15 luglio 2026

Via libera del Senato alla Giornata in memoria del naufragio del piroscafo Arandora Star: morirono 800 persone tra cui cinque cremonesi, la loro storia

Via libera definitivo, al Senato, del disegno di legge che istituisce la Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra e morti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star, silurato dalla Marina tedesca nell’Atlantico il 2 luglio 1940.

Nell’affondamento dell’ex nave da crociera Arandora Star sulla quale perirono oltre 800 persone, di cui 446 immigrati italiani, presenti in Inghilterra anche da tempo, ma definiti indesiderati dopo l'entrata in guerra dell'Italia. Tra gli innocenti che persero la vita quel giorno vi furono anche cinque cremonesi, che il mare non ha mai restituito. Si chiamavano Carlo Bissolotti, di Soresina; Ettore Feraboli di Pessina cremonese; Gaetano Fracassi di Pescarolo; Battista Piloni di Crema e Patrocco Ribaldi di Cremona. Di Bissolotti e Ribaldi si hanno poche notizie, si conosce solo la loro provenienza e la loro età, rispettivamente 40 e 61 anni al momento del loro arresto a Londra. Ettore Feraboli era nato nel 1885 a Pessina Cremonese ed era emigrato a Londra da giovane, dove era diventato uno stimato insegnante di violino, si era sposato con una giovane fiorentina, Tina Morini, anche lei musicista, ed avevano un figlia, Graziella, che nel 1940 era adolescente. Maria Serena Balestracci in “Arandora Star-Una tragedia dimenticata” (ed. Il Corriere Apuano, Pontremoli, 2002) racconta come le due donne furono informate della fine del loro congiunto: «A Londra, presso gli uffici del War Office, ubicati nei pressi di Victoria Station, nell'imponente edificio in mattoni rossi di nome Hobart House. Lì si recarono più volte Tina e Graziella Feraboli in cerca di notizie. Al terzo tentativo, le due donne si trovarono in fila con tante altre italiane, di varia estrazione, tutte in ansia. Durante l'attesa, piuttosto lunga, le donne si scambiarono notizie, supposizioni, speranze. Poi finalmente, famiglia dopo famiglia, vennero ammesse in un ufficio. Un funzionario, seduto ad una scrivania, consultava un elenco e chiedeva il nome o il numero del prigioniero. Racconta Graziella: “Ci chiese il nome e il numero dell'internato, consultò l'elenco e freddamente disse: 'Ettore Feraboli, n. 58123: missing, presumed drowned'”. Il funzionario non ebbe altro da aggiungere, ma la giovane Graziella, dopo un attimo di disorientamento, perse il controllo: “In quel momento mi sono sentita ribellare. Con tutta la rabbia che un'adolescente può provare alla notizia che il padre era scomparso, mi scagliai contro il funzionario. ‘Che cosa vuol dire questo? Che mio padre è annegato?’ gridai. ‘Lo avete ucciso voi! Perché lo avete fatto?’ Mia madre mi trascinò per un braccio. Fuori si assisteva a scene di disperazione: qualcuno inveiva, una sveniva, altre piangevano”. A settembre avrebbe avuto inizio il bombardamento a tappeto di Londra, e le due donne Feraboli, rimaste sole, avrebbero affrontato l’e- mergenza con l’aggravante di essere ‘straniere’: la polizia locale aveva imposto loro un coprifuoco, negando così l’accesso ai rifugi pubblici durante i bombardamenti notturni».

Gaetano Fracassi, invece, era un sacerdote, nato a Pescarolo il 18 aprile 1876 ed esercitava il suo ministero presso la comunità italiana di Manchester. Non aveva mai partecipato alla vita politica, però si era espresso criticamente nei confronti di Mussolini e dell'entrata in guerra dell'Italia. Viveva in ristrettezze e per questo aveva affittato un locale della parrocchia ad un gruppo di tesserati fascisti e tanto bastò perchè fosse fosse arrestato ed internato in un campo di concentramento nonostante l'età avanzata, tra le proteste della comunità italiana e dello stesso vescovo cattolico di Machester. Secondo le testimonianze raccolte tra alcuni sopravvissuti, mentre la nave stava per colare a picco, fu visto, in piedi sui piani più alti che qualcuno aveva aiutato a salire, impartire l'assoluzione e la benedizione ad uno ad uno agli uomini in preda alla disperazione. Chiuso il libro di preghiere, rimase da solo ad attendere sul ponte.

Battista Piloni era nato ad Ombriano il 24 maggio 1897, ultimo di sei fratelli. Nel 1936, con la moglie Francesca Carioni e i suoi quattro figli, insieme ai suoi vicini di casa, la famiglia Cattaneo, era emigrato a Croydon, un sobborgo a sud-est di Londra, trovando lavoro in una fabbrica di bottoni. All'approssimarsi della guerra i Cattaneo, temendo il peggio, nel 1939 erano rientrati in Italia, mentre Battista aveva preferito restare in Inghilterra. Fu rastrellato dopo il 10 giugno 1940 ed imbarcato successivamente sull'Arandona Star. I parenti di Ombriano non ricevettero altre notizie, se non che era morto annegato. Nonostante tutto Francesca e i figli, che nel frattempo erano divenuti cinque, decisero di restare in Inghilterra, dove ormai si erano inseriti, al punto che due figlie, Paolina e Gilda, ebbero persino un momento di celebrità alla TV inglese come cantanti facenti parte di un trio femminile di musica leggera.

 


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