11 giugno 2026

Tanta Roba Festival, la presenza di Tony Pitony diventa un caso politico: interrogazione di Portesani a sindaco e giunta: "Si chiariscano i contenuti di canzoni fortemente sessiste"

Alessandro Portesani, capogruppo di Novità a Cremona, annuncia la predisposizione di un’interrogazione a risposta orale rivolta al Sindaco e alla Giunta in merito alla partecipazione di Tony Pitony al Tanta Robba Festival 2026 anche il dibattito che si e’ aperto tra le forze politiche.

“Il tema - precisa Portesani - non è la censura e non è l’annullamento di un concerto. La libertà artistica non è in discussione. Il punto è un altro: il Comune di Cremona ha finanziato il Tanta Robba Festival con 100.000 euro di risorse pubbliche. È quindi legittimo chiedere quali valutazioni preventive siano state svolte sulla programmazione artistica e sulla coerenza dell’evento con i valori che l’Amministrazione stessa dichiara di promuovere”.

L’interrogazione richiama, in particolare, la presenza nel repertorio dell’artista di brani dai contenuti fortemente espliciti e titoli connotati sul piano sessuale, corporeo e identitario. Tra questi anche “CULO”, canzone che contiene passaggi che pongono un evidente tema rispetto alla dignità della donna e alla cultura del consenso.

“Cremona è una città nella quale associazioni, istituzioni e consiglieri comunali richiamano spesso, giustamente, l’importanza del rispetto della donna, del contrasto agli stereotipi sessisti e della centralità del consenso. Proprio per questo - prosegue Portesani - credo che il Consiglio comunale debba discutere serenamente del rapporto tra risorse pubbliche, eventi gratuiti rivolti soprattutto ai giovani e responsabilità culturale delle istituzioni”.

“Ho ritenuto corretto coinvolgerle prima del deposito - conclude Portesani - per la sensibilità che entrambe hanno più volte dimostrato su questi temi nell’attività istituzionale e nel loro impegno civile le consigliere comunali del Partito Democratico Loffi e Frassi. Attendo la loro risposta prima di procedere formalmente al deposito dell’atto. Mi auguro che su una questione di questo tipo possa esserci un’iniziativa trasversale, sobria e non strumentale, finalizzata semplicemente a chiedere chiarezza all’Amministrazione”.


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commenti


Blek

11 giugno 2026 07:45

E poi si lamentava di Mozart, il preposto. Non era il suo faro. Questo si. È la cancel culture. Il woke. L'oicofobia. In sintesi l'odio per l'occidente.

Stefano

11 giugno 2026 16:50

Ma va là! Non ha capito un...Burgazzi è semplicemente interprete della società, o meglio della gioventù, delle sue nuove e sempre piu' CULturali esigenze. In fondo che c'è di strano? Anzi mi aspetto che canti anche il davanti, in onore al gentil sesso!

Anna

11 giugno 2026 08:38

Ancora, forse, non si è capito che Burgazzi e tutta la Giunta fanno quello che vogliono indipendentemente da tutto e da tutti. Hanno il codice del bancomat e pagano con i soldi dei cremonesi chi vogliono loro e quanto vogliono loro. Questa è la democrazia, per loro.

Lant

11 giugno 2026 11:42

Noto che i democratici locali (?) attaccano sui social chi ha sollevato questo problema sul linguaggio utilizzato da questo cantante. Lo elevano quasi agli altari (sic) vantantando amicizie , per interposta persone, con pontefici vari. Si scordano però che le due consigliere del Pd tengono spesso intere ore il Consiglio comunale impegnato a discutere contro il linguaggio sessista e violento nei confronti delle donne. Non solo associazioni di area spesso compiano sui quotidiani a denunciare le stesse violenze anche verbali nei riguardi del genere femminile. E così quando denunciano loro va bene, quando lo fanno gli altri sono da criticare. Ennesimo doppio pesismo d’accatto da cui i supporter democratici non riescono a fare a meno. Talmente radicato nelle loro teste da diventare grottesco e ridicolo. Del resto che qualcuno potesse assoldare una clack ad applaudirlo dopo le recenti pessime figure e’ più che un dato di fatto.

Daniele

11 giugno 2026 11:40

È legittimo chiedere quali valutazioni preventive siano state svolte sulla programmazione artistica e sulla coerenza dell’evento con i valori che l’Amministrazione stessa dichiara di promuovere.
Nel repertorio dell’artista in questione ci sono brani dai contenuti fortemente espliciti e titoli connotati sul piano sessuale, corporeo e identitario: il termine “CULO” usato in una canzone si riferisce alla "PRESA IN" che i cremonesi si apprestano ad avere con il Tanta Robba Festival.

biagio

11 giugno 2026 12:06

Lo dico con un filo di ironia, giusto per evitare equivoci: il decoro pubblico, in Italia, funziona a colori alterni.
Perché, diciamolo, se la giunta avesse avuto un’altra tinta politica, alla prima volta in cui il cantante avesse pronunciato “culo” avremmo visto scendere dai cieli reparti speciali, elicotteri in hovering e giovani identificati come se stessero minacciando la sicurezza nazionale. Tutto per un ritornello pop‑trap.
Nel frattempo, però, nella vita reale della politica, a microfoni aperti vola un serenissimo “Come si chiama quel coglione?”, archiviato con una scrollata di spalle. Evidentemente il galateo istituzionale è un concetto molto flessibile: rigidissimo con i cantanti, sorprendentemente indulgente con chi governa.
Il punto è che si continua a confondere parole e azioni.
Se davvero un testo equivalesse a un comportamento, allora chi legge Dostoevskij approverebbe l’omicidio, chi studia Edipo Re promuoverebbe l’incesto, chi guarda Gomorra tiferebbe per la camorra e metà dei film finanziati dal MiC andrebbero messi sotto tutela.
Per fortuna la cultura rappresenta, esagera, provoca. Non commette reati.
E allora, prima di trasformare un ritornello in un caso morale, forse sarebbe utile ricordare che le parole dell’arte non fanno danni: le decisioni della politica sì.
Il resto è indignazione acrobatica. saluti da biagio

Nicola

11 giugno 2026 12:51

Se lo spoil system è comunemente accettato, non ci saranno obiezioni se dovesse vincere Vannacci. Gli amici di Burgazzi sono avvertiti.

Blek

11 giugno 2026 13:25

Guardi che c'è già e ampiamente diffuso un testo che approva i femminicidi, la pedofilia, la violenza sulle donne, l'uccisione di chi cambia idea e di chi la pensa diversamente, dei sessualmente diversamente abili, la schiavitù e via discorrendo..

Fausto

11 giugno 2026 12:42

Riflessioni sul sostegno pubblico al Tanta Robba Festival e contenuti degli artisti ospitati. Scrivo per esprimere il mio punto di vista riguardo all’attuale dibattito sul finanziamento pubblico destinato al Tanta Robba Festival, in particolare alla luce della partecipazione di alcuni artisti i cui testi risultano problematici sotto il profilo etico e culturale.

Ritengo innanzitutto doveroso sottolineare che si tratta di fondi pubblici, ovvero risorse provenienti dalla collettività, non certo denaro messo a disposizione dagli organizzatori del festival. Premesso ciò, appare legittimo chiedersi come vengano utilizzati gli ingenti guadagni accumulati negli anni dagli stessi organizzatori attraverso stand, sponsor e incassi vari: perché, se le entrate ci sono, il festival deve ogni volta ricevere cospicui finanziamenti comunali?

Se la scelta artistica ricade su performer che veicolano messaggi sessisti o che addirittura inneggiano alla violenza, come nel caso di Tony Pitony, dovrebbe essere chiaro che un simile ingaggio andrebbe coperto con fondi propri, senza gravare sul bilancio pubblico. La selezione degli artisti, dunque, non può prescindere da un’attenta valutazione dei contenuti proposti, soprattutto quando questi risultano offensivi nei confronti delle donne e della loro dignità.

Prendendo ad esempio la canzone “CULO”, emerge una serie di problematiche significative: l’oggettivazione femminile, presentata come mero oggetto di desiderio del narratore; la svalutazione del consenso, con frasi che ignorano o negano i bisogni e le volontà della donna; riferimenti espliciti a situazioni di violenza sessuale, anche se rivestiti da provocazioni o ironia nera; e infine la riaffermazione di stereotipi di genere in cui l’uomo si erge come “eroe” mentre la donna resta relegata a ruolo passivo.

Sono convinto che sia dovere della comunità e delle istituzioni sostenere eventi culturali e musicali di qualità, ma anche promuovere valori di rispetto e inclusione. Non è accettabile supportare con soldi pubblici iniziative che veicolano messaggi dannosi o lesivi della libertà e della sicurezza delle persone, in particolare delle donne.

Con la speranza che queste considerazioni possano contribuire a un confronto costruttivo e a scelte più consapevoli da parte degli organizzatori e delle autorità competenti, porgo cordiali saluti.

Dario

11 giugno 2026 13:00

Il ruolo di un assessore al turismo, sostenuto con fondi pubblici, comporta una serie di responsabilità che richiedono coerenza e trasparenza nelle scelte effettuate, soprattutto quando si tratta di eventi culturali e sociali. È perciò lecito interrogarsi circa la partecipazione di tale rappresentante istituzionale a manifestazioni come il Gay Pride, che promuove valori quali l’inclusione e la lotta contro il sessismo, e, allo stesso tempo, l’assegnazione del patrocinio comunale e di un contributo finanziario consistente, pari a 100.000 euro, per ospitare un artista noto per testi considerati sessisti.

Questa apparente contraddizione solleva dubbi sulle priorità dell’amministrazione e sulla coerenza della politica culturale adottata. Da un lato, la presenza dell’assessore al Gay Pride sembra indicare un impegno chiaro e pubblico nella difesa dei diritti civili e nella promozione di un ambiente sociale più inclusivo e rispettoso. Dall’altro, finanziare un evento caratterizzato da contenuti offensivi o discriminatori potrebbe compromettere tale impegno, generando confusione e insoddisfazione tra i cittadini e le associazioni che si battono contro il sessismo.

Inoltre, appare opportuno riflettere sull’opportunità che gli organizzatori degli eventi finanziati dal Comune sostengano economicamente le proprie iniziative con risorse autonome. Nel corso degli ultimi dieci anni, infatti, queste realtà hanno beneficiato di contributi pubblici costanti, pur traendo guadagno dagli ingressi, dagli stand commerciali e dalla vendita di bevande alcoliche durante le manifestazioni. Tale situazione può indurre a pensare che vi sia un utilizzo non sempre efficiente o equo dei fondi pubblici, che dovrebbero invece essere destinati prioritariamente a iniziative di interesse collettivo e conformi ai valori sanciti dall’amministrazione stessa.

In conclusione, è fondamentale che gli enti locali adottino criteri chiari e coerenti nella concessione dei finanziamenti a eventi culturali e sociali, garantendo una piena coerenza tra i valori promossi e le risorse impiegate. Ciò non solo rafforza la fiducia dei cittadini nell’operato delle istituzioni, ma contribuisce anche a creare un tessuto sociale più armonioso e rispettoso delle diverse sensibilità. Gli organizzatori, dal canto loro, potrebbero dimostrare maggiore responsabilità e autonomia economica, investendo le proprie risorse al fine di valorizzare proposte culturali realmente condivise e sostenibili nel tempo.

Vincenza

11 giugno 2026 16:58

Facile partecipare come rappresentanti istituzionali a manifestazioni come il Gay Pride, quando il "CULO" non è il tuo ma è quello di Tony 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣

Alessandra

11 giugno 2026 15:55

E come al solito questa amministrazione fa quel cavolo che vuole a spese nostre io mi chiedo ma non si VERGOGNANO nemmeno un po'?