio del Marchese De la Tour: discendente diretto di quei nobili scappati dal territorio francese appena prima che scattasse la follia sanculotta. Marchese che dalle rive del Po, sponda piacentina, si trasferì in territorio cremonese. 

Ipotesi suggestiva. Al limite dell’incredibile. Ma l’erede dei La Tour sostiene il suo racconto indicando le discrepanze tra le diverse attestazioni di atti di nascita e di battesimo. Spiegando gli inganni le soppressioni documentali avvenute negli anni. 

Fa di più. Cita Mary Jane Philipps-Mazt che nel suo Verdi Grande Gentelman del Piacentino appunta con feroce ironia (p.28):

Antonio Barezzi mostrava tanta benevolenza nei confronti di Giuseppe quando tutti gli abitanti di Busseto e di Roncole lo chiamavano ‘il bastardo’ e chiamavano sua sorella ‘la tocca “? Perché a Roncole e a Busseto tutti sapevano che era un rampollo di famiglia e, per di più, dotato di grande intelligenza e del dono della musica. 

Il volume ha il pregio di sollevare un problema storiografico. Ma non lo risolve definitivamente. Complicato anche da leggere. Purtroppo il racconto dell’autrice è frammentato dalle citazioni documentali che non rispecchiano per nulla il metodo scientifico della ricerca storica e rendono il testo faticoso e ben poco chiaro. 

Ma intanto ci interroga ancora sulle origini di questo grandissimo musicista. 

Roberto Fiorentini


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commenti


Lauri

26 giugno 2026 09:39

Pazzesco,bhe comunque al giorno d'oggi,con tanta tecnologia, sarebbe il caso che l'argomento venga approfondito, grazie ancora a Cremona Sera che ci permette di nutrire ancora l'anima

biagio

26 giugno 2026 12:26

Ho letto l’articolo e ho fatto alcune ricerche online su documenti, biografie e materiali iconografici disponibili. Da quanto emerge, la tesi proposta dall’autrice non risulta convincente. Gli atti parrocchiali e civili di Roncole, Busseto e Parma sono coerenti e confermano la nascita di Verdi alle Roncole nel 1813 come figlio di Carlo Verdi e Luigia Uttini. Anche i ritratti dei genitori, facilmente reperibili, mostrano una somiglianza evidente con il padre.

Ho cercato anche eventuali immagini, ritratti o atti relativi al presunto “marchese De la Tour”, ma non risulta nulla: nessuna iconografia, nessun documento d’archivio, nessun riferimento storico verificabile. L’assenza totale di tracce rende questa figura difficilmente credibile. Allo stesso modo, non esiste alcuna fonte storica che abbia mai definito Verdi “figlio illegittimo”.

Gli studi del giovane Verdi non richiedono origini nobili: furono sostenuti da Antonio Barezzi, mecenate che aiutò diversi altri ragazzi della Filarmonica, quindi non per ragioni “speciali”. Quanto al termine “bastardo”, è vero che può significare anche “figlio illegittimo”, ma nelle tradizioni popolari dell’Ottocento — e ancora oggi in molte regioni — indicava soprattutto un ragazzo discolo, non rispettoso delle regole. E il carattere giovanile di Verdi, descritto dalle biografie come forte, precoce e poco incline all’obbedienza, è perfettamente coerente con questo uso popolare, non con un’ipotesi genealogica.

In assenza di nuovi documenti autentici e verificabili, la biografia storica resta la più solida e coerente. Biagio

Roberto Fiorentini

27 giugno 2026 15:49

Ho letto il commento di questo signor Biagio. Non si capisce bene se è un attacco a me che ho scritto il pezzo o una requisitoria, come per altro e’ nel suo stile consueto, nei confronti del libro. Il giornalismo deve dare conto di tutto. E forse prima di dare giudizi sarebbe opportuno come ho fatto io leggere il volume e gli allegati documenti.