La solennità del Corpus Domini: domani alle 21.00 allo Zaist messa e processione. La storia della tradizione cremonese nella celebrazione di questa solennità, dal '500 ad oggi
Domani si festeggia la solennità del Corpus Domini, la festa del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. A Cremona è in programma la messa alle 21.00 nella chiesa di San Francesco allo Zaist, presieduta da Monsignor Napolioni e concelebrata dai sacerdoti della zona pastorale 3; dopo le comunioni, per le vie del quartiere si snoderà la processione eucaristica, con un ordine ben preciso: dietro alla Croce si disporranno i fedeli, seguiti dai religiosi, i ministranti, i sacerdoti concelebranti e il vescovo Napolioni con il Santissimo Sacramento; infine le autorità cittadine con il Gonfalone della città. La processione percorrerà via Fatebenefratelli, via Caprera, via Piemonte Lombardo, via dell’Aquila e via Solomos per raggiungere nuovamente la chiesa parrocchiale dove il vescovo impartirà la solenne benedizione eucaristica.
Ma in passato, come veniva celebrata questa solennità? Innanzitutto bisogna ricordare che l'origine di questa festa in realtà è molto antica, in quanto nacque nel XIII secolo in Belgio per volere della monaca agostiniana Giuliana di Cornillon (a seguito di alcune visioni mistiche) ed venne successivamengte estesa a tutta la Chiesa Cattolica da Papa Urbano IV nel 1264 dopo il celebre miracolo eucaristico di Bolsena; circa tre secoli dopo, nel 1501, si costituì presso la chiesa di S. Lorenzo in Roma la Compagnia del SS. Sacramento, che si diffuse ben presto ovunque. La chiesa cattolica, per rispondere agli attacchi della riforma protestante a proposito del culto eucaristico, incoraggiava in tutti i modi la devozione popolare al SS. Sacramento.
In realtà non ci sono informazioni su come venisse celebrato il Corpus Domini a Cremona prima del '500, mentre invece sono numerosi i documenti dei secoli successivi, soprattutto per raccontare come veniva organizzata la solenne processione cittadina che, fino a tutto il '700, era preceduta da grandi preparativi in cui erano impegnati sia l'apparato ecclesiale sia l'autorità civile.
"Si cominciava «il Giovedì della Settimana di Pasqua Pentecoste» con la pubblicazione, fatta sopra l'Arengario del Comune, dell'itinerario della processione. Contemporaneamente il podestà di Cremona emanava un editto «affinchè la processione del Corpus Domini si svolgesse "con riverenza e solennità"». E anche il vicario generale "promulgava ogni anno per la processione del Corpus Domini un editto rivolto a "tutte le persone ecclesiastiche, Collegij, Capitoli, Religiosi, Monasteri, Conventi, Scuole et Confraternità, così Regolari come secolari" racconta Giovanna Gregori Maris nel libro "Campane a festa", che ripercorre la tradizione della religiosità popolare cremonese.
Il 6 giugno 1609 l'allora podestà Gerolamo Callente ordinava: "... si fà publica grida, bando, et commandamento à tutti i Consoli, Regulatori, et vicini delle vicinanze e contrade infrascritte, per le quali haverà da passare la sodetta processione, che sottopena di scudi tre d'oro d'essere applicati per due terzi à beneficio de poveri di questa Città [...] et l'altro terzo all'accusatore, debbano con effetto di qua dal detto giorno haver preparate le dette, et infrascritte contrade, et luoghi più rinovatamente, et con quella maggior politezzam che sia possibili, sì nel coprirle de panni, et altre cose atte, et convenienti, come nel nettarle, et levar via ogni impedimento da esse, et immonditia, et anco accomodarle, di terra, assi, et legnami, et altrimente secondo il bisogno, per commodità di essa processione, et di tutto il popolo [...] Si commanda inoltre che ogn'uno che habita nelle infrascritte contrade debba con ogni sforzo possibile ornare et abellire con panni d'arazzi i muri delle case loro de quadri, et pitture, ecetto [...] che siano disoneste, profane e scandalose".
Insomma, tutte le vie interessate dovevano per decreto esser preparate al meglio ad accogliere la solenne processione ed anzi, la classe mercantile doveva farsi carico di sostenere le spese per allestire tutte le stoffe preziose, arazzi, cuoi dorati che venivano tese da una casa all'altra lungo l'intero percorso. Una spesa non indifferente, al punto che nel 1773 i mercanti cremonesi arrivarono a supplicare le autorità di essere esentati da tale onere: dovettero però passare altri 14 anni, fino al 1787, perchè "la 'somministrazione' delle tele da parte del Corpo Mercimoniale diventava 'libera elezione di chi vorrà farla, toltovi qualunque obbligo positivo di coattiva", ossia non vi era più pericolo di incorrere in una multa, se non si fosse contribuito.
Non che il Clero fosse esentato dagli obblighi, perchè la domenica della festa - preceduta il sabato dai vespri solenni - i ministranti si facevano trovavre pronti fin dal mattino presto davanti alla Cattedrale per sfilare in processione ciascuno con il proprio cero in mano, ma non solo per profonda devozione, in quanto erano presenti un maestro delle cerimonie e un notaio a prender nota di tutti gli ecclesiastici presenti al fine poi di comminare multe o provvedimenti disciplinari agli assenti.
In tanto rigore, pure la processione aveva un ordine ben preciso da seguire e ce lo racconta ancora Gregori Maris: "Anzitutto, le donne separate dagli uomini; le Arti e i Mestieri della città col rispettivo gonfalone. E che nessuno si azzardasse «andar dietro o avanti detta processione, se non saranno in compagnia dell'altri del suo paratico [...] Si commanda di più che niuni Collegio ò Paratico habbia ardire d'interporsi ò in tutto ò in parte fra la schiera ò fila della proces- sione ma debbano andar da quella parte ove non caminerà il Clero». Il quale, preceduto dalle Confraternite e dai fanciulli della Dottrina Cristiana, comprendeva, secondo la descrizione del Bresciani, un notevole numero di persone".
Una impressionante quantità di persone, perciò, che seguiva un itinerario prestabilito, ogni anno diverso. Anche l'ordine pubblico naturalmente doveva essere ben organizzato per evitare problemi, tanto che la processione veniva scortata da un corpo di guardia.
Dopo la processione, il Santissimo rimaneva esposto in cattedrale alla adorazione dei fedeli fino alla domenica successiva, quando, portato processionalmente all'interno del duomo, veniva infine riposto "al suo luoco". E questa era la domenica nella quale ogni parrocchia celebrava -per proprio conto- la solennità del Corpus Domini. Così come, sia pure con maggior sobrietà, ancora oggi
Oggi la ricorrenza ha il grado liturgico di solennità ed è di precetto. Il suo giorno proprio è il giovedì della II settimana dopo la Pentecoste, il che corrisponde al giovedì dopo la solennità della Santissima Trinità. L'appuntamento è dunque per domani sera (giovedì 4 giungo) alle 21.00 nella chiesa del quartiere Zaist con la messa solenne e la processione per le vie del quartiere che, seppure in toni meno pomposi e sfarzosi dei secoli scorsi, mantiene in vita una tradizione profondamente radica nella comunità cristiana e anche nella società civile cremonese.
In foto, un'immagine della processione del Corpus Domini che esce dal Duomo (anni '70) tratta dal libro Campane a Festa
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