4 luglio, è il quarto anniversario (1460 giorni) della perturbazione che ha semidistrutto il ponte sul Morbasco (ancora in attesa d'intervento)
Sono passati 1460 giorni, 4 anni esatti oggi, da quel terribile temporale che ha semidistrutto lo storico ponte sul Morbasco. Cremona Nonostante gli annunci il ponte è ancora come l'ha lasciato la bufera di quel giorno: un evento atmosferico di particolare intensità provocò infatti la caduta di un albero del parco Tognazzi sulla parte sud del ponte, determinando il collasso di parte della soletta e il danneggiamento significativo della balaustra e degli elementi di sostegno. Cremona venne investita da una fortissima perturbazione che ha lasciato alle sua spalle moltissimi danni sia alle proprietà private che a quelle pubbliche, edifici del patrimonio ERP (Edilizia Residenziale Pubblica), alcuni edifici scolastici, il Civico Cimitero e, in particolare, al patrimonio arboreo. Ma mentre al resto si è posto rimedio anche quest'anno chi ha frequentato le bancarelle di San Pietro non ha potuto che notare come il ponte sul Morbasco sia sempre lì, fatiscente e in attesa d'intervento. La zona prospiciente la balaustra sud quattro anni fa venne transennata, mentre gli addetti del Comune e della Protezione Civile recuperarono tutti gli ornamenti in ghisa in modo da procedere poi anche al restauro della balaustra del ponte. Messi così in atto i necessari interventi di messa in sicurezza, venne avviata una serie di verifiche ispettive e di indagini per comprendere lo stato reale di conservazione delle strutture. Da tempo il comune ha pronto il progetto prevede interventi di ripristino dell'impalcato in calcestruzzo, il consolidamento strutturale e il restauro conservativo degli elementi decorativi, nel rispetto delle prescrizioni impartite dalla Soprintendenza. Il costo complessivo dell'intervento, inserito nel Programma delle Opere Pubbliche 2026-2028 - annualità 2026, ammonta a 280.000 euro. Quindi probabilmente dopo l'estate, come più volte dichiarato dall'assessore Paolo Carletti, si metterà mano al cantiere. Almeno si spera, visti i continui rinvii. Quel ponte durato 170 anni, rappresenta un pezzo di vecchia Cremona, e venne creato per favorire il "passeggio dei cremonesi verso il Po". Forse il progettista fu Vincenzo Marchetti.
"Era nato come esigenza quando, su progetto del Voghera, si decide di abbandonare la vecchia porta". "L’idea del Voghera era ispirata ai trattatisti neoclassici dell’Ottocento: prevedeva che davanti alle porte delle città si dovessero fare delle piazze con una struttura monumentale e da questa piazza dovevano diramarsi delle strade dritte e alberate. - aveva ricordato l'architetto Michele de Crecchio - Era proprio l’architetto Milizia, il principale teorico dell’urbanistica di quei tempi che sostiene questa idea. Il Voghera esaminando la carta ella città si rende conto che la vecchia porta Po, per la sua posizione defilata rispetto al tracciato principale della città storica non andava bene. Gli danno l’incarico di progettare il rettifilo dell’attuale corso Vittorio Emanuele. Al termine si questo rettifilo si crea questa grossa piazza con una porta monumentale e per andare a Po si abbandona la vecchia strada (via del Sale). Il fiume si è ritirato. Nasce la necessità di scavalcare il Morbasco, perché il Po, ritirandosi, ha lasciato una memoria di se stesso che è il Morbasco".
"Il passaggio sul Morbasco all'epoca era un passaggio molto importante anche dal punto di vista ambientale perché apre la città verso la campagna, nascono infatti i primi progetti del parco al Po. - ricordava ancora de Crecchio in una intervista a Cremonasera - A Cremona stava perdendo capacità attrattiva il parco del vecchio passeggio, stretto tra ferrovia e attività produttive (le attuali via Dante e viale Trento e Trieste) e quindi l'attenzione si spostò a quel passeggio verso il fiume che diventò la nuova moda dei cremonesi. Lo dimostra anche il bel quadro del Vertua dedicato a quel passeggio, in un giorno di festa, con tanta gente e perfino i carabinieri a cavallo che controllano il via vai. Rimane poi il mistero di questa decorazione purtroppo devastata da questo grave incidente. I simboli raffigurati sono due: il delfino che nella tradizione mitologia greca, è uno degli dei delle acque ed era considerato l’Apollo dei pesci, il più elegante e rappresenterebbe la trasformazione in pesce dell’Apollo, il dio della bellezza ittica, e un oggetto metallico di difesa o di attacco : in alcuni casi un tridente, in altri un'ancora. E questo è un elemento della tradizione decorativa del primo Ottocento quando il neoclassico stava lasciando il posto all’eclettismo e al liberty, la linea sinuosa e floreale".
Il fabbro che realizzò quell'opera apparteneva al ramo femminile della famiglia Groppali, e si chiamava Beniamino Ghilardotti, abitava nel palazzo all'angolo tra l'attuale via Massarotti e Porta Po. Il ponte risale al 1854 (inaugurato nel 1855) e nel giugno 1857 viene collaudata la nuova strada Passeggio che, però, viene pesantemente danneggiata nell'ottobre da una disastrosa piena del Po che impose un generale riordino di tutti gli argini per eliminare i fenomeni di corrosione, operazione che venne completata nel 1861. Il viale era allora denominato "Passeggio al Po" quando dalla porta si prolungava in avanti fino al dazio.
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commenti
Luca
4 luglio 2026 13:15
Sono passati anche 3 anni e mezzo dalla distruzione della mano e violino della statua sulla panchina di Antonio Stradivari sul Corso Stradivari.
Il Comune tace.
Nessun cenno di attività.
Encefalogramma amministrativo piatto.
Ferraroniiiiiiiiiiii pensaci tu!
Gianluca
4 luglio 2026 16:36
Prima il nuovo centro commerciale poi, forse, tutto il resto. Non dobbiamo avere fretta visto che anche gli amministratori non ne hanno.
Marzio
4 luglio 2026 19:47
Ringraziamo Zanacchi per la professionalità dimostrata nel dare le solite misere giustificazioni....anche in questo bisogna essere bravi e lui ci riesce benissimo.... l'è mai culpa sua... è meglio la faraonica piscina, l'area Frazzi oppure demolire il muro....dai zanacchi daghe na taja...
Francesco Capodieci
4 luglio 2026 23:35
Un'altra opera che attende invano di essere restaurata e ricollocata al suo posto è il 'Monumento ai Caduti per la Libertà' di Dante Ruffini, che sovrastava lo spazio della fontana - perennemente asciutta, piena di foglie secche, cartacce e sporcizia varia -, all'angolo fra via Palestro e viale Trento e Trieste. Il 28 agosto dello scorso anno, a causa di un violento temporale con forti raffiche di vento, la scultura si staccò dai suoi cardini, restando incastrata nel recinto della vasca. A prima vista i danni non sembrarono eccessivi. Nondimeno, a distanza di oltre dieci mesi, l'opera si trova ancora in forzato 'esilio', in attesa che l'iter burocratico si sblocchi e possano finalmente iniziare i lavori di restauro.
Manuel
5 luglio 2026 13:31
... e pensare che sarebbe bastato assicurare il secolare pioppo a tiranti e piloni sistemati nell’angolo nord-est del parco Tognazzi.
Avremmo ancora il pioppo (forse) e pure la balaustra sul Morbasco.
Certo, ma luur i gaa fat li scooli vaalti...
Troppa superbia, personale o dirigenti non all’altezza ed il solito occhio di riguardo per i maneggioni locali, i quali, quand’anche non pretendessero favori o commesse, fanno perdere il contatto con la realtà.
Mirco
5 luglio 2026 17:26
Una vergogna sommata al ponte sul po.Senza parlare del parco del Morbasco in via trebbia ,abbandonato a se stesso ,piante cadute ,zanzare che ti mangiano vivo ,rifiuti abbandonati o non raccolti,una cosa indegna
Manuel
5 luglio 2026 20:29
Va bene tutto il resto, ma lascia stare le zanzare, poiché il parco Morbasco, non è solo un luogo di passeggio e ristoro, ma pure un corridoio ecologico.
Eliminiamo i suoi abitanti?
Se vuoi ritemprare corpo e spirito, vai in una SPA o, se hai minore disponibilità, in un “centro massaggi cinese”.