Anatomia Patologica: dietro ogni diagnosi, un lavoro invisibile per dare un nome alla malattia. Il dottor Massimo Milione guida il dipartimento tra medicina molecolare e nuove tecnologie
C'è un momento del percorso di cura che quasi nessuno vede. È il tempo dell'attesa di un esame istologico: giorni sospesi, in cui una persona aspetta di conoscere il nome della propria malattia e capire quale terapia potrà affrontare. Dietro ogni diagnosi oncologica, chirurgica o di screening c'è il lavoro dell'Anatomia Patologica: una disciplina silenziosa, spesso invisibile ai pazienti, ma fondamentale per tutta la medicina moderna.
Dal 1 aprile 2026 a guidare l'Anatomia Patologica dell'ASST di Cremona è il dottor Massimo Milione, anatomo patologo con una lunga esperienza nell'ambito dell'oncologia e della ricerca traslazionale, maturata tra Università La Sapienza di Roma, Università di Parma e Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Esperto di tumori neuroendocrini gastrointestinali e polmonari, ha partecipato a congressi internazionali, collaborato alle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e contribuito allo sviluppo della digital pathology in Lombardia.
Ogni vetrino è una persona
"Dietro ogni vetrino c'è un paziente che aspetta una risposta, racconta Milione. Il nostro lavoro richiede accuratezza, confronto continuo e tempi compatibili con la complessità degli esami. L'anatomia patologica è sempre più centrale nella medicina di precisione, perché aiuta a definire diagnosi e terapie in modo personalizzato".
L'anatomo patologo, infatti, non si limita più a osservare un tessuto al microscopio. È il professionista che aiuta i clinici a scegliere la terapia più efficace, studiando le caratteristiche biologiche e molecolari della malattia. "Una volta fornivamo soprattutto una descrizione morfologica del tumore. Oggi, possiamo invece individuarne anche i punti di debolezza-, spiega Milione. - La biologia molecolare consente di identificare mutazioni specifiche che possono essere colpite da terapie mirate. Non si cura più soltanto un tumore, ma il meccanismo che lo ha generato".
Immagini digitali da condividere fra gli specialisti
Una rivoluzione che passa anche dalla tecnologia. L'ASST di Cremona ha avviato un percorso di innovazione con l'introduzione della digital pathology, sistema che trasforma i tradizionali vetrini istologici in immagini digitali ad alta definizione consultabili al computer e condivisibili in tempo reale con specialisti di altri ospedali e Paesi.
"Il microscopio resta fondamentale, ma possiamo fare molto di più, -racconta il direttore-. Possiamo confrontarci a distanza con specialisti internazionali come se fossimo davanti allo stesso vetrino". Un sistema che consentirà di migliorare ulteriormente il confronto multidisciplinare e ottimizzare alcune procedure diagnostiche.
50 geni analizzati in un solo esame
A Cremona è inoltre entrata in funzione una nuova piattaforma di biologia molecolare in grado di analizzare contemporaneamente fino a 50 geni tumorali, ampliando le possibilità terapeutiche per i pazienti oncologici. Per spiegare la portata del cambiamento, Milione usa una metafora semplice: "È come entrare in un negozio pensando di scegliere una sola camicia e trovarne cinquanta diverse. Più opzioni abbiamo, più possiamo individuare quella giusta per quella specifica persona".
In tutti i percorsi di diagnosi
Coinvolta in molti momenti decisivi del percorso di cura, dagli screening oncologici — come Pap test e HPV test — fino agli esami intraoperatori durante gli interventi chirurgici complessi, la struttura garantisce attività diagnostica in tutti gli ambiti ospedalieri, dalla senologia alla gastroenterologia, dalla neurochirurgia agli screening oncologici, grazie al lavoro di un'équipe composta da medici patologi e tecnici altamente specializzati.
Una presenza fondamentale, anche se spesso invisibile ai pazienti. "Noi quasi mai incontriamo direttamente le persone, ma attraverso quei vetrini entriamo nelle loro storie", racconta Milione. "Per questo è importante ricordare che dietro una diagnosi non c'è solo un dato scientifico: c'è sempre qualcuno che sta aspettando una risposta".
Ogni esame richiede tempi diversi
Negli ultimi mesi la struttura ha lavorato anche sul miglioramento dei tempi di refertazione. Nel 2025 il tempo medio di risposta si è quasi dimezzato rispetto all'anno precedente (passando in media da 22 a 11 giorni lavorativi). Tempi che possono variare in base alla complessità degli approfondimenti diagnostici necessari, soprattutto nei casi che richiedono indagini molecolari avanzate. "La tecnologia è importante-, conclude Milione, - ma la vera sfida resta riuscire a parlare alle persone in modo semplice e chiaro. Perché la medicina migliore è quella che sa essere precisa senza diventare distante".
Equipe multidisciplinare
Massimo Milione, dirigente responsabile facente funzione della Struttura Complessa di Anatomia Patologica dell'ASST di Cremona, guida un'équipe composta dai medici Vittorio Agosti, Giuseppina Ferrero, Marino Daniel Gusolfino, Melissa Anna Teresa Monica, Giulia Tanzi, Monica Trombatore ed Elena Varotti. L'attività della struttura si avvale inoltre del contributo di una biologa, dieci tecnici sanitari di laboratorio biomedico, un infermiere, due operatori socio-sanitari e tre assistenti amministrative, coordinati da Michela Bresciani.
Workshop per i sanitari
Venerdì 12 giugno 2026, alle ore 10, nell'Aula Magna "Magda Carutti" dell'Ospedale di Cremona, si terrà il workshop di Anatomia Patologica dal titolo "La predittività clinica della surgical pathology". L'iniziativa, accreditata ECM, rappresenta un momento di approfondimento e confronto tra professionisti sul ruolo sempre più centrale dell'Anatomia Patologica nel supportare le decisioni cliniche e i percorsi di cura attraverso l'analisi dei tessuti e delle caratteristiche biologiche delle malattie. L'evento è rivolto agli operatori sanitari interessati ad approfondire le più recenti evoluzioni della disciplina e le applicazioni nella pratica clinica.
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