12 agosto 2026

In tanti sulle rive del Po per ammirare lo spettacolo del Sole nero nonostante qualche improvvisa nube di troppo

Sull’una e sull’altra riva del Grande fiume in tanti si sono radunati, come era lecito attendersi, per ammirare ed immortalare l’eclissi di sole che, come previsto, nel nostro Paese è stata solo parziale, ma comunque affascinante e del tutto spettacolare, nonostante qualche improvvisa nube di troppo. Le rive del fiume sono state tra le mete più ambite tra coloro che, sfidando anche la calura (e le zanzare) hanno voluto assistere all’atteso evento astronomico. L’eclissi di sole è notoriamente uno degli eventi della natura e dello spazio che più attirano l’attenzione delle persone. Forse per quella sorta di buio improvviso, o per quella strana sensazione di freddo percepita, o anche per le credenze che ruotano attorno a questo fenomeno dello spazio ma resta il fatto che il mondo, davanti alla luna che copre ed oscura il sole per qualche minuto, lascia tutti a bocca aperta. Se questa volta, da noi, il fenomeno è stato solo parziale, eco che  oggi gli astronomi, e gli appassionati, sono  proiettati al 2 agosto 2027, quando anche in Italia sarà visibile una delle eclissi di sole tra le più lunghe e meglio apprezzabili della storia. Si stima infatti che il sole resterà coperto dalla luna per più di 6 minuti, una tempo davvero molto lungo. Se è vero che l’eclissi di sole, insieme a quella lunare, è un evento che ammalia milioni di persone nel mondo è altrettanto vero che in passato ha dato origine a paure ed incubi.

Se oggi le osserviamo con curiosità e con interesse scientifico, in passato le eclissi solari sono state vissute con timore ed associate a miti e superstizioni. Ancora oggi, nel terzo millennio, alcune culture considerano questi fenomeni celesti un cattivo presagio. All’improvviso il sole si oscura e la fonte di luce e di vita viene meno, divorata dalle tenebre. Inaspettatamente la notte giunge in pieno giorno. Gli opposti si incontrano e si sovrappongono, sembrano attrarsi. Il normale ciclo vitale si arresta per qualche istante. È facile capire il perché in passato gli indovini e gli astrologi parlassero di evento nefasto, nonché di malaugurio. Imperatori, uomini d’arme, persone comuni, tutte ne avevano timore. La stessa parola eclissi nasce da un termine greco che ha il significato di “nascondersi”. Anche il popolo Maya e quello egiziano hanno sviluppato diverse leggende legate all’eclissi di sole; anche in questo caso l’evento è visto negativamente, quasi come una sciagura. Effettivamente vedere il disco luminoso e candido della Luna (o del Sole) venire lentamente coperto da un altro disco estraneo, nero e buio come gli Inferi, sottolinea il presunto carattere magico del fenomeno: come se le tenebre volessero letteralmente “mangiare” la luce, come se la morte prendesse il sopravvento sulla vita. Per questo gli antichi e pagani guerrieri degli eserciti, se vedevano la notte prima della battaglia un’eclisse, di comune accordo con l’avversario rinviavano la tenzone ad un altro momento; non solo, ma si mettevano tutti insieme a ululare in direzione della Luna, per spaventare il nero Essere mostruoso che la stava “divorando”. Così come in Vietnam si pensava che una rana gigante stesse divorando il Sole, mentre in Cina antica, la gente credeva fosse opera di un drago celeste affamato. Vi è anche la favola vichinga che narra che il dio del sole, Sol, viene continuamente inseguito dal lupo Skoll e quando l’animale riesce a catturarlo avviene un’eclissi solare. Così, quando questo accadeva, la gente faceva un sacco di rumore, sbattendo insieme pentole e padelle, per spaventare il lupo e far ritornare il Sole. La stessa cosa avveniva con l’eclissi lunare, ma in quel caso il lupo divoratore di Luna (Mani) era Hati. I Persiani credevano che l’eclisse di sole fosse una punizione divina nei confronti degli uomini. Pensavano che tutte le volte che qualcuno stava per compiere o aveva compiuto gesta malvage (tradimenti, infanticidi ecc), gli dei chiudessero in una specie di tubo l’astro celeste (luna o sole che fosse), lasciando gli umani nel buio più completo, con la sola compagnia di Incubi e Rimorsi. Fra i Romani era considerato un reato ipotizzare che l’eclissi fosse dovuta a cause naturali, piuttosto che divine. Tra i primi a capire che le eclissi sono un fenomeno ricorrente e a riuscire a prevederle con una buona accuratezza, ci furono gli antichi Greci. Per avere una spiegazione corretta di ciò che accade quando cala la notte in pieno giorno, abbiamo però dovuto attendere tempi molto più recenti. La scienza moderna, calcolando le orbite dei corpi celesti, ha ormai chiarito nei dettagli perché si verificano le eclissi. La più antica testimonianza relativa ad un’eclissi di sole ci è stata trasmessa dagli antichi astronomi cinesi più di 4mila anni fa. Secondo la leggenda, in previsione di un’eclissi, tamburi e arcieri reali dovevano essere pronti per spaventare e combattere il drago che divorava il Sole. La sua scomparsa, seppure per pochi minuti, era infatti un pessimo presagio per la sorte dello stesso re, legittimato dal volere celeste. I Cinesi, dunque, erano in grado di fare previsioni già 2mila anni prima di Cristo. La storia narra che Hsi e Ho, i due astronomi di corte, mancarono però la previsione, non per imperizia, ma perché erano ubriachi. Non si riuscì a mettere mano in tempo alle mazze e agli archi, ponendo così a rischio la vita dell’imperatore. Per punizione, Ho e Hsi furono giustiziati, ma la loro vicenda ci ha consegnato forse la testimonianza più remota di un’eclissi nella storia della civiltà: quella del 22 ottobre 2137 avanti Cristo. Il primo documento scritto relativo a un’eclissi di Sole è invece quello rappresentato dalla tavoletta ritrovata nel 1948 a Ugarit, nell’attuale Siria, incisa in scrittura cuneiforme. Riporta la descrizione dell’oscuramento e la comparsa di Marte in pieno giorno. Gli studiosi, proprio sulla base della posizione di Marte e della datazione della tavoletta, hanno ipotizzato che si tratti del fenomeno accaduto il 5 marzo 1223 a.C. I Babilonesi, con il tempo, grazie a osservazioni ancora più sistematiche, riuscirono a codificare i cicli celesti. Già dall’VIII sec. a.C. emerge l’uso del ciclo di Saros (circa 18 anni) per prevedere le stagioni delle eclissi. Celebre fu poi la stima della scala del Sistema Solare che Aristarco di Samo realizzò intorno al III sec. a.C. sfruttando le eclissi stesse. Misurando i tempi di ingresso e uscita della Luna nell’ombra terrestre, ne ricavò una distanza di circa 60 raggi terrestri, sorprendentemente vicino al valore moderno. Da queste osservazioni emerse anche un’altra idea fondamentale: la Terra è sferica. Non per filosofia, ma perché la sua ombra circolare proiettata sulla Luna lo dimostra. Intuizioni analoghe comparvero anche nel mondo greco e arabo. Con il passare dei secoli, questa linea di ricerca trasforma progressivamente l’eclissi in un banco di prova sempre più preciso. Rodolfo il Glabro, monaco e cronista medievale del monastero di Cluny, ci parla in particolare di due eclissi di Sole e di eventi nefasti che esse avrebbero provocato: la prima, del 22 agosto 1037 che avrebbe provocato la morte stessa dell’Imperatore Corrado II, insieme alla scomparsa di altri personaggi famosi dell’epoca. Così come la violenta carestia di vino e di legumi del 1046 sarebbe stata, secondo il monaco, una conseguenza dell’eclissi che avvenne il del 21 novembre di quell’anno. Nel Medioevo i contadini erano convinti che le eclissi fossero causate da certe parole magiche pronunciate da streghe. Secondo la credenza, queste parole avevano il potere di “ipnotizzare” la Luna, obbligandola ad avvicinarsi alla terra per deporre una sorta di rugiada schiumosa sulle erbe che poi sarebbero servite alle fattucchiere per compiere ogni sorta di nefandi sortilegi. Il sole invece, sempre avvicinandosi alla terra, avrebbe bruciato non solo piante e coltivazioni, ma anche il cervello degli uomini facendoli diventare matti. Quindi, per impedire che la Luna o il Sole udissero le stregonesche parole, all’inizio delle eclissi tutti gli abitanti dei villaggi si mettevano a correre sui campi facendo un fracasso infernale, agitando campanacci da mucca, martellando lastre di rame e di bronzo, percuotendo incudini e urlando come pazzi. Secondo la tradizione, Cristoforo Colombo usò la prevista eclissi di Luna del 2 aprile 1493 per ottenere dagli abitanti della Giamaica le provviste di cui avevano bisogno lui e il suo equipaggio. Quando gli indigeni dell’isola si dimostrarono riluttanti ad aiutarlo, egli gli minaccio di vendetta divina, affermando che quella notte la luce della Luna si sarebbe spenta. Quando ebbe luogo l’eclissi, gli indigeni andarono da colombo per chiedergli aiuto, che egli magnanimamente concesse. Poiché la moderna scienza e astronomia hanno chiarito le cause naturali di un eclissi, è bene ricordarsene nel valutare altre superstizioni. Qui troviamo un classico esempio di ignoranza sconfitta dalla conoscenza e dalla verità. Molti naturalmente sono i riferimenti alle eclissi di sole nella storiografia e nella letteratura antiche, dall’Antico testamento al poeta greco Archiloco. Anche Omero ne parla nell’Odissea: il ritorno a Itaca di Ulisse è preceduto proprio dall’oscuramento del Sole. In questo caso la sventura portata dall’eclissi si abbatté sui Proci. Era il 16 aprile 1178 a.C. quando il Sole fu ‘tolto dal cielo e un’oscurità sinistra invade la terra. La data è risultato dello studio di questi versi e dei dettagli astronomici presenti nel poema che hanno permesso di collocare, quindi, anche la caduta e la distruzione di Troia con buona precisione, tra il 1192 e il 1184 prima di Cristo. Il folklore suggerisce che le eclissi di sole possano far male alle donne in gravidanza, nonché si sostiene di chiudere bene porte e finestre affinché gli “spiriti notturni”, risvegliati dall’improvviso arrivo delle tenebre, non entrino in casa. In India e altri Paesi si pensava che i bambini nati durante le eclissi potessero presentare voglie o labbra leporino. Tornando al campo della storia, ecco che con il Rinascimento si capì che le eclissi  potevano essere previste e calcolate matematicamente. Nel 1715 Edmond Halley predisse con precisione l’eclissi inglese del 22 aprile, dimostrando che il fenomeno è governato da leggi di moto celeste. In quell’occasione Halley poté verificare i modelli orbitali di Isaac Newton, segnando un vero punto di svolta nella comprensione razionale del cielo e mostrando concretamente che l’universo obbedisce a leggi calcolabili. Da lì fu la volta di numerosi altri scienziati che studiarono le eclissi per affinare parametri orbitali e fisici. La misura esatta della scala del Sistema Solare venne perfezionata con i transiti di Venere e altri metodi, ma le eclissi restarono utili anche per determinare il calendario. Gli astronomi mesopotamici regolavano intercalazioni e sabati sacri sulla base delle previsioni di eventi solari e lunari. Poi arriva l’Ottocento, che porta un cambio di prospettiva ancora più radicale: le eclissi diventano banchi di prova per la nuova spettroscopia. Celebri le osservazioni durante l’eclissi del 18 agosto 1868, quando l’astronomo francese Pierre Janssen e, indipendentemente, l’inglese Norman Lockyer individuarono una riga spettrale gialla sconosciuta, emessa dalla cromosfera solare e non riconducibile a nessun elemento noto. Si trattava dell’elio, il primo elemento scoperto prima nello spazio che sulla Terra. Quell’evento segnò la nascita dell’astrochimica: per la prima volta si comprese che la luce del Sole poteva essere scomposta in righe spettrali identificabili e collegate a elementi chimici, rivelando la composizione dell’atmosfera solare e stellare. Allo stesso modo, le eclissi permisero di osservare la corona solare e le protuberanze senza l’abbagliamento del disco, contribuendo allo sviluppo di strumenti come il coronografo. In quel momento, l’eclissi diventa una chiave d’accesso: non solo alla meccanica celeste, ma alla natura stessa delle stelle. Eppure, il momento più iconico, e forse il risultato scientifico più celebre legato a un’eclissi, arriva nel Novecento: la conferma sperimentale della relatività generale di Albert Einstein.
Pubblicata nel 1915, la teoria di Einstein prevedeva che la luce delle stelle in prossimità del Sole deviasse a causa della curvatura dello spaziotempo. In sostanza, un raggio che sfiora il Sole viene deviato di circa 1,75 secondi d’arco, il doppio di quanto prevedeva la teoria newtoniana.
Tuttavia, tale deflessione è piccolissima e poteva essere misurata solo in condizioni molto particolari, come durante un’eclissi totale. Il 29 maggio 1919 si verificò una rarissima congiunzione: la Luna coprì interamente il Sole per quasi 7 minuti, mentre il Sole transitava davanti alle stelle delle Iadi, rendendo visibili stelle normalmente invisibili in pieno giorno. Arthur Eddington e Andrew Crommelin, su incarico del Royal Greenwich Observatory, guidarono due spedizioni (rispettivamente a Principe, in Africa, e a Sobral, in Brasile), mentre Frank Dyson coordinava dall’Inghilterra. Le spedizioni partirono per luoghi lontani, inseguendo pochi minuti di oscurità. Le condizioni erano difficili, i dati imperfetti, le misure al limite della strumentazione, ma nonostante tutto il giorno dell’eclissi furono acquisite lastre fotografiche della corona solare con le stelle circostanti. Il risultato, per quanto fragile, era chiaro: la deviazione osservata risultava compatibile con quella prevista da Einstein. Da quel confronto nacque il “risultato del 1919”: le misure, per quanto al limite, mostravano una deflessione più vicina a 1,75″ che al valore newtoniano. L’annuncio del 6 novembre 1919 consacrò Einstein alla fama mondiale, trasformando una previsione teorica in un evento mediatico globale. Non era una conferma definitiva, ma fu sufficiente a cambiare la percezione della teoria. La relatività entrò nello spazio pubblico, e l’eclissi divenne, per la prima volta, protagonista non solo dell’astronomia, ma della fisica moderna. Col senno di poi, sappiamo che i dati del 1919 erano fragili, discussi, in parte selezionati: le lastre di Principe fornirono risultati coerenti, mentre quelle di Sobral furono più incerte. Alcuni storici della scienza hanno anche sottolineato possibili bias nella selezione dei dati effettuata da Eddington, che selezionò dati più consoni alle sue attese, ma è proprio questa imperfezione a renderli interessanti. Non come verità assoluta, ma come esempio concreto di come funziona la scienza tra tentativi, errori, interpretazioni e verifiche successive.
Fu infatti l’insieme degli studi successivi, con nuove eclissi e osservazioni sempre più precise (anche tramite tecniche radioastronomiche), a confermare la relatività generale con crescente accuratezza. Eppure, quell’esperimento resta un momento iconico: personalità come Eddington, Dyson e Crommelin diventano protagonisti di una narrazione scientifica in prima persona, fatta di intuizioni, difficoltà e confronto pubblico. Le eclissi, tuttavia, non si esauriscono in questo episodio. Nel corso del tempo hanno continuato a rappresentare uno strumento prezioso per la ricerca scientifica. Durante l’eclissi totale del 1878 negli Stati Uniti, per esempio, furono osservate ampie strutture coronali. Nei decenni successivi, osservazioni ripetute permisero di migliorare la comprensione della dinamica solare e di affinare modelli fisici sempre più complessi.
Allo stesso tempo, lo studio dei fenomeni celesti contribuì alla ricostruzione di antichi strumenti astronomici, come il meccanismo di Antikythera, mentre la verifica delle leggi gravitazionali trovava conferma in osservazioni sempre più precise dei moti planetari.
Più recentemente, missioni spaziali come SOHO e altri osservatori hanno utilizzato principi analoghi per studiare la corona solare e il vento solare, estendendo nello spazio ciò che le eclissi permettevano di osservare da Terra. Oggi, accanto alla ricerca, le eclissi sono diventate anche potenti strumenti di divulgazione. Ogni evento totale attira milioni di persone, trasformandosi in un momento collettivo di osservazione e apprendimento. Fenomeni come l’anello di diamante, gli “spilli di Baily” e la corona solare diventano occasioni per spiegare la fisica del Sole in modo accessibile ma rigoroso. Sempre più spesso, inoltre, le eclissi vengono utilizzate in progetti di citizen science: cittadini e studenti partecipano a esperimenti, registrando variazioni di luce, temperatura o comportamento animale. Parallelamente, agenzie come NASA ed ESA forniscono modelli sempre più precisi dell’ombra lunare e strumenti per un’osservazione sicura. Si arriva infine alla nostra eclissi del  12 agosto un’eclissi  che è stata totale e ben visibile in Spagna, Islanda e Groenlandia. Eventi come questo non sono soltanto spettacoli naturali, ma veri e propri laboratori a cielo aperto: occasioni per misurare, osservare, verificare. Perché, in fondo, ogni eclissi racconta la stessa storia. Non quella di un Sole che scompare, ma di uno sguardo che cambia. Si è scritta così un altro pezzo di storia, che in questo mese di agosto comprende anche altri capitoli. Proseuiti poche ore dopo l’eclissi con lo spettacolo delle Persiadi, le stelle cadenti che sono le più antiche meteore registrate, visto che le testimonianze al riguardo vanno indietro di 2000 anni. Prendono il nome dalla costellazione Perseus, che nella mitologia greca era il guerriero che uccise Medusa per salvare la principessa Andromeda. Altro momento decisamente emozionante è atteso nella notte tra il 27 e il 28 agosto, quando sarà visibile un'eclissi parziale di Luna. In Italia la fase parziale inizierà intorno alle 2:34, quando il bordo del disco lunare entrerà nel cono d'ombra della Terra. Il massimo dell'eclissi si verificherà poco prima del tramonto della Luna e sarà osservabile da tutta la Penisola guardando verso l'orizzonte occidentale nelle ore che precedono l'alba. A differenza dell'eclissi di Sole, quella di Luna potrà essere osservata a occhio nudo in totale sicurezza, senza alcuna protezione. Per quanto riguarda i pianeti, nelle sere di agosto Saturno sarà sempre più facile da individuare sull'orizzonte orientale e, in una delle congiunzioni più suggestive del mese, apparirà accanto alla Luna calante: l’uso di un piccolo telescopio permetterà di distinguere gli anelli del pianeta. Nelle ultime ore della notte sarà possibile osservare Marte, facilmente riconoscibile per il suo caratteristico colore rossastro, vicino a una sottile falce di Luna calante. Venere e Giove saranno protagonisti di una brillante congiunzione il 12 agosto, mentre Marte e Mercurio saranno visibili più bassi sull'orizzonte orientale. Proprio in questo mese di agosto Venere attraversa una fase di transizione. E diventerà sempre più protagonista del cielo del mattino, tanto da sorgere con largo anticipo rispetto al Sole. All'alba del 12 agosto la congiunzione con Giove la si è osservata verso est prima del sorgere del Sole. A dominare il cielo estivo continuerà ad  essere il celebre Triangolo Estivo, formato dalle stelle Vega, Deneb e Altair, appartenenti rispettivamente alle costellazioni della Lira, del Cigno e dell'Aquila. Nelle prime ore della sera sono ancora riconoscibili verso occidente le costellazioni dello Scorpione e della Bilancia, mentre verso sud-est si trovano Capricorno e Acquario.

Eremita del Po

Paolo Panni


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commenti


curioso indeciso

13 agosto 2026 06:35

12 agosto- Se questa volta, da noi, il fenomeno è stato solo parziale, ecco che oggi gli astronomi, e gli appassionati, sono proiettati al 2 agosto 2027, quando anche in Italia sarà visibile una delle eclissi di sole tra le più lunghe e meglio apprezzabili della storia.
11 agosto- "Molto più interessante sarà invece l'eclissi solare del prossimo anno, che sarà totale e quindi estremamente suggestiva, permettendo di vedere le stelle in pieno giorno, quando il disco solare sarà oscurato per intero dal passaggio della Luna. Peccato che non sarà visibile dall'Italia perché interesserà soprattutto Spagna, Baleari e forse Lampedusa. Un'esperienza che, per chi può, varrebbe il viaggio per recarsi in queste aree" conclude Maianti.
Che cosa faccio: resto o vado?