E’ una Turandot "lunare" quella che apre la Lirica e accende il Ponchielli d'entusiasmo
Si può mettere in scena una Turandot chiaroscurale e minimalista ed ottenere un grande successo. Obiettivo centrato da Nadir Dal Grande a cui sono state affidate la regia, le scene e i costumi (Federica Miani, assistente ai costumi e luci di Jenny Cappelloni) dell’ultima opera, in tre atti e cinque quadri Turandot di Giacomo Puccini (libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi). La storia della sanguinaria principessa cinese è stata scelta per aprire la stagione di OperaLombardia e più specificamente quella del Teatro Ponchielli di Cremona (replica domenica 4 ottobre, ore 16), complice anche il centenario della sua prima rappresentazione: il 25 aprile del 1926 al Teatro alla Scala di Milano con la direzione di Arturo Toscanini.
Dal Grande racconta di una vicenda che interseca le grandi folle (popolo di Pechino), i grandi drammi collettivi (le condanne a morte) e le storie intime e personali, utilizzando una fabulazione concentrata sui sentimenti dei singoli. Narra con delicatezza i passati drammatici di Turandot (quasi una Königin der Nacht spuntata dal Die Zauberflöte mozartiano) e di Timur e i grandi slanci di passione di Liù e di Calaf. Lo fa stilizzando le scene. Anche quelle dove sono previste masse che si muovono sul palcoscenico. Al loro posto elementi scenici che disegnano, in bianco e nero, quei colori orientali che affascinarono il maestro di Lucca fin dalla scrittura di Madame Butterfly e che trovavano radici nella sua biografia.
Regnano, in tutti i tre anni, colori notturni che serpeggiano su tutta la vicenda che si consuma fino al momento in cui Puccini riuscì a scrivere la musica. Anche nel secondo atto ambientato nella reggia di Altoum e di Turandot, le magnificenze regali cinesi lasciano spazio a una sintetica espressività ambientale. Linee composte. Ordinate, con un imperatore assiso su una piramide e non su un regale seggio. Quasi una statua da ‘Convitato di Pietra’. Resa efficace anche per un popolo cinese spogliato dalle policromie del sol levante.
Dal punto di vista musicale, questa Turandot è risultata bella. Pulita. E’ piaciuta la lettura della complessa partitura da parte di Alessandro D’Agostini alla guida dell’ Orchestra I Pomeriggi Musicali. Conduzione intensa. Gesto molto istintivo ma che infiamma la scrittura pucciniana: dentro e fuori il golfo mistico. Accompagna strumentisti e cantanti. Fa vibrare le corde dell’orchestrazione sublime del maestro di Torre del Lago. Posa la bacchetta, e questo è un suo grande merito, laddove la morte spense la vita del Maestro sull’ultimo alito di Liù.
Nota a parte merita il Coro Opera Lombardia diretto da Riccardo Bianchi e affiancato dal Coro Voci Bianche del Teatro Sociale di Como diretto da Davide Dell’Oca. E’ ben noto come in quest’ultimo lavoro, Puccini riservi al coro parti impegnative. La compagine corale tiene tutti gli atti con la medesima qualità vocale. Passione interpretativa. E vigore scenico.
Cast vocale di forte interesse perché composto da voci giovani: Caterina Meldolesi, una Turandot di spessore vocale ma altresì brava teatralmente. La sua è una principessa cinese più sensuale che non feroce. La sua abilità vocale la porta a ripercorrere tutta la partitura con precisione.
Roberto Aronica e’ stato un Calaf applauditissimo. Tributo a scena aperta al termine del Nessun dorma. Tenore con vene romantiche ma con altrettanta forza espressiva risulta tra i cantanti emergenti. Artista completo: tecnicamente e teatralmente regala un principe straniero ad alta tensione emotiva.
Songha Lee, commovente Liù. Soprano dalla voce intensa ma nello stesso tempo brillante, interpreta con cuore pieno d’affetto e d’amore la piccola schiava che, per amore, sacrifica la vita. E ci mette tutto questo nella delicata parte che Puccini le attribuisce, ricordando i dolori della giovane Butterfly.
Gerardo Dell’Affetto Altoum; e Baopeng Wang Timur: voci maschili di grande interesse e perfettamente inseriti nel meccanismo teatrale e musicale di questa Turandot.
Paolo Ingrasciotta, Giacomo Leone, Giulio Putrino rispettivamente Ping, Pong, Pang. Tutti e tre assolutamente bravi in ruoli tra il drammatico e il comico.
Poi tutto il resto della compagnia all’altezza del resto del cast: Francesco La Gattuta un mandarino; Marco Tomasoni il Principe di Persia, Chiara Ciurlia prima ancella, Laura Dacomo, seconda ancella.
Tanti gli applausi del pubblico del teatro Ponchielli che ancora una volta si è entusiasmato per l’amore di Calaf per Turandot.
Il servizio fotografico è di Francesco Sessa Ventura
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