9 giugno 2026

Porte Aperte Festival, conclusa l'undicesima edizione. Soddisfazione degli organizzatori, già al lavoro per l'edizione 2027

Si è conclusa domenica sera in Cortile Federico II l'edizione 2026 del Porte Aperte Festival.

Un'edizione che gli organizzatori definiscono "densa": di persone, che alla quasi totalità degli appuntamenti hanno affollato i cortili della città, di emozioni, che in molti incontri ha coinvolto tanto gli autori quanto il pubblico, di bellezza e di qualità delle proposte artistiche presentate, di messaggi importanti e anche di radicalità dei contenuti.

"Perché sono troppe, da qualche tempo a questa parte, le soglie di disumanità, orrore e intolleranza superate dal potere nelle sue diverse espressioni, per rimanere indifferenti e continuare a volgere lo sguardo altrove. - commentano gli organizzatori- Accadono cose inaccettabili, non lontano dalle nostre vite. Qui nel mediterraneo, e poco oltre. Un mare che è sempre stato veicolo di scambi, culture, incontri e mescolanze virtuose, e che oggi troppo spesso si trasforma in un teatro di sangue, morte e orrore: da Gaza alla Libia, dai Balcani a casa nostra. E dunque diventa urgente e necessario prendere posizione. Non voltarsi dall'altra parte.

Diventa fondamentale che la cultura, l'arte e i linguaggi espressivi tornino ad essere avanguardie di denuncia. Che le autrici e gli autori riscoprano il proprio storico ruolo civile di interpreti, lettori e denunciatori delle diseguaglianze sociali, delle violenze, della sottrazione dei diritti fondamentali, che in troppi paesi - e non di rado anche in casa nostra - si palesano ogni giorno in maniera sempre più diffusa ed evidente. Con le loro storie, con i linguaggi della scrittura, del fumetto e della musica con l'ironia e lo sberleffo, oppure con la drammatizzazione e la creatività che solo gli artisti sanno utilizzare al meglio".

E allora ecco che il secondo aggettivo per definire questa edizione è senza dubbio politica, "perché è attraverso il confronto con la polis e con i suoi abitanti che è possibile denunciare le ingiustizie, rimuovere gli ostacoli, costruire ponti e cercare rimedi a queste ferite, abbattere muri e pregiudizi, difendere diritti fondamentali. E il tema di quest'anno, demos, è stato pensato e declinato anche perché si potesse dare spazio alle tante opere che questo spirito desiderano incarnare, che sentono il bisogno di non restare estranei alla contemporaneità".

Il Demos della tradizione classica, infatti, è l'insieme dei cittadini che decidono di farsi comunità. È l'individuo che esce dal proprio privato per entrare nello spazio pubblico, accettando la scommessa della responsabilità collettiva, interpretando la forza dell'essere cittadini attivi.

"La democrazia non è una condizione acquisita una volta per tutte. Non è un regalo del passato da conservare in bacheca. È una prassi quotidiana, un campo di battaglia culturale e civile. Anche qui da noi. Le conquiste democratiche si logorano se non vengono presidiate. Parole come libertà e giustizia diventano gusci vuoti se non si trasformano in pratiche quotidiane".

E' stato anche un PAF condiviso e rispettoso, "con un pubblico che mai come quest'anno ci è sembrato aver colto e apprezzato le intenzioni e gli obiettivi della manifestazione ed essere entrato in sintonia con gli autori e le autrici invitati. Un PAF necessario, resistente, nel contempo gioioso e appassionato. - aggiungono- Quattro giorni all'insegna della bellezza, della profondità e delle relazioni umane, fatte di memorie collettive, di sguardi e di abbracci. Incontri liberi e fecondi, avvenuti sotto i nostri occhi, nella nostra Cremona, sempre più ricca di occasioni e di momenti di crescita, tra persone di età e provenienze assai differenti. Il PAF è la dimostrazione del fatto che, quando un progetto è riconoscibile, una proposta si connota per qualità e coerenza, il pubblico risponde e accorre, affamato di conoscenza, per nulla spaventato dalla complessità. Giungiamo al termine stanchi ma entusiasti e grati a tutti i soggetti istituzionali, associativi ed economici che ci sostengono e rendono possibile questo lavoro, unitamente a tutti i nostri preziosi volontari. Il PAF è un patrimonio della comunità locale".

Infine la promessa per l'edizione 2027, la numero dodici: "Cercheremo di restare all'altezza dell'attenzione ricevuta, dando fin d'ora a tutti appuntamento al 2027, per una dodicesima edizione ancora più ricca e speriamo stimolante".


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