7 marzo 2026

Un lupo a passeggio, all’ora di pranzo, lungo l’argine del Po: l’animale scappa appena si accorge di una presenza umana in lontananza

Quello con cui parliamo oggi è un Sergio Mantovani differente dall’esperto che, nei giorni scorsi, ore rotundo, ci aveva eloquentemente spiegato vita, morte (e sicuramente avrebbe saputo e saprebbe elencare anche i miracoli) della sua fiera preferita: il lupo. Insomma, se mai gli capitasse d’essere intervistato da Francesca Fagnani, alla domanda di rito “E lei che belva di sente?”, lo studioso risponderebbe senza esitazioni: “Un lupo”, in barba a Dante Alighieri, che piazzò una lupa cupida nell’antinferno. In effetti, l’entusiasmo del professore è più che giustificato. Di recente, ha “intercettato” un lupo all’ora di pranzo, un momento decisamente inconsueto per un avvistamento di questo tipo. “È accaduto lungo l’argine del Po, a due passi dal Bosco ex Parmigiano, nei pressi della ciclovia VEnTO” racconta Mantovani, che aggiunge: “Stavo facendo una camminata ed avevo il binocolo. Mi sono voltato a guardare verso un campo aperto ed è arrivata la sorpresa. Proprio in mezzo all’appezzamento, c’era un lupo che mi ha osservato per qualche istante, dopodiché si è allontanato velocemente. Salito sull’alzaia, mi ha fissato nuovamente per una decina di secondi. Sono tornato indietro, nella speranza che fosse ancora visibile, ma…niente da fare: era già scomparso. Quasi certamente, si era addentrato nelle boscaglie che bordano il Morbasco. Non escludo che fosse lo stesso esemplare che ha lasciato le tracce da me rinvenute, circa un paio di chilometri a ovest. Potrebbe però trattarsi di un giovane in dispersione, perché adesso siamo nel periodo”.

Mi scusi Mantovani, non si era detto che, da noi, i lupi si muovono soltanto col buio? Cremona sta diventando come l'Alaska, con individui a passeggio in pieno giorno?

“Di fatto, l’eccezione conferma la regola. I lupi sono animali imprevedibili, di qui il loro grande fascino. Li vai a cercare nei luoghi giusti, al tramonto, e non li vedi, poi spuntano all’improvviso, in maniera inattesa e sorprendente. Svariate mie osservazioni, infatti, sono avvenute così: in modo casuale, fortuito e con la luce. Va notato che, nella zona, c’era parecchio viavai: da ciò si comprende bene come i lupi si siano abituati a ‘starci’ accanto, con discrezione. Una simile circostanza, vale la pena ricordarlo, fino a non molti anni fa, sarebbe stata impensabile, quantomeno in tale misura”.

L’evento rappresenta forse il segnale di un incremento della presenza del lupo sul territorio? Dobbiamo preoccuparci?

“Direi proprio di no. Peraltro, nel caso in cui ve ne fosse bisogno, l’episodio conferma l’assoluta innocuità del lupo per la nostra specie. In qualunque contesto, esso tende a fuggire. Secoli di persecuzioni hanno lasciato un segno profondo, nella forma di un timore atavico”.

Ha fotografato l’avvistamento?

“Non avevo con me l’attrezzatura necessaria per scattare una buona foto, tuttavia, ci ho provato con il telefono, con un esito modesto. Per quanto mi riguarda, comunque, più del ‘souvenir’, di una fotografia o di un filmato, contano l’esperienza e l’emozione provate, che sono impagabili”.

Sin qui Mantovani, le cui considerazioni trovano conferma in una notizia Ansa del 23 febbraio 2026, in base alla quale “Sebbene temano gli esseri umani, i lupi si adattano rapidamente a vivere vicino ai centri abitati ed affrontano eventuali cambiamenti con maggiore facilità se sono in branco”. Lo sostiene la ricerca pubblicata su PNAS, la rivista dell’Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti, con la quale sono stati presi in considerazione “44 siti dell’Italia centrale, in particolare fra Toscana ed Emilia Romagna, caratterizzati da diversi livelli di urbanizzazione”. A coordinare i lavori è stato “l’Istituto Konrad Lorenz per la Ricerca comparata sul comportamento dell’Università di Medicina Veterinaria di Vienna e la prima autrice è Martina Lazzaroni, dell’Università di Parma. Ha partecipato pure l’Università di Sassari”. L’agenzia precisa che i ricercatori hanno monitorato “il comportamento di 185 lupi selvatici (Canis lupus), che, nel loro habitat naturale, sono stati esposti a oggetti nuovi e a suoni” prodotti da persone: “quando incontrano un manufatto sconosciuto, i lupi provenienti da aree più urbanizzate hanno mostrato di avere paura”. Le registrazioni di voci “hanno invece provocato timore nell'81% dei lupi”. Se sono in gruppo, la reazione è meno intensa rispetto a quando sono da soli. In sostanza, i lupi si mostrano flessibili “sia ai rischi sia alle opportunità presenti nei paesaggi dominati dall’uomo. Questo è un fattore chiave del successo dei lupi nelle aree” a ridosso delle città. Risultano pertanto estremamente interessanti le conclusioni dell’indagine, secondo cui “Le conoscenze acquisite offrono una prospettiva completamente nuova sul futuro della coesistenza” con i lupi. In chiusura, si sottolinea quindi “la sfida di conseguire una convivenza pacifica”.

Secondo Mantovani, la situazione cremonese attuale è tuttavia lontana dallo scenario descritto nella sezione finale dello studio.

Barbara Bozzi


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