La Chisòola de li Tùr diventa ufficialmente De.Co. Un progetto che valorizza l'identità del paese e strizza l'occhio al turismo lento. La presentazione nella sala consiliare
Farina, acqua e sale: ecco i pochi, semplici ingredienti della Chisòola de li Tur, specialità gastronomica tipica di Torre de’ picenardi, che da oggi può fregiarsi del riconoscimento De.Co (denominazione Comunale).
Viene prodotta da oltre 100 anni con una ricetta e un metodo unici: la storia racconta che già agli inizi del secolo scorso i fornai di Torre, San Lorenzo Picenardi e Pozzo Baronzio producevano questa chisòla, anche se pare che l'origine sia ancora più antica e che probabilmente già le donne di casa la preparavano e cuocevano direttamente nel forno della stufa a legna.
Oggi l'unica forneria rimasta a Torre de Picenardi porta avanti questa tradizione: sono i fratelli Ivan e Nadia De Antoni, che hanno seguito le orme del papà Virginio che nel 1966, dopo la scuola e la gavetta, aprì la propria forneria in paese. Da allora la chisòola non è mai mancata nel banco della forneria.
In sala consiliare erano presenti il sindaco Marcello Volpi con i membri della commissione che ha definito il disciplinare e portato avanti la pratica del riconoscimento De.Co: Davide Mometto, Fabio Maruti e Marco Petecchi; presenti anche Domenico Maschi, presidente del Gal Oglio Po e il consigliere regionale Matteo Piloni.
Protagonisti anche Ivan e Nadia de Antoni e, naturalmente, la Chisòola de li Tur, appena sfornata; un prodotto che affonda le sue radici nella storia e nella cultura dei torrigiani, tanto da meritarsi di essere insignita del titolo di De.Co: gustarla significa scoprire un pezzo di storia di Torre, riscoprire antichi sapori e vecchie tradizioni; con un morso ritornare indietro di decenni, quando i meno giovani andando a scuola si fermavano dal fornaio per comprarne un pezzo da mangiare come merenda.
Se da un lato la Villa Sommi Picenardi da sempre identifica Torre con la sua architettura e la sua storia, dall'altro la Chisòola de li Tùr rappresenta un elemento fortemente identitario e caratterizzante, prodotta artigianalmente, ancora oggi come 60 anni fa, da Ivan e Nadia. "Gli ingredienti sono pochi e semplici: farina, pane e acqua. Si impasta, poi si tira la pasta, si gira, si sfoglia, si aspetta e poi si tira ancora e così via" racconta Ivan, facendo sembrare semplice il processo di produzione, ma in realtà: "eppure se non la impasto io ma qualcun altro, i clienti se ne accordono subito!" spiega Ivan, rivelando così che l'ingrediente segreto è quella manualità fatta di esperienza e tradizione.
"La Chisòola è un simbolo di Torre, la sua ricetta ci tiene legati come comunità ed ha una forte valenza identitaria -ha spiegato Volpi, illustrando l'iter che ha portato al riconoscimento della De.Co- Inoltre questa specialità gastronomica tipica può diventare un volano per valorizzare il Comune e anche percorsi di turismo lento, oltre a creare sinergie con le attività del paese".
Ha invece parlato di "identità come memoria di antichi sapori, da far conoscere anche al di fuori dei confini del Comune e del territorio" Marco Petecchi, torrigiano e accademico dell'Accademia Italiana della Cucina; a fargli eco, le parole di Mometto, che ha messo al centro la storia e la memoria: "é un momento fantastico per questo prodotto unico nel suo genere, fortemente identitario e omaggio alla memoria di chi ci ha preceduto".
Quando si parla di cibo dunque non ci si limita solo a ciò che si mangia, ma si entra nella cultura, fatta di tradizione e antichi saperi, artigianalità e ricette che si tramandano come preziosi di generazione in generazione: "Identità e turismo esperienziale sono un binomio molto molto forte, un volano per il turismo dal momento che la chisòola sarà presentata alle fiere di settore e questa di oggi è solo la prima di tante azioni che il Comune metterà in campo" ha spiegato Maruti.
Insomma, un progetto che rappesenta per ora un unicum per Torre, nato e voluto per rafforzare e diffondere l’unità della comunità torrigiana, ma anche per darle il giusto lancio per essere rilanciata sul piano del turismo lento e di prossimità, forte della rete di strade e piste ciclabili, delle bellezze naturali ed architettoniche che caratterizzano il territorio della Bassa. Un turismo fatto anche di sapori e di tradizioni, di mani che impastano e profumo di pane appena sfornato.
Promossa a pieni voti la Chisoola, assaggiata dai numerosi presenti che l’hanno provata con diversi abbinamenti di salumi e formaggi, come vuole la tradizione; durante la prossima rassegna "Ferragosto in Villa" naturalmente sarà tra i protagonisti della cucina, per permettere a tutti di assaggiarla e gustare un pezzo di tradizione locale.
Guarda il video sulla "Chisòola de li Tùr".
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