12 agosto 2026

Così "i prati del Vescovo" (via Bonomelli, via Aporti, via XI febbraio) diventarono giardini dei palazzi e case nobiliari. L'accordo tra Francesco Sforza e il vescovo per urbanizzare l'area

Il  toponimo  “prati del vescovo” (via Bonomelli e dintorni) fa riferimento  a documenti del 1108. Nel documento si cita il Pratus Episcopi e il relativo Fossatum Episcopi.

Il  Pratus inizia dalla zona alta della città, posta a ridosso di Contrada Natali ( oggi Via Platina ), il Fossatum fa riferimento

alla zona bassa posta alla fine delle due contrade Prati e Gonzaga ( oggi Via Bonomelli e XI Febbraio ).

Possiamo quindi intuire il Fossatum come colatore di acque reflue che scaricavano nella zona che più tardi divenne cinta muraria e oggi Via Pedone.

La Fossa dei Preti era uno dei raccoglitori delle acque provenienti dall’alto, nella zona oggi occupata dalla cattedrale, che scendevano naturalmente in una zona con uno sbalzo di quota di circa cinque metri, occupata in seguito dalle mura e dalla Fossa Civica in zona Mosa.

Se vi era un Pratus Episcopi doveva necessariamente esserci un Palagio Episcopi.

Il consolidamento della cattedrale voluta dai Vescovi del 1100 crea un attiguo Palazzo Vescovile e i relativi orti.

Il Palazzo si forma contiguo alle absidi della attuale Cattedrale e successivamente si espande verso Contrada Natali toccando la antica Piazza del Pesce oggi dietro il Battistero. L’ area dei Prati del Vescovo è quella che segue la direttrice di Via Bonomelli lungo i suoi circa 400 m di lieve discesa verso le mura.

Una zona che mille anni fa era certamente poco urbanizzata e a breve distanza dal Padus ma che grazie al dislivello dall’alveo del fiume poteva garantire terreni per coltivazioni e ortaggi.

La zona lungo questo declivio era detta genericamente La Mosa.  Solo in seguito i terreni vennero lottizzati dalla stessa Chiesa per divenire civili abitazioni,

formando quelle che attualmente sono vie del centro.

Un centro storico che in soli 400m diviene periferia e conduce sulla direttrice di ben due Porte antiche denominate Romana (prima Nova ) e Mosa.

Si sa da atti notarili del 1200 che i Vescovi acquistano terreni in località Braida Bovara situata non lontano da attuale Via Aporti.

 Dal 1100 è appurato che sorgeva un Borgo S.Raffaele in zona Prati del Vescovo. Il Borgo aveva omonima chiesa ed un fossato detto Dugallo di Gonzaga e, poiché Via XI Febbraio era detta Contrada Gonzaga, ciò avvalora la tesi che le vie non fossero ancora strutturate come ora le conosciamo ma vi fosse invece una discesa verso quote più basse ma con poche abitazioni e molti terreni adibiti a coltivazioni, frutta e ortaggi e relativi canali.

Nel 1400 la Mensa Vescovile notifica presenza di pareti in  Burgo S.Raphaelis ubi dicitur Prati Episcopi.

Certamente tra 1400 e primi del 1500 la zona subisce speculazioni edilizie. E’ sufficientemente vuota per convertire ampie zone verdeggianti in abitazioni,

oltre che sufficientemente vicina al centro della città e alla zona della vita religiosa.

Un approfondimento sul castello di Santa Croce e sue cronache mi ha rimandato ad alcune note di Francesco II Sforza che ritornano utili per i Prati del Vescovo.

Francesco II Sforza non va confuso con Francesco Sforza che sposò Bianca Maria Visconti nel 1441.

Si parla di Francesco II che nel 1527 fece coniare monete dette “grossi cremonesi”.

Tra 1520 e 1530, mentre è Duca di Milano e  amministra il Castello Santa Croce di Cremona, gli giungono continui dispacci sullo stato delle Mura di Cremona che risultano avere crolli e continui problemi di manutenzione.

Tra le varie soluzioni esiste un piano di demolizioni di case situate a ridosso delle mura stesse per riedificare e rinforzare queste ultime.

Il 19 novembre del 1526 Guido Angelo Roscio, uomo del Duca di Milano, scrive a Benedetto Accolti :

“ Guido Angelo Roscio informa che. In seguito alla fortificazione della città, molti abitanti presso le mura perderanno la propria casa, perché sarà demolita e il duca ha intenzione di chiedere la cessione della zona detta “el prato del vescovo” di proprietà della Mensa Vescovile perché essi possano andarvi ad abitare “

Il 20 novembre del 1526 un letterato cremonese ( Crotti ) scrive a Benedetto Accolti: “chiedo di aiutare i poveri plebei che perderanno le proprie case, poste presso le mura, e che saranno demolite in occasione della fortificazione della città “

Il 23 novembre del 1526 è lo stesso Francesco II Sforza a scrivere ancora a Benedetto Accolti :

il Duca chiede di concedere la zona della città chiamata “ il prato del Vescovo “, di proprietà della Mensa Vescovile per dare un risarcimento a coloro che perderanno le proprie case che saranno demolite inquanto poste intorno alle mura della città.

Promette di corrispondere una identica entrata rispetto a quanto ceduto o di fare pagare ad ogni persona che costruirà la casa nella zona ceduta un livello annuo perpetuo

Ma chi è Benedetto Accolti ? Accolti è Fiorentino e cardinale e diviene Vescovo di Cremona reggendola per circa 20 anni. Parente di un primo Accolti chiamato Pietro anche egli Vescovo di Cremona per pochi anni. Gli Accolti hanno amicizie e inimicizie con Firenze e Papi. Il Vescovo Benedetto Accolti sarà poco presente nella vita cittadina poiché spesso a Roma ove sarà anche imprigionato da Papa Paolo III.

Come sia andata a finire la questione delle abitazioni in località Prati del Vescovo non ci è dato sapere ma siamo nella prima metà del 1500 e Antonio Campi, solo 50 anni dopo produrrà una mappa di Cremona allegata alla sua opera “Fedelissima”.

La mappa per la sua precisione e complessità, fu elaborata sicuramente in un ventennio tra 1560 e 1580 e quindi molto vicina ai fatti dei quali abbiamo parlato.

Nella carta prodotta da Campi si vedono molto bene i luoghi che stiamo citando.

Via Bonomelli è indicata BURGI S.RAPHAELIS PRATI EPISCOPI

Via XI Febbraio è indicata GONZAGA 

Via XX Settembre non ha toponimo ma sappiamo chiamavasi SAN GALLO

Corso Vacchelli è indicato QUARTERIUM DOMORUM NOVARUM con attigua Porta Nova.

Nel contesto generale della carta di Campi lo spazio più vacante e poco dettagliato è esattamente il lato sud est della città, i Prati del Vescovo.

Ciò evidenzia verosimilmente una zona con poche chiese e poche abitazioni nobiliari.

Una zona ancora ricca di verde ancora nel tardo 1500. La zona in 500 anni non è cambiata molto, lo si deduce anche da google maps ove gli ampi spazi verdi sono giardini di abitazioni importanti.

Non esiste neanche un reticolo stradale  tra le vie parallele, nessuna traversa.

Il problema è attuale ma se ne parlava già nel 1859 in uno scritto :

quasi rimpetto la demolita chiesa al civico 2174 ( s.Maria in Betlem ) vedesi il quartier Novo per La Cavalleria ( ex caserma del Diavolo ). Retrocedendo alquanto eccoci la spaziosa e lunga Contrada Gonzaga ( Via XI febbraio ). Trovavasi cionullamente in una parte della città non troppo salubre per il suo piano assai depresso, in modo che nelle massime alluvioni del Po , le acque coprono la via per un buon terzo . Si può per altro asserire che di presente, meno ancor per lo avvenire, non sarà più soggetta a siffatto sconcio, verificatosi essendo che il fiume va ognora più scostandosi dalla città , e così pure le acque pluviali e correnti che per entro i canali coperti della parte superiore di essa città hanno uno sfogo più pronto per defluire fuori delle mura.

Quanto assai più bella apparirà questa contrada allorchè si sarà effettuato il bellissimo progetto già stabilito di lastricare ne suoi marciapiedi e nel pian rotatojo. Se si avesse anche a ridurre a tutto rettifilo sino alla porta Mosa, che magnifica vista a vederla allora dall'una o dall'altra delle sue estremità ! Sarebbe parimenti di molto vantaggio se alla sua metà circa si avesse ad aprire a destra ed a manca una contrada, che dalla una parte mettesse alla Contrada del Mercato delle Bestie ( Via Manini ) e dalla altra comunicasse colle Contrade del Prato ( Via Bonomelli ) e di San Gallo ( Via XX Settembre).

Che comodo presterebbe a questa parte di cittadini che necessitandoli trasferirsi all'una o altre porte Po, Margherita ( porta Romana ) o di Ognissanti ( porta Venezia ) convien che ora soffrano il disagio per ben un terzo e più di cammino”.

Tra 1600 e 1900 cambiano molte cose ma non nella urbanistica di queste vie. Segno che i grandi orti, trasformati in ricchi giardini signorili, non hanno subito frazionamenti atti a creare traverse di attraversamento. 

Le stesse vie, a parte un Albergo, non hanno subito fascini di negozi, vetrine, officine e grandi complessi come supermercati.

Il Duca forse non convinse il Vescovo ma più tardi la chiesa vendette terreni e incassò rendite.

I nuovi proprietari ebbero lungimiranza nel preservare gli spazi verdi tenendoli vuoti o convertendoli in giardini.

Maurizio Mollica


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