4 giugno 2026

Sogis, è fallimento. La storica azienda chimica di Sospiro chiude per sempre i battenti dopo 62 anni di attività. Era passata nelle mani di multinazionali, poi la crisi e ora la parola fine

La crisi era nell'aria da mesi ormai, ma la speranza che si trovasse un modo per salvare l'azienda, i dipendenti e il know-how raggiunto in 62 anni di attività era rimasta viva, seppur al lumicino. Oggi anche quella piccola fiamma si è spenta: nei giorni scorsi infatti è stata pubblicata la sentenza di liquidazione giudiziale di Sogis, che ha sancito la fine ufficiale dell'azienda, fondata nel 1962 da tre famiglie locali, che già erano attive nel settore agricolo e industriale, a cui si aggiunse anche un imprenditore del parmense, importante investitore in America Latina. 

Certamente non un fulmine a ciel sereno, ma certo una notizia che lascia l'amaro in bocca per tutto il territorio del cremonese: "E' una notizia triste, per la verità attesa anche se si scongiurava questo epilogo -commenta il sindaco di Sospiro, Fausto Ghisolfi- Sogis era l'azienda più antica di Sospiro ed è stata anche la più solida, dando lavoro a centinaia di dipendenti in paese e non solo. Oltretutto la società è sempre stata attiva e generosa con la parrocchia, le società sportive. Un fatto positivo in questa vicenda è che ad oggi, dei 70 dipendenti, mi risulta che già una 50ina abbiamo trovato un altro lavoro, mentre 16 restano in cassa integrazione. Vuol dire che il territorio è stato in grado di assorbire questa manodopera".

Sul futuro degli impianti, Ghisolfi rassicura e anticipa: "Sul piano ambientale sono stato rassicurato che non ci sono materiali pericolosi nei serbatoi ormai svuotati. Inoltre so che c'è stato interesse da soggetti italiani verso gli impianti, pertanto speriamo che in futuro possano essere realmente ripresi. Al contrario il rapporto con la proprietà è stato deliudente: trattandosi di un fondo estero di investimenti, non c'era un interlocutore vero e proprio e di fatto non è mai stata portata avanti la volontà di investire sulla Sogis".

Dalla Regione, il consigliere PD Matteo Piloni è intervenuto: ""E' evidente una forte responsabilità della proprietà, che non è andata oltre le parole e non è stata in grado di garantire un percorso industriale credibile. A pagarne le conseguenze sono i lavoratori e le loro famiglie, oltre a un territorio che perde un'azienda storica e un presidio produttivo importante. Ora Regione Lombardia deve attivare tutte le misure di sostegno previste per i lavoratori. Questa vicenda impone anche una riflessione più ampia sullo stato di salute del nostro tessuto produttivo e sul ruolo che i fondi e gli assetti proprietari internazionali stanno avendo sul territorio. È necessario aprire un confronto serio su questi processi, perché casi come questo non possono più essere affrontati solo in emergenza, quando il danno è ormai fatto".

Nel frattempo, resta l'amaro per la fine annunciata di un'azienda che per 63 anni ha presidiato ed è stata un baluardo per il territorio.

Fondata nel 1962 da tre famiglie della zona, l'azienda, che sorge a fianco della via Giuseppina in territorio di Sospiro, ha dato lavoro nel tempo a centinaia di persone, oltre a tutto l'indotto sul territorio, rappresentando una realtà consolidata nel settore della chimica, un fiore all'occhiello sia per Sospiro che per l'intera provincia. Dagli anni '90 al 2024 l'assetto proprietario era rimasto diviso al 50% tra le tre famiglie fondatrici e al 50% dal gruppo chimico tedesco Baerlocher. Nel 2024, le quote di maggioranza detenute dai soci storici sono state cedute alle società italiane 7B-Oil Distribuzione e Seven B Oil Srl. Successivamente, nel luglio 2025, l'azienda è passata sotto il controllo della società inglese Multiasset Management Limited. 

Poi i problemi finanziari, le promesse di ricapitalizzazione e rilancio, il tavolo di crisi aperto in regione: nell'aprile 2025 il fermo degli impianti dopo l'interruzione delle forniture per insolvenza, i conti pignorati e gli stipendi congelati per gli allora 51 dipendenti, costretti a districarsi tra cassa integrazione e disoccupazione. Nel novembre 2025 l'azienda aveva presentato istanza di concordato in bianco presso il tribunale di Cremona, ma non era stato avanzato alcun piano industriale nè erano state fonite indicazioni su tempi e investimenti per affrontare la crisi.

 

 

Michela Garatti


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commenti


Alessandro

4 giugno 2026 16:32

Ma se non dovesse prenderla nessuno, tutti i serbatoi etc li lasciamo lì per il resto dei nostri giorni, o sarebbe cosa giusta farla smontare a spese del proprietario?!?