5 aprile 2026

Il Vescovo nella veglia di Pasqua: «In questa notte di vita nuova possiamo innamorarci di questa realtà». Nella solenne celebrazione in Cattedrale mons. Napolioni ha battezzato nove catecumeni adulti

O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio: sono le parole della preghiera di san Francesco, affidate alla Chiesa di Cremona dalla riflessione del vescovo Antonio Napolioni durante la Veglia di Pasqua. “La luce, che è la prima creatura, è l’inizio della vita, è il simbolo della vicinanza di Dio a noi. E poi la parola, che alimenta la fede, la speranza. E poi il pane, che diventa carità”: i segni che la solenne liturgia della notte di Pasqua guidano lo sguardo e la preghiera dei fedeli.

La luce si accende. Davanti alla Cattedrale di Cremona, il fuoco della Pasqua ha aperto un varco di luce e di calore nel buio della piazza. Attorno alle fiamme la comunità è entrata nel mistero della notte della Risurrezione per incontrare, attraverso i segni della liturgia, il cuore del mistero cristiano.

La processione con il cero pasquale ha segnato l’ingresso nella Cattedrale, gremita di fedeli per la celebrazione della Veglia di Pasqua. Una luce che, dalla mano del vescovo Napolioni, si è propagata, una fiammella dopo l’altra, attraverso tutta l’assemblea, seguita dal canto dell’Exsultet che annunciava con solennità la vittoria della vita sulla morte.

Presieduta dal vescovo Antonio Napolioni e concelebrata dal vescovo emerito Dante Lafranconi insieme al Capitolo della Cattedrale e alcuni altri sacerdoti, la solenne celebrazione ha attraversato i momenti tipici del rito che si pone al centro dell’anno liturgico e della vita cristiana. La liturgia della Parola ha guidato i fedeli nella memoria della storia della salvezza, dalle prime pagine della Genesi fino all’annuncio del sepolcro vuoto. Al canto del Gloria le campane hanno ripreso a suonare, segno di luce e di suoni che hanno dato voce alla speranza cristiana, custodita nel silenzio dei giorni precedenti, e solennizzata dall’Allelluja. Il Fuoco e l’acqua, con cui sono stati battezzati i catecumeni e con la quale l’assemblea è stata aspersa.

Nei momenti della Veglia di Pasqua un unico grande racconto di salvezza, fatto di ascolto, segni e partecipazione. Una narrazione viva, in cui ciascuno è chiamato a riconoscere la propria storia dentro quella di Cristo.

In particolare per i nove catecumeni che proprio durante la notte di Pasqua hanno ricevuto dalle mani del Vescovo i sacramenti dell’iniziazione cristiana, diventando parte viva della Chiesa. Sono i fratelli Kiara e Jeanpierre, i coniugi Elisabeth con Faustin, Sandra con Joseph, e poi Talia, Jhoselyn e Jacob, neofiti adulti che hanno coronato davanti a tutta la comunità diocesana la scelta e il percorso di fede che li ha condotti al fonte battesimale e a ricevere la Cresima e la Prima Comunione, con gesti che fedelmente riportano ancora una volta la nuova vita che si apre con la risurrezione.

Il “sì” di questi adulti che hanno scelto di abbracciare la fede cristiana è segno concreto della presenza dello Spirito nella storia. Accanto a loro e insieme a loro, tutta l’assemblea ha rinnovato le promesse battesimali, riscoprendo la radice della propria fede.

«È la notte in cui davvero l’amore di Dio giunge al culmine – ha invitato a riflettere il Vescovo durante la sua omelia, rivolgendosi proprio ai catecumeni – e voi l’avete scelta, avete voluto questo momento, questo cambio nella vostra vita».

Una scelta che accoglie e che viene accolta dalla comunità intera: «La notte dell’inizio di una vita nuova, la notte dunque un’esperienza di Dio non minacciosa, non distante, ma presente, vicino, coinvolto, alle prese con la nostra piccola vita, con la vita di questo piccolo pianeta, di questa umanità sulla Terra. Che è testimone, che è nostro compagno. È il tentativo più bello che ci poteva capitare».

È la bellezza che san Francesco d’Assisi insegna a cercare e a riconoscere: «Lui ci prende per mano stasera, a 800 anni dalla sua morte, per dirci: non abbiate paura di essere cristiani gioiosi. Per dirci che possiamo innamorarci della realtà in cui viviamo, anche quando è dura, perché sappiamo coglierne comunque la segreta bellezza».

Ancora la preghiera del Santo di Assisi arriva a illuminare il significato di questa Pasqua con l’invito a essere noi «strumenti della pace di Dio, diventando portatori dei doni ricevuti. Dove andiamo – ha commentato ancora il vescovo – a trovare amore, perdono, unità, fede, verità, se non nel nostro rapporto con Cristo, se non alla sorgente della sua grazia, battesimo, eucaristia, perdono, parola, preghiera, comunità, vita di grazia, vita nuova»

Per questo – ha quindi concluso rivolgendosi ancora ai neofiti seduti nelle prime file – «in questa notte anche noi tutti, insieme a loro, diventiamo cristiani sempre convertiti, sempre rinnovati, non solo dalle pressioni di qualcuno, ma da Gesù che ci è venuto a cercare. Francesco si è lasciato trovare, si è lasciato accendere il cuore e ancora oggi riscalda le nostre anime per credere che è possibile vivere così. Da figli e da fratelli benedetti e amati immensamente da Dio».

La celebrazione è quindi proseguita con la celebrazione dei sacramenti e la liturgia eucaristica.  Prima della conclusone, il canto del Regina Coeli ha raccolto la preghiera di tutta la comunità, affidandola a Maria, Madre della gioia pasquale. In quel momento finale, la celebrazione si è fatta invio: la luce ricevuta non può restare chiusa nello spazio liturgico, ma è destinata a illuminare la vita quotidiana.

La Pasqua, celebrata nella notte, continua così a diffondersi nel tempo e negli spazi delle vite di ciascuno. È una luce discreta ma tenace, che attraversa le oscurità della storia e rinnova, la speranza dei credenti e del mondo intero, come racconta in modo mirabile l’affresco della risurrezione di Bernardino Gatti che accompagna i fedeli nell’uscita dalla navata centrale della Cattedrale e che quest’anno è tarata con loro anche nelle case, stampata sul cartoncino degli auguri di Papa Leone XIV che al termine della veglia di Pasqua il vescovo stesso ha distribuito come prezioso augurio pasquale.(www.diocesidicremona.it)


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