"City Life", la mostra di Claudio Pezzini e Stefano Santi: due sguardi artistici sulla città contemporanea. Dal 23 al 25 gennaio in Adafa le opere dei due artisti
Dal 23 al 25 gennaio 2026 l'Adafa di Cremona ospita City life, mostra bipersonale dei pittori Claudio Pezzini e Stefano Santi, a cura di Simone Fappanni. Il progetto espositivo è un evento collaterale al convegno letterario "Noi e i calori" promosso da Edizioni WE che nasce da una riflessione sul vivere urbano e sulle sue molteplici declinazioni visive, affrontate attraverso due percorsi autonomi, distinti per linguaggio e immaginario, ma accomunati dall'esigenza d'interrogarsi sulla città come luogo mentale prima ancora che geografico. Il titolo della mostra suggerisce una dimensione ampia e aperta: City life non indica una città precisa, né un contesto riconoscibile, ma rimanda a un'esperienza condivisa, a una condizione contemporanea che si manifesta in forme diverse. La città, qui, non è mai soltanto rappresentata; è evocata, respirata, trasformata in visione. In questo senso, la pittura diventa uno strumento di esplorazione del presente, capace di restituire non tanto l'immagine della città, quanto la sua atmosfera, il suo ritmo, il suo peso emotivo.
Le opere di Claudio Pezzini si muovono chiaramente entro l'orizzonte della metropoli moderna. I suoi dipinti propongono scorci urbani in cui l'architettura contemporanea, i volumi verticali, le superfici plastiche e le strutture anonime delle grandi città diventano protagonisti di una narrazione visiva intensa e stratificata. Non si tratta di vedute descrittive, ma di frammenti di spazio urbano colti come se fossero attraversati in movimento, in un continuo scorrere dello sguardo. Le città di Pezzini sembrano appartenere a un altrove globale: potrebbero essere New York, Shanghai, Milano o qualsiasi altra grande metropoli, perché ciò che conta non è il luogo specifico, ma il suo respiro.
In questi lavori si percepisce una tensione costante tra ordine e disorientamento. Le architetture appaiono solide, imponenti, eppure mai del tutto rassicuranti. La città emerge come organismo complesso, capace di inglobare l'individuo e allo stesso tempo di lasciarlo ai margini. Il colore, spesso denso e vibrante, contribuisce a creare un senso di profondità emotiva, restituendo l'energia e la fatica del vivere urbano. Come osserva Fappanni, «nelle opere di Pezzini la metropoli non è solo uno spazio fisico, ma un campo di forze, un luogo in cui l'uomo misura continuamente la propria presenza e la propria solitudine». È una città che respira, che incombe, che affascina e insieme inquieta.
Di tutt'altra natura è il lavoro di Stefano Santi. Nei suoi dipinti la città, intesa come insieme di relazioni e flussi, sembra matamorfica, lasciando il posto a un'architettura che diventa protagonista assoluta. Non siamo di fronte a luoghi riconoscibili, né a spazi abitati: le costruzioni di Santi appaiono "sospese", spesso collocate in contesti indefiniti, lontani da qualsiasi riferimento temporale o geografico preciso. Le sue architetture non descrivono città reali, ma evocano scenari interiori, visioni che sfiorano la dimensione metafisica e surreale.
In queste opere il tempo sembra essersi fermato. Le strutture architettoniche, pur richiamando elementi del costruito contemporaneo o del razionalismo, si trasformano in presenze enigmatiche, quasi simboliche. L'assenza dell'uomo è un elemento centrale: ciò che resta è un silenzio denso, carico di attesa, che invita lo spettatore a interrogarsi sul senso dello spazio e della sua funzione. Le città di Santi non sono luoghi da abitare, ma da contemplare, come se fossero proiezioni della mente più che ambienti reali. Secondo il curatore, «le architetture di Santi non appartengono a una città reale, ma a una dimensione mentale, dove lo spazio diventa metafora di un tempo sospeso e di una condizione esistenziale».
Il dialogo tra Pezzini e Santi si costruisce proprio su questa differenza di approccio. Da un lato la città vissuta, attraversata, respirata nella sua dimensione metropolitana e globale; dall'altro la città svuotata, ridotta a pura architettura, trasformata in scenario metafisico. Due visioni che non si sovrappongono, ma che si richiamano a distanza, offrendo allo spettatore la possibilità di muoversi tra esperienze visive ed emotive differenti ma parimenti interessanti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti