28 aprile 2026

La meraviglia dei piumini dei pioppi lungo il Po e il rischio di roghi

“Le manine sono su e l’inverno non c’è più”. Così inizia Amarcord, indimenticabile film capolavoro di Federico Fellini. Nelle primissime scene del colossal, ambientato nella sua amata Romagna nella Primavera del 1933, dal cielo sembrano scendere fiocchi di neve. Sono le “manine”, piumini cotonosi prodotti dai pioppi, albero particolarmente distintivo della Pianura Padana e di molti celebri paesaggi italiani. Uno dei simpatici personaggi di Amarcord esordisce dicendo: “Le manine coincidono nel nostro paese con la primavera. Sono delle manine…di cui che girano… vagano qua e vagano anche là… Sorvolano il cimitero di cui tutti riposano in pace. Sorvolano il lungomare come i tedeschi… datesi che il freddo non lo sentono loro. Ai… Al… Vagano, vagano. Girolanz… Gironzano… Gironzalon… Vagano, vagano, vagano!”  (da Amarcord di Federico Fellini).

Protagonisti dunque di uno dei più grandi film italiani, potete chiamarli “piumini” o “manine” o come preferite. Protagonisti non solo delle spettacolari immagini del gastrofotografo Lilluccio Bartoli ma anche delle suggestive foto di Paolo Panni, conosciuto anche come Eremita del Po, che il fiume lo frequenta, lo vive e ci vive ogni giorno, da sempre: “e per sempre” aggiunge lui stesso che non fa mistero di aver rifiutato su due piedi, in parecchie occasioni, anche trasferimenti altrove (pure vantaggiosi), a costo di non lasciare le terre di fiume. Terre che, come lui stesso ricorda sempre, vanno vissute, osservate e conosciute in silenzio, meglio se a piedi o in bicicletta, lasciando da parte tutto ciò che inquina.

“Sarebbe anche il caso – aggiunge – che a scrivere di Po fossero coloro che ci sono nati, ci vivono e lo vivono tutti i giorni. Invece fin troppo spesso assistiamo all’arrivo di pseudo scienziati che, a costo di coprirsi di ridicolo, vogliono fare gli esperti di Po mentre invece farebbero bene a starsene altrove”. Dopo le immagini di Lilluccio Bartoli ecco, oggi, quelle scattate direttamente sul Po, e in golena, da Paolo Panni. I “piumini”, giusto ricordarlo, in realtà  si chiamano pappi e sono i frutti dei pioppi, capsule deiscenti, contenenti semi molto piccoli e provvisti di un ciuffo di peli bianchi e cotonosi che ne favoriscono la disseminazione.  In termini botanici questi ciuffi di peli  costituiscono l’appendice piumosa e leggera utilizzata da molte specie di piante per favorire la dispersione dei semi ad opera del vento. Particolarmente noti sono i pappi del pioppo nero (Pupulus nigra) e del pioppo bianco (Populus alba) protagonisti nientemeno che del capolavoro <Amarcord> di Federico Fellini. “Il viaggio dei pappi sospesi nell'aria può durare anche diverse settimane.  Sono molto resistenti e possono anche cadere nell'acqua, ad esempio in un lago o in un fiume, e resistere galleggiando per diverso tempo, fino poi a raggiungere la riva. Contrariamente a quanto si crede  non sono causa di allergia. Lo sono, invece, i pollini  liberati nell’aria in grande quantità nel periodo primaverile. Questi pappi liberati dai pioppi in grande quantità non sono  causa  di allergie e disturbi respiratori. Infatti, i pappi sono composti da cellulosa, proprio come il cotone, e quindi costituiti da una sostanza anallergica. Il pioppo (dal latino populus) è  un albero che svolge in natura una importante azione disinquinante. Difatti,  viene detta  pianta mangia smog: nel corso della sua esistenza è in grado di assorbire circa 5 tonnellate di anidride carbonica.  Cresce molto velocemente e con gran facilità: può raggiungere in poco tempo 30 metri di altezza. In Italia vengono coltivate 4 varietà di pioppo delle circa 40 esistenti in tutto il mondo.

Un importante problema rappresentato dai pappi riguarda il fatto che sono altamente infiammabili e quindi è bene, a maggior ragione in questa stagione, evitare fuochi all’aperto e lanciare mozziconi di sigaretta. Purtroppo, in terra emiliana, m,a al confine col cremonese, questo problema è già stato toccato con mano lunedì pomeriggio quando un rogo improvviso ha incenerito una vasta porzione di bosco fluviale a Zibello, proprio al confine col Cremonese. 

foto di Paolo Panni, Eremita del Po


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