Le sacre raffinatezze della Camerata di Cremona. Bel concerto nella chiesa di Sant'Ilario dello storico complesso cremonese
E’ stato un bel concerto quello offerto da La Camerata di Cremona, in questo ultimissimo scorcio di tempo natalizio. È stato tutto all’insegna di un raffinato gusto musicale che non è mai mancato al suo direttore, di sempre, Marco Fracassi. Un’esecuzione che è andata alla ricerca di piccole perle nel magmatico e oceanico repertorio di musica sacra fluttuante tra il secolo XVIII fino ad arrivare al passaggio tra Otto e Novecento. Ha avuto il merito di proporre brani che, seppur di grande intensità, ben difficilmente si ascoltano nelle ‘elevazioni’ di musica sacra. Proprio a partire dall’Hymme di Felix Mendelsshon Bartoldy. Composizione per voce solistica, il soprano Gea Gelmetti, coro e organo ma proposto un Mendelsshon sempre attratto dallo stile compositivo bachiano, di cui fu uno dei primi scopritori nel corso dell’Ottocento. Alla severità contrappuntistica non fa mancare la sua magistrale capacità nella costruzione melodica soprattutto nella parte del ‘solo’; molto spesso impegnato in passaggi tecnici complessi soprattutto nella tessitura acuta. Una scoperta da approfondire di questo Hymme per la sua bellezza strutturale.
Ottima scelta anche il Salve Regina di Alessandro Scarlatti. Compositore legato a un repertorio cameristico sia vocale che strumentale, si rileva suggestivo anche nel repertorio sacro, fin troppo spesso snobbato nelle performance concertistiche, quanto il suo enorme lavoro in campo operistico. Uno Scarlatti che di certo sapeva come organizzare musica corale e non solo linee melodiche belcantistiche.
La Messa breve n.7 di Charles Gounod è stata un’altra bellissima scoperta, quanto meno per il pubblico più vasto. Musica le parti dell’‘ordinario’ della messa con un un gusto armonico di grande rilievo. Piacevole, ma mai lezioso. Fortemente comprensibile esteticamente ma non banale. Spesso delicatamente meditativo come nel Gloria dove usa due voci solistiche maschili (Renzo Poli, tenore e Lodovico Ravelli, baritono) in un duetto pregevolissimo.
Chiusura del programma con il Gloria in excelsis e il Tollite Hostias dall’ Oratorio di Natale di Camille Saint-Saens. Due brani di un’opera ben poco conosciuta, ma di grande impatto emotivo, quanto meno dall’ascolto di questi due frammenti. Entrambi disseminati di gioiosa vivacità e di architettura corale di tutto rispetto.
La direzione di Fracassi è sempre elegante. Raffinata. Composta ma non esente di slanci espressivi. Consumata è la sua abilità nel preparare le parti corali. Ed altrettanto consueta la capacità di integrarle perfettamente con le parti organistiche.
La Camerata da parte sua ha dimostrato la grande omogeneità delle diverse sezioni. Un suono mai urlato. Compatto. Piacevole e sentitamente intenso; in particolar modo nella composizione di Gounoud.
Bene anche Alessandro Manara all’organo della chiesa di Sant’Ilario dove si è svolto il concerto. Ha regalato al pubblico, fuori programma, anche una Pastorale a simbolico ricordo di questo periodo che oramai sta volgendo al termine.
Applausi.
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