18 giugno 2026

"Dido and Æneas" le streghe di Shakespeare nella storia d'amore tra Enea e Didone. Nostra intervista a Michele Pasotti. Questa sera in scena al Bibiena di Mantova

Al teatro Bibiena di Mantova, sontuoso tempio dell’architettura teatrale all’"antica", andrà in scena, il 18 giugno 2026 nell’ambito del Monteverdi Festival, l’opera di Henry Purcell Dido and Æneas opera in tre atti, su libretto di Nahum Tate. A dirigerla sarà Michele Pasotti alla guida del complesso La Fonte Musica.

Abbiamo raggiunto Pasotti a Londra in questi giorni di preparazione dell’opera che sarà rappresentata in forma scenica.

Maestro è interessante capire innanzitutto i collegamenti tra questo grande autore inglese e il teatro monteverdiano.  

Sappiamo che l’opera l’Ercole Amante di Francesco Cavalli, allievo di Claudio Monteverdi, arrivò, anche attraverso l’opera di un altro compositore Luigi Cavalli, in Francia. A Parigi dove il lavoro fu conosciuto era presente il compositore inglese Matthew Locke (c. 1621 – August 1677). Quest’ultimo, non solo strinse amicizia con Cavalli, ma copiò moltissima musica ‘italiana’ che poi portò nell’isola inglese dando inizio la tradizione operistica anglosassone da cui Purcell prese a piene mani e di cui Dido and Æneas è uno dei massimi capolavori. 

La vicenda dell’opera è nota. È tratta dal capolavoro dell’Eneide di Virgilio. Testo che, rielaborato da Pietro Mestastasio, fu uno dei cavalli di battaglia per tutto il secolo successivo. Ma come è letto in chiave anglosassone il dramma della regina Didone suicida per amore di Enea?

Il librettista di Purcell fu Nahum Tate, poeta anglosassone che ha declinato tutto in maniera molto inglese. Ha eliminato, dal testo del poeta latino, le divinità e gli dei pagani quelli greci e quelli romani e li ha sostituiti con entità soprannaturali tipiche della tradizione inglese e in particolari modo con personaggi di matrice shakespeariana: le streghe, il richiamo a Macbeth è evidente. La vicenda ha più o meno lo stesso svolgimento de testo latino. Enea arriva come profugo a Cartagine. Si innamora di Didone. Poi il dramma dell’abbandono. Tutta la vicenda sarà ‘gestita’ da due streghe e da una maga. Quest’ultima è quella che guida l’intreccio e farà in modo che tutto finisca in tragedia con il suicidio della regina cartaginese e la partenza di Enea verso l’Italia. 

Anche per questa partitura di Purcell si sono delle complessità filologiche di ricostruzione della scrittura del compositore inglese.  

Certo. A partire dal fatto che non abbiamo, come in gran parte dei casi per questo periodo storico/musicale, un autografo. Non c’è arrivato neppure un manoscritto dell’epoca. Quello che è rimasto è molto successivo alla scrittura dell’opera. La storia è interessante. Dido and Æneas, fu composto negli anni Ottanta del Seicento. Una prima esecuzione avvenne nel 1689. Fu ripreso dopo la sua morte nel 1700 da una compagnia teatrale che metteva in scena Shakespeare. Negli anni Venti del diciottesimo secolo, in Inghilterra a Londra, nacque un’Accademia che aveva come scopo di preservare e di continuare a eseguire musica del passato, Ed è proprio a questo periodo e a questa istituzione che fa riferimento il testo che utilizzeremo. Ne sono rimaste tre o quattro ‘edizioni conservate, ora, in luoghi diversi. Abbiamo scelto una di questa in base alle indicazioni del musicologo Robert Shy. Il testo non è un fatto scontato. Serve decidere quale copia manoscritta sia la più vicina al pensiero di Purcell. Operazione complessa perché sono testi molto lontani dall’epoca del compositore. 

Come sarà il brano simbolo dell’opera? Ovvero il grande lamento di Didone abbandonata e prossima al suicidio.

È un capolavoro assoluto. La pagina, in assoluto, più famosa dell’opera e tra le più note della storia della musica. Con Luciana Mancini, che impersonerà Didone, abbiamo pensato di togliere un po’ di retorica interpretativa che ha sempre caratterizzato questo brano. Il canto è straziante già per come è stato scritto e non ha bisogno di un sovraccarico espressivo. Purcell in modo abbastanza inusuale scrive un Lamento su un basso discendente cromatico che è abbastanza invece usuale, originale è invece l’accompagnamento d’orchestra d’archi. Un brano pieno di dissonanze che si sovrappone al canto di Didone. È una scrittura bellissima: straordinaria. 

 

 

Roberto Fiorentini


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