Aspettando l'Opera. Turandot, quando arrivò una prima cremonese splendente come alla prima della Scala. Sul podio del Ponchielli Franco Ghione legato artisticamente ad Arturo Toscanini
Sarà l’ultimo capolavoro, incompiuto, di Giacomo Puccini Turandot ad aprire la Stagione Lirica, venerdì 2 ottobre alle 20 e domenica 4 ottobre alle ore 16, del Teatro Ponchielli di Cremona. Omaggio al centenario dell’anno di composizione e rappresentazione dell’imponente lavoro del compositore di Torre del Lago. Centenario che riguarda anche Cremona che mise in scena, la storia della principessa sanguinaria, nello stesso anno (1926) rispetto alla ‘prima’ del Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926, diretta da Arturo Toscanini.
Ma la storia racconta che quella prima cremonese, non solo avvenne poco dopo l’esordio milanese, ma che ebbe, quanto meno dal punto di vista musicale, un medesimo splendore. Oltre la soprano Alba Damonte (Liù) a quella rappresentazione cremonese “poco dopo la prima assoluta al teatro alla Scala di Milano, avvenuta il 25 aprile 1926, ci fu la direzione di Franco Ghione”.( Cesare Clerico in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 32)
Un direttore di lunghissimo corso Ghione, con un repertorio di decine e decine di opere dirette; da Cimarosa, passando per Verdi fino ad arrivare a Wagner, ma soprattutto a Puccini. Ma l’elemento ancora più significativo fu la sua strettissima collaborazione con Arturo Toscanini proprio al Teatro alla Scala di Milano tra il 1922 e il 1923.
Diplomatosi al Conservatorio di Parma in violino e in composizione, già nel 1915 inizia a dirigere, cominciando proprio con Puccini e la sua La Bohème al Teatro Gaetano Donizetti di Bergamo, nel 1923 Madama Butterfly al Teatro Regio di Parma, nel 1926 Il Gianni Schicchi a Venezia. E ancora Tosca nel 1928 al Regio di Parma, nel 1936, La Fanciulla del West a Bergamo. Seguiranno fino alla fine degli anni Cinquanta decine e decine di recite di opere pucciniane.
Con una parentesi sempre di stampo ‘cremonese’ nel 1954 a Roma, alle Terme di Caracalla, diresse un travolgente Rigoletto con il principe di questo ruolo Aldo Protti.
Ma l’attenzione della critica si è concentrata proprio sull’ultima opera del compositore di Torre del Lago (per altro allievo al Conservatorio di Milano del cremonese Amilcare Ponchielli) le sue registrazioni storiche prima fra tutte Turandot del 1938 a Torino, riflettono la scuola e la concertazione tramandate dallo stesso Toscanini quando preparò la prima alla Scala.
Ghione, in Turandot, eredita dal suo maestro parmense l'assoluta fedeltà alla pagina scritta e il controllo millimetrico dell'orchestra. Sicuramente il compositore di origine piemontese opera sull’allargamento dei tempi rispetto a Toscanini. Ma le edizioni quasi si sovrappongono per lo stile e la resa musicale.
Toscanini ha fatto conoscere Turandot preservandone il valore di capolavoro. Ghione, proprio partendo dalla prima cremonese, ne ha fissato lo standard esecutivo italiano per le generazioni successive anche con il finale di Alfano.
Anche su Turandot, Cremona ha detto una parola fondamentale sul mondo della lirica universale con un’opera diventata un’icona assoluta in tutto il mondo. (Continua…)
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