Tre anni di "Maia e Tas": il ristorante più sostenibile, rock e rivoluzionario del mondo. E i collaboratori stanno così bene al "Maia" che non si ammalano mai...
TCome bene ha scritto la versione On Line del Corriere Veneto, era nato tutto come scherzo, un pochino per sacrosanti motivi di ritorno pubblicitario e un po' come provocazione. Di cosa stiamo parlando? A Cimpello, piccola frazione del comune di Fiume Veneto in provincia di Pordenone, Kleviz, il titolare della Pizzeria Centrale, rispondendo alle richieste dei suoi dipendenti in un video pubblicato su Instagram, aveva promesso al suo staff di chiudere l'attività il giorno di Pasquetta, ma solo nel caso in cui si fossero verificate alcune particolari condizioni. Quali? Il post dove chiedevano di tenere chiuso nel Lunedì dell'Angelo doveva incassare almeno 50mila like su Instagram, arruolare 8mila nuovi follower e ricevere un commentoda Fedez. Ebbene, il post ha incassato oltre 57mila like, ha messo sul piatto 19mila nuovi follower e visto pure lo stesso Fedez commentare: "Chiudi tutto!". Al titolare, dunque, non è rimasto che ammettere la sconfitta e concedere il premio. Il tutto condito con ironia. Intanto a Crema, Bassa Lombardia, in provincia di Cremona, tre ragazzi: Sebastiano Dossena, Marcello Liso e Andrea Guerci fanno furore e vano forte, col loro ristorante, fuori dagli schemi e sostenibile: chiuso il sabato sera e i festivi, "Maia e Tas". Ecco, come spiegava, tempo fa, proprio Sebastiano, la politica del "Maia": Siamo felici di quanto abbiamo fatto in questi tre anni. E felicissimi di avere -sempre tanta gente a pranzo o a cena da noi. Sostenibilità, qualità della vita, attenzione alla clientela, e, allo staff, da sempre rappresentano le nostre linee guida. La nostra politica social: politicamente scorretta, dissacrante e incisiva fa in modo che da noi arrivi, da ogni dove, costantemente gente nuova. E il pranzo a mezzogiorno del sabato, in un certo senso rappresenta una bella novità attrattiva che pochi ristoranti adottano. Ebbene, fatti i nostri conti, con queste due variabili determinanti, dallo scorso gennaio è arrivata la decisone di chiudere al sabato sera e, passare la serata prefestiva a casa, con gli amici, in giro o con le mogli, fidanzate e compagne, beh è un valore aggiunto notevole, rivitalizzante. Prima di aprire il "Maia" lavoravamo secondo i canonici rituali della vita da ristoranti, vale a dire, 14 ore al giorno, per sei o sette giorni alla settimana. E noi non volevamo continuare in questa direzione, quindi, siamo arrivati a chiudere il sabato sera, dopo che già eravamo chiusi, sin dall'inizio, alla domenica. La faccio breve: non volevamo rivivere e far vivere ai nostri collaboratori, i ritmi frenetici ed estremi di questo mondo. Così, intraprendendo orari più vivibili, siamo diventati sostenibili. Particolare non indifferente: aperto da tre anni, il "Maia e Tas", senza dimenticare l'altra attività parallela del "Bar e Tas" (e la pizzeria in arrivo), con una media di sette dipendenti (10 nel periodo estivo), ha registrato, globalmente solo 7 giorni di malattia. Tutto perché chi lavora al Maia, (via Piacenza), si sente parte integrante, viva, ascoltata, serena e coinvolta nel progetto e sta bene, contenta di lavorare col "Maia e Tas". E la pagina social "La cucina del maia", rappresenta l'originale, seguito dietro le quinte, visto da titolari e staff, della ristorazione italiana con video e testimonianze raccolte che potrebbero diventare un libro divertentissimo.
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