14 luglio 2026

Data center a Pozzaglio, Piloni: "No al consumo di 200mila metri quadrati di suolo agricolo, va realizzato in aree dismesse"

"Un data center a Pozzaglio? No, se questo significa utilizzare oltre 200mila metri quadrati di suolo agricolo. Il problema non sono i data center in sé, perché parliamo di infrastrutture necessarie per lo sviluppo digitale del Paese. Il punto è che serve un serio governo del territorio, che non può consentire la realizzazione di queste infrastrutture ovunque, soprattutto in una provincia come la nostra, a forte vocazione agricola e già interessata da un elevato consumo di suolo". Così il consigliere regionale del Partito Democratico Matteo Piloni interviene in merito alla possibile realizzazione di un centro dati a Pozzaglio.

"Lo scorso maggio il Consiglio regionale ha approvato una legge per disciplinare l'insediamento dei data center – ricorda Piloni -. Nel corso del confronto che ha portato all'approvazione della norma ho insistito affinché fosse chiaro un principio: queste strutture devono essere indirizzate prioritariamente nelle aree dismesse, recuperando spazi già compromessi anziché consumare nuovo territorio". 

"Nel caso di Pozzaglio – sottolinea il consigliere dem - una parte dell'intervento, circa 86mila metri quadrati, interessa le aree degli ex stabilimenti produttivi Vivi Bikes e Silago, ma le criticità riguardano i restanti 200mila metri quadrati che sono previsti su aree agricole".

 "È proprio su questo che occorre mantenere una linea chiara – aggiunge -. Queste strutture vanno programmate e localizzate privilegiando il recupero delle aree industriali abbandonate, che anche nel nostro territorio non mancano".

"Dato che la Lombardia è stata la prima regione a dotarsi di una legge per governare questi insediamenti, chiedo ai sindaci e alla politica cremonese tutta di attuare il principio stesso della legge: data center solo in aree dismesse" conclude Piloni.


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commenti


marco

14 luglio 2026 11:50

Se vendono terreni agricoli è perché non rende e non si riesce a contrastare l'enormita' di prodotti che arrivano dall 'estero grazie alle politiche contro l'italia di Bruxelles.
I nostri prodotti sono super controllati e non si può dire lo stesso di quelli esteri, dove i pesticidi vengono ancora utilizzati.
Se avessi un campo metterei solo pannelli solari e sotto coltivere ortaggi.
Dicasi lo stesso per il latte.

Manuel

14 luglio 2026 12:57

Meno male non hai un campo.
Sempre la stessa litania: tutti ce l’hanno con l’Italia.
Siccome ce l’hanno con l’Italia, gli agricoltori vanno a Bruxelles a chiedere finanziamenti... e li ottengono... oltre alla immancabile PAC.
La politica ci sta per questo (dovrebbe): pianificare e consentire al privato di fare affari evitando di penalizzare la collettività.

marco

15 luglio 2026 06:03

Ha campi mio nipote.....faticava a vendere il mais per la concorrenza dei coltivatori dell'est.
Ha virato sulla vendita per il biogas che poi viene trasformato in biometano.
Vedi tu...poi le manifestazioni a Bruxelles per difendere i prodotti italiani non le vedi?

Manuel

15 luglio 2026 20:03

Mi lanci un assist.
È per questo che spesso contesto l’agricoltura di qualità vantata da Coldiretti. Altro che agricoltura di qualità, è agricoltura industriale, che punta a far fuori i medio-piccoli imprenditori per fagocitarli e favorire le realtà più grandi.
Il record cremonese di impianti biogas non fa che confermarlo.
A Bruxelles non difendono i prodotti italiani, ma difendono il business per i grandi e, se riesce, il reddito dei medio-piccoli... che sono anche elettori.
Capisco tuo nipote, stanco e frastornato da un mercato sempre più prepotente: essendo cresciuto in una realtà artigianale/familiare, immagino l’ansia. C’è da dire che, almeno, gli rimane il capitale immobiliare, che da noi vale ancora qualcosa.
Per me comunque le attività da promuovere e sostenere ci sono; sono poche ma grintose ed encomiabili. Faccio un esempio: l’azienda Lago Scuro di Stagno Lombardo è una grande risorsa e spero continui per tanto tempo... e ce ne sono altre, ovviamente.

yean

15 luglio 2026 17:04

Marco, mi sembra siano 100.000 metri ca., : non campi nemmeno con un orto intensivo.
L'impresa " agricola"( oggetto sociale ) è nata così 35/40anni fa ma sicuramente non per fare l'agricoltore. Poi con ampiamento dello statuto, sembra, che possa fare di tutto e di più ma per il " raggiungimento dell'oggetto sociale ".
Se è vero che è in ballo da 30/35 anni per un insediamento come prospettato l'oggetto " agricolo " si comprende e ovviamente si vedrà.
Sembrerebbe che tutti abbiano messo mano. Certamente che le prospettivo iniziali di analisi commerciali e di "utenze " sono sicuramente modificate Ma sembra anche che il Tosano supermercato sia molto " forte ed aggressivo ". Si può anche pensare che la " forza che verrà assunta magari proverrà in discreta parte da altri supermercati o negozi eccetera.

Tiziana

14 luglio 2026 13:23

"Un Cardaminopsis center a Cremona?" No, anzi sì se la pratica la gestisce il PD. E chissenefrega se se si sottraggono 60mila metri quadrati di suolo agricolo. Ci sono le compensazioni... vero Matteo?