14 luglio 2026

Terrorismo, vent'anni fa la sentenza contro la cellula islamica che faceva capo alla moschea di via Massarotti

Esattamente 20 anni fa la giustizia italiana pronunciava la prima sentenza di colpevolezza nei confronti della cellula islamica che, per almeno un decennio, ha operato a Cremona con fini terroristici. La Corte d’Assise presieduta da Maria Grazia Lapalorcia è giudice a latere Paolo Bernazzani, dopo quasi un anno di udienze, condannava Mourad Trabelsi a 10 anni e 8 mesi, Faical Boughanemi a 7 anni e Noureddine Drissi a 6 mesi. Per Ahmed El Bouhali assoluzione per morte del reo, e assoluzione per Klamich Kalid e Laagoub Abdelkader. Altri componenti esterni al gruppo cremonese avevano ricevuto condanne in rito abbreviato erogate dal gup di Brescia Silvia Milesi. 

Di quella sentenza, a vent’anni di distanza, resta la certezza che Cremona tra gli anni Novanta e i primi sette anni del Duemila fu uno dei principali epicentri del terrorismo islamico nel nostro Paese. La cellula, che faceva capo alla moschea di via Massarotti, si configurò come un gruppo dedicato al reclutamento di uomini utilizzati nelle guerre prima in Iraq e poi in Afghanistan. All’addestramento all’uso delle armi e della guerriglia. Alla raccolta di fondi per sostenere queste attività e all’indottrinamento degli islamici ai canoni del radicalismo religioso più violento con rapporti internazionali di alto livello. Aderì prima ai gruppi rivoluzionari magrebini. Poi alla nascente Al Qaeda e sul finire dell’esperienza militare ad Ansar Al Islam e ad Ansar Al Sumna, fino ad arrivare alle porte dell’Isis.

È tutto questo nonostante una narrazione della politica locale improntata alla mistificazione della realtà con un corredo di incapacità di leggere quanto accadeva e che le carte processuali hanno poi dimostrato essere vero. Buonismo ideologico e opacità di vedute hanno rischiato di far precipitare Cremona in un baratro. Già perché le stesse sentenze non hanno posto il faro su alcuni episodi che sono restati comunque nell’ombra. A partire proprio dal mancato attentato alla cattedrale di Cremona dove ancora non è stata fatta del tutto luce su chi l’avesse pensato. Sul ruolo del pentito Chokri che da semplice spacciatore diventa una delle pedine cardine del gruppo di fuoco. Sulla personalità complessa di Noureddine Drissi viaggiatore instancabile tra la Siria, il Kurdistan, l’Afganistan e la città del Torrazzo. Si ipotizzò successivamente suoi contatti sotterranei con uomini dei servizi segreti italiani e con militari dei Ros come informatore occulto delle trame internazionali . Restano ombre oscure su quegli uomini di via Massarotti di un loro ruolo anche solo logistico e ideologico negli attentati in Marocco e nella raccolta di denaro per la famigerata cellula di Amburgo dell’egiziano Mohamed Atta. Solo parzialmente e’ stata fatta luce sui rapporti tra i ‘cremonesi’ e altri due fulcri del movimento jiadaistico come le moschee milanesi di viale Jenner e viale Quaranta. Di quel radicalismo violento sembra non esserci oggi traccia, ma in ambienti che si occuparono di quel fenomeno criminale sì sussurra che ancora il virus del fondamentalismo si aggira tra le strade della città lombarda. Forse è solo calata la tensione investigativa ma così accade in quegli anni finali degli anni Novanta dove tutto appariva tranquillo ma in realtà la città era diventato un crocevia di servizi segreti di mezzo mondo. Speriamo che la storia abbia insegnato qualcosa.

R.F.


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commenti


Blek

14 luglio 2026 13:55

L'impressione fu di una sentenza farsa, accomodante per loro, i terroristi. Eppoi per il tentato attentato al Duomo, com'è finita? Nel nulla. In realtà ora stiamo peggio perché al di là del fatto che gli attentati non solo in Italia sono ripresi alla grande come le affiliazioni, si sta portando avanti da parte islamica quello che è l'attentato più grave alle democrazie occidentali e alla libertà di pensiero e cioè l' islamofobia, porta d'ingresso della sharia che segneranno la fine delle libertà occidentali faticosamente conquistate. Il fatto di Torino, e cioè la frase rivolta dalla leghista Sardone ad una donna velata completamente dal burqa, cosa vietata tra l'altro per legge salvo eccezioni nelle quali però il caso in questione non rientrava, è stato il pretesto per l' esimio signor Piccardo, musulmano da padre italiano convertito all'Islam e autore della più famosa traduzione del Corano usata in Italia, per rilanciare il tema dell'islamofobia e relativa discriminazione , cassato in Parlamento, non potendo vivere in altri modi tranquilli ,certi musulmani in Italia ,se non pensando di castrare ogni pensiero libero, in Italia come altrove, rivolto alla loro ideologia ,il cui fine ultimo è quindi quello di imporsi e di cancellare tutto quanto rappresenta dal punto di vista identitario le altre civiltà e sovvertirne/ sottometterne gli ordinamenti....