Rose rosse ai piedi delle ballerine, omaggio alle donne e a chi ha interpretato le loro anime e i loro dolori. Successo al Ponchielli per "La Duse", Nessuna opera della Compagnia Opus Ballet
Un mazzo di rose. Rosse. Solitarie. Adagiate sul palcoscenico deserto. E’ la sintesi terribilmente iconica de La Duse, Nessuna opera, lavoro andato in scena al Teatro Ponchielli per la rassegna La Danza in occasione della Giornata Internazionale della Donna. E proposto dalla Compagnia Opus Ballet per la coreografia di Adriano Bolognino e di Rosaria Di Maro, su musiche originali di Giuseppe Villarosa.
Dunque, le rose come simbolo della donna in tutte le sue declinazioni e in tutti i suoi contesti più diversi, ma soprattutto rose omaggio finale a quella grande attrice che fu Elenora Duse, lei stessa simbolo di un’anima che pirandellianamente è stata: una, nessuna e centomila. Il suo volto. La sua voce ha dato corpo alle storie più incredibili della profonda intensità dell’universo femminile. La Margherita Gautier de La signora delle camelie di Alexandre Dumas (figlio). La Cleopatra in Antonio e Cleopatra di William Shakespeare. La Nora Helmer in Casa di bambola di Henrik Ibsen, per citare solo alcuni dei suoi personaggi. Donne che, come disse proprio la Duse, mi sono entrate nel cuore e nella testa. Per un passaggio analogico quel vissuto della Duse è diventato movimento. Forza. Potenza. Eleganza. Imponenti ritratti di donne raffigurati dal teatro danza della Compagnia Opus Ballet. Ogni coreografia apparsa sul palcoscenico è stata contemporaneamente un’immagine di quelle anime femminili e lo spirito della Duse che le ha vissute fino a frugare dentro di loro. Bolognino e Di Maro hanno privilegiato, e non potevano fare altrimenti nel loro lavoro di ricerca, l’espressione. Molte volte il dramma. La tristezza. La malinconia e la disperazione. Lo hanno fatto costruendo uno spettacolo dove l’intensità del gesto. La ritualità del corpo in azione, l’hanno fatto da assoluti protagonisti, in tutto ciò aiutati da un corpo di ballo solo al femminile. Niente passi a due. Niente abbozzi romantici o sentimentali, ma un affresco di gesti di donne che si trovano davanti ai loro drammi. Alle loro incertezze. Ai loro rimpianti e, perché no, alla loro rabbia per un mondo che, spesso, le ha emarginate. Ghettizzate. E perfino umiliate. Ma c’è anche l’aspetto del riscatto. Della voglia di uscire dagli steccati. Di voler definire, con precisione, un ruolo paritario in una società, troppo spesso patriarcale. E quale messaggio più appropriato poteva venire nel giorno in cui si ricorda tutto questo. E in quelle solitarie rose finali c’è l’omaggio al genere femminile nel suo complesso. A un’artista come la Duse che, in tempi certamente difficili per il genere femminile, ha rotto schemi. Tradizioni e perfino modi di pensare. C’è anche il rosso che ricorda comunque il ‘sacrificio’ di molte, fin troppe donne, immolate a una violenza cieca del genere maschile.
Molto brave tutte le danzatrici: Giuliana Bonaffini, Rosaria Di Maro, Ginevra Gioli, Gaia Mondini, Giulia Orlando, Cristina Roggerini, Giovanna Santoro, Sara Schiavo, Rebeca Zucchegni. Sicuramente intense le scene di Loris Giancola con i costumi minimalisti di Santi Rinciari. Appropriate le luci e gli spazi di Gianni Staropoli che sa utilizzare e armonizzare alla perfezione contenuti multimediali con la danza dal vivo.
Applausi non solo a questo bellissimo cast, ma a tutte le donne.
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